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IL DIBATTITO
Il vero nodo: la qualità che la nostra democrazia intende darsi

Basilicata

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DA giorni leggo notizie e approfondimenti su temi come “quote rosa”, “quote arcobaleno”, “teoria del gender”.
Ho aspettato, condiviso molti articoli e riflessioni di amiche.
Credo che ci sia una grande confusione. Anzi che vi sia la volontà da parte di qualcuno di confondere le acque, fare un unico “minestrone”, attingere alle paure inconsce delle persone con l’unico intento di mandare all’aria tutto. Una vera e propria propaganda oscurantista sui diritti.

È necessario chiarire che nessuna di noi, ormai, parla di “quote”, chi lo fa è male informato o utilizza volutamente concetti obsoleti o ancora non riesce a scindere l’informazione dall’ideologia.

Anche la “teoria del gender” e la mozione presentata in Consiglio Regionale, è frutto di concetti non reali, fortemente ideologizzati e di collaborazione con associazioni che si battono ancora per l’abolizione della legge 194, scagliandosi anche contro la fecondazione assistita.

Come detto da chi in questi giorni ha espresso il proprio punto di vista sui giornali, la “teoria del gender” non esiste, e quindi, cari Consiglieri non può affermare alcunché.

Esiste invece la discriminazione, già in tenera età.

Esistono gli stereotipi di genere, pubblicità sessiste, una scuola non pronta a rispondere ai cambiamenti sociali.
Si può, quindi, affermare che alla luce dei numeri della violenza sulle donne, del bullismo e dell’omofobia, sia necessario educare alla differenza, alla cultura di genere, alla parità tra donna e uomo, al valore delle pari opportunità, al rispetto dell’altro.

Perché, allora, ingenerare confusione e paura dell’altro (sia esso donna o omosessuale) e perché scatenarsi contro all’adesione ad una rete nazionale che promuovere azioni di contrasto alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere?

Credo che il vero tema sia la qualità della democrazia che questa regione intende darsi. Democrazia intesa come condivisione degli spazi pubblici, uguale partecipazione e rispetto.

Forse il dibattito a via Verrastro in questi giorni sarebbe diverso se ci fosse in Consiglio lo sguardo e il contributo delle donne. Donne, escluse dalla politica e dai partiti, che oggi possono solo accontentarsi di fare battaglie all’esterno di quelle mura. Battaglie spesso non ascoltate.

Continuiamo a sentire che le donne dovrebbero essere considerate per quello che valgono.
Certo, è quello che vogliamo anche noi, chi non lo vorrebbe.

Mi chiedo, però, per quale ragione il merito viene sottolineato e richiesto solamente quando si parla di donne? Perché, invece, non parliamo del merito degli uomini?

*Comitato Siamo Fiori con le Spine

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