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E se fosse anche Potenza 2019?
De Filippo: «Delle eccellenze anche qui come a Matera»

Basilicata

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POTENZA – C'è stato un tempo in cui l'antica città delle “grotte” ancestrali, anzi quasi ferine, non ancora Sassi glamour, viveva di sudditanza culturale rispetto al capoluogo espressione di una borghesia letterata e colta riconosciuta anche a livello nazionale. Le gerarchie culturali lucane si sono ribaltate in un processo del quale la designazione di Matera Capitale rappresenta solo la tappa più recente. L'immagine bifronte di questi giorni è nella simbolica e sofferta salitina che conduce al sofferente Municipio di Potenza – dopo il dissesto le perquisizioni – contrapposta alla grande bellezza di Matera illuminata di notte e coccolata dalla stampa internazionale prima che dalle amorevoli attenzioni dei turisti in un perenne overbooking. Vito De Filippo è un “potentino” figlio di quello stesso hinterland fervido che produsse gli Scotellaro e i Sinisgalli, da governatore ha creato l'utopia di Aliano dove Franco Arminio scavalca l'amato-odiato levismo e dà lezioni di turismo culturale applicato al territorio. Ma oggi il viceministro di Sant'Arcangelo rivendica di aver gettato dei semi anche per Matera Capitale: «Ricordo che quando collocammo la goccia di Kengiro Azuma davanti a Palazzo Lanfranchi ci furono polemiche infinite sulla spesa di 150mila euro e l'iniziativa della Regione passò come un vezzo di eruditi e snob in vena di chiacchiere. Oggi invece penso che quello sia stato uno dei tasselli che hanno contribuito al successo di Matera in ottica 2019. Cito spesso Gesualdo Bufalino quando affermava che al Sud servono servizi e libri... infrastrutture e libri... autostrade e libri... Fare cultura è possibile, anzi utile in tutto il Sud».
Quindi è vero che con la cultura possono mangiare anche le città che non sono Capitali, diciamo così le Controcapitali?
«Certo. Ci sono le più o meno grandi città d'arte e le città come Potenza, dove c'è una scena creativa notevole. Con Visioni Urbane, al di là di Casa Cava a Matera, monitorammo proprio nel capoluogo una serie di esperienze di grandissima qualità che ancora oggi sono attive e forse sarebbe il caso di mettere insieme. Leggevo della Notte del libro (in programma nel centro storico di Potenza mercoledì 5 agosto – ndr), e già quella è una lodevole iniziativa per fare rete».
Nei giorni scorsi, Giuseppe De Rita, parlando a Potenza, oltre a non avere avuto parole propriamente d'elogio per il capoluogo, ha tuonato contro la tendenza all'“eventificio” che rischia di marchiare anche industria e consumi culturali lucani. Per un simpatico paradosso, il giorno seguente lo stesso Censis che De Rita presiede collocava l'Unibas sul podio delle piccole università, alle spalle dei gioielli Macerata e Camerino.
«La nuova rettrice farà sicuramente bene come il suo predecessore, con il quale, ricordo, varammo la legge sul finanziamento annuale di oltre 10 milioni di euro dalle royalties. Si può ancora fare molto per far sì che la città e l'ateneo interagiscano meglio».
In assenza di un brand – mi scuso per la parola – che faccia da traino, il capoluogo può puntare sui servizi avanzati e ad alto valore aggiunto, è quanto sostengono ad esempio Luongo o Lacorazza, il quale in un incontro pubblico di recente ha lanciato la proposta di fare di Potenza il luogo della post-produzione cinematografica collegata al grande incubatore materano dei set naturali.
«Sono d'accordo. A proposito, sa che una delle maggiori società di post-produzione attive a Roma è diretta da una potentina? Non dobbiamo dimenticare che questa è la città delle startup, dell'innovazione, della digitalizzazione. Di Geocart. Può ambire a diventare una smart city nei servizi. E poi c'è anche il patrimonio delle case editrici e dei poli di irradiazione letteraria, penso a Calice, a Ermes, a personaggi come Paolo Albano che seminano molto per rendere fertile questa terra».
Al netto delle rivalità, la scena culturale potentina sostiene che la designazione di Matera Capitale va vista senza invidie o complessi di inferiorità ma piuttosto come una possibilità di legare il vagone-Potenza al traino della locomotiva 2019.
«E' quello che penso anch'io. Potenza deve saper cogliere l'occasione. Matera arriva con la sua identità ed è un vessillo che consente a tutta la Basilicata di farsi notare immediatamente in una ribalta internazionale, il 2019 sarà un'occasione non solo per i materani ma per tutto il Sud. E anche Potenza con la sua provincia dovrà sventolare quella bandiera. Dopo 150 anni di meridionalismo, dopo Nitti e Fortunato c'è finalmente la dimostrazione che il destino di una comunità si può ribaltare: i Sassi di Matera come i calanchi ad Aliano si sono trasformati da degrado a tesoro. La cultura è il senno di poi di una comunità, Potenza ha dimostrato nella sua storia di non essere un luogo arreso, ha quindi risorse culturali per affrontare il futuro!».
Difficile dirlo nella città che pare riemersa proprio in questi giorni dalla cappa del dissesto con una decisione romana che allunga l'agonia di altri 4 anni. Il mantra è: non ci sono i soldi. Nei servizi, figuriamoci per la cultura.
«Ecco, su questo non sono d'accordo. La programmazione Ue 2014-2020 permette di accedere a dei finanziamenti che, se non spesi, tornano al mittente. E poi ci sono iniziative come il crowdfunding (la raccolta fondi sul web – ndr) o l'ArtBonus introdotto dal ministro Franceschini per coinvolgere i privati nella valorizzazione e gestione dei beni artistici e culturali. L'ultimo rapporto di Federcultura dimostra che la crisi non è solo economica, tornando a Matera posso dire che questo è il Sud che funziona: +55% di visitatori negli ultimi anni».
Sarà un'ossessione, ma queste pagine sono dedicate alla rinascita possibile della “Controcapitale”. Cosa ne pensa ad esempio dell'idea di istituire un parco letterario dedicato alla figura dell'intellettuale potentino Vito Riviello?
«Non posso che essere d'accordo. Peraltro, il fenomeno Aliano parte proprio grazie al parco letterario dedicato a Carlo Levi. Pensando a Riviello mi viene naturale citare altre figure del calibro di Albino Pierro a Tursi oltre a Sinisgalli a Montemurro e Scotellaro a Tricarico».
Come dire che non esiste solo Levi.
«No, ma la prima ribalta per la Basilicata fu quella. Il “Cristo si è fermato a Eboli” fece accendere i riflettori sulla nostra regione e poi arrivarono antropologi, etnografi, fotografi. Penso a De Martino e a tutti quegli studiosi si accorsero che questa regione era anche il luogo della borghesia illuminata presente nelle città come nei piccoli centri. La nostra forza è ancora qui».

e.furia@luedi.it

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