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La battaglia per i diritti in Consiglio
Il passo avanti di Polese e quello indietro di Pace

Basilicata

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POTENZA - Un passo avanti e due indietro per la Basilicata in merito alle questioni che attengono alla libera sessualità degli individui e alla parità dei diritti.

Il giorno dopo l’approvazione della mozione Polese in Consiglio regionale (tanto apprezzata a livello nazionale) che impegna la Giunta a porre in essere tutte le azioni per la parità dei diritti per le persone Lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans) la stessa Assemblea approva una mozione presentata dal consigliere regionale dei Popolari per l’Italia, Aurelio Pace che impegna la Regione affinchè nelle scuole lucane di ogni ordine e grado «non venga introdotta la “teoria del gender” e che venga rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità», e ancora che «sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione privilegi la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione».

E se non bastasse la mozione approvata ieri in Consiglio impegna la giunta regionale affinchè «si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue (...)».

Per concludere la mozione Pace boccia corsi di educazione all’affettività e alla sessualità «imposti e non concordati con i genitori».

Insomma un netto no al provvedimento nazionale che prevede lezioni di sessualità nelle scuole allo scopo di “prevenire ogni tipo di violenza e discriminazione, anche con riferimento specifico al tema della discriminazione sessuale, dell’omofobia”.

La questione ovviamente è diventata subito ideologica e politica.

Con uno scontro già in corso in tutta Italia tra favorevoli e contrari. Anche in Basilicata. E così la mozione di Aurelio Pace è sembrata una sorta di risposta di matrice cattolica e di destra (con un voto a favore comunque trasversale per sensibilità evidentemente anche extra politiche) alla mozione Polese. Con tanto di “selfie” che i consiglieri a favore della mozione Pace (tranne Mollica) si sono fatti fare tra i banchi del Consiglio.

In ogni caso la mozione proposta da Pace è stata approvato con otto voti. Sei i contrari e un astenuto: Vito Giuzio del Pd.

A favore oltre ad Aurelio Pace hanno votato Michele Napoli di Forza Italia, Franco Mollica dell’Udc, Gianni Rosa di Fratelli d’Italia, Nicola Benedetto di Centro democratico, Luigi Bradascio della lista Pittella presidnte e i 2 esponenti del Pd, Achille Spada e Carmine Castelgrande.

Contro Giannino Romaniello (ex Sel), Gianni Perrino (M5s) e 4 del pd: Vito Santarsiero, Piero Lacorazza, Mario Polese e Roberto Cifarelli. Assenti in aula durante il voto tutti gli altri di cui alcuno di certo per evitare “imbarazzi” che di fatto hanno spianato la strada alla mozione contro la teoria del gender a cui sono bastati 8 voti a favore rispetto ai 21 aventi diritto. Scintille in aula tra Romaniello, Pace e Mollica.

Subito dopo l’approvazione, giubilo e soddisfazione espressa ulla rete da parte di Gianni Rosa e Aurelio Pace. Ma è evidente, al netto delle proprie sensibilità ideologiche, culturali e religiose che questa sia uno stop alla presa di coscienza che il mondo e l’Europa vadano in un’altra direzione.

Non a caso l’iniziativa di Polese era stata subito salutata come un grande succcesso di modernità anche da capogruppo del PsE in Europa, Gianni Pittella.

Il voto di ieri comunque palesa comunque la “solita” confusione nella maggioranza che a fronte degli 11 (12) voti di cui disporrebbe ha mostrato poca attenzione.

Ha preso le distanze immediatamente dalla questione, il consigliere regionale dem di forte estrazione cattolica, Vito Santarsiero che in una nota ha spiegato: «Ho votato contro la mozione di Pace perché ritengo la famiglia un nucleo fondamentale della nostra società la cui sacralità va difesa tenendo conto anche delle difficoltà educative che incontra. Spesso le famiglie non sono attrezzate e si sentono isolate in presenza di situazioni di chiara discriminazione, ed in particolare sessuale, dei propri figli. Ecco perché in presenza di tali situazioni, che sono purtroppo una realtà nella nostra società, diventa fondamentale il ruolo della scuola chiamata a governare e mediare processi assolutamente non semplici attraverso un'azione educativa adeguata alle problematiche sociali».

«È così – ha aggiunto Santarsiero - che si combatte il bullismo omofobo e si prevengono suicidi di adolescenti che si sentono marginalizzati per motivi legati al sesso o per altri motivi. Nella comunità potentina negli ultimi anni abbiamo avuto due drammatici casi di adolescenti che hanno deciso di togliersi la vita perché si sentivano incompresi e discriminati». 

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