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IL PERSONAGGIO - Dario De Luca il sindaco politicamente modificato

Basilicata
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Il sindaco di Potenza, Dario De Luca
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POTENZA – Nella piazza scelta dal Pd per attaccare Renzi, il sindaco eletto dal centrodestra è l'unico a parlare bene del governo a guida Pd. Triplo paradosso mortale carpiato avvitato con due rotazioni e mezzo, quello in cui s'è esibito lunedì scorso Dario De Luca invitato alla manifestazione di Roberto Speranza in piazza Duca della Verdura.
«Ma è un fotomontaggio?» ha scritto su facebook un potentino per commentare la foto del placido Dario dietro le insegne dei Democratici che pavesavano il palchetto al centro del gremitissimo slargo. No, tutto vero: anche i complimenti del sindaco a Speranza e agli organizzatori «per la bella manifestazione» e poi un ringraziamento a tutti i consiglieri regionali del Pd che stanno lavorando per il «bene della città». Apriti cielo: è un traditore (semplifichiamo). Il giorno dopo le ragioni del sindaco: «Ho ricevuto un invito dal segretario provinciale di un partito, e sono andato lì per porgere un saluto in un’iniziativa dove era atteso Speranza, che è uno dei parlamentari di primo piano della Basilicata – ha riposto De Luca a Sara Lorusso –. Sono stato 5 minuti e sono andato via. Se questo fa di me un pericoloso comunista... Credo ci sia molta strumentalizzazione in questa polemica, e di polemiche non mi occupo».
Il problema non è quello. Perché in realtà la fase understatement del primo cittadino ha avuto una lunga gestazione, e i tempi dello sdoganamento destra-sinistra, a fare bene i calcoli, coincidono proprio coi 9 mesi di un parto naturale: l'unica cosa atipica è che in questo caso le doglie si sono manifestate subito, sotto forma di mal di pancia tra Consiglio e giunta; le nausee si ripetevano ogni volta che filtrava una notizia sul dissesto o sull'intervento sì / intervento no tra Potenza e Roma o ancora si parlava di rimpasto, rimpastino e via di vezzeggiativi; infine, nei rapporti politici con gli ex alleati di destra che vedete in tripudio nella foto 2014, le acque si sono rotte quando, a metà giugno 2015, De Luca ha rivelato di ricevere sms da esponenti dei Fratelli d'Italia che lo invitavano a non chiudere accordi con il Pd ma ad allearsi solo con i pittelliani e i consiglieri comunali dell’area guidata da Roberto Falotico. Gli oltranzisti del partito di Rosa e Ramunno hanno così chiuso il rapporto, come quando si tronca una relazione dopo le tante, troppe “pause di riflessione”.

Uscendo da metafore familiari che forse potrebbero offendere la sensibilità degli anti-gender, restiamo ai fatti, cioè alle parole, che poi sono i fatti della politica. È utile ripescare una cronaca dal Quotidiano del 23 maggio 2014: «È l’inno d’Italia ad aprire il comizio, prima dell’ultimo intervento del candidato sindaco – scrivevano 14 mesi fa Labanca e Santoro –. De Luca, che ringrazia la squadra dei “96 gladiatori” (i candidati in lizza, ndr), ritorna sui motivi che l’hanno portato a questa decisione e sui programmi e le proposte che caratterizzeranno la sua amministrazione. A partire da quelle del rilancio del centro storico ma anche delle campagne, Università, razionalizzazione e lotta agli sprechi e attenzione ai più deboli (non è il caso di soffermarsi su quanto di tutto ciò sia stato avviato in oltre un anno, ndr). Prima di precisare: “La stampa mi rimprovera di essere troppo pacato. Ma io dico che le urla e le grida sono proprie di chi idee non ne ha. Io non ne ho bisogno” (di idee? ndr)». Ecco, ora la stampa cattivona nota invece una sua certa irriconoscenza con chi ha contribuito a portarlo nel Palazzo e una troppo plateale – benché ben motivata dalla sponda in Senato di una settimana fa – virata a sinistra. Svolta che fa di De Luca quasi il politico simpaticamente celebrato nel gruppo facebookiano “Marxisti per Tabacci”, quando da posizioni di centrodestra moderato l'ex Dc e Udc si distinse nelle primarie pd per posizioni più sinistrorse di Cuperlo e Civati — a parte che i due si somigliano pure, causa calvizie e canizie.
«Per i ringraziamenti è ancora presto – disse quel giorno di fine maggio 2014 Aurelio Pace – perché da lunedì e per 15 giorni saremo impegnati in un testa a testa con il centrosinistra», il vero nemico. Nel pezzo si riportava come «a fare da coreografia due grandi striscioni che recitano: “Avete ucciso questa città” e “Contro le lobby, De Luca sindaco”. Ed è Gianni Rosa a spiegare perché “questo è l’unico voto possibile” (immaginiamo i rimpianti di oggi, ndr). Poi si rivolge a Petrone, Falotico e Cannizzaro: “Tornatevene a casa, perché non siete degni”», frasi che a leggerle adesso si avvicinano molto a quelle che i fratellitaliani (e altri) rivolgono invece proprio a De Luca. Il quale, da parte sua, non solo oggi non si sbilancia sulla battaglia del gender condotta dall'ex sodale Pace, ma – sempre per quella storia del tabaccismo latente – due mesi e mezzo fa ha persino solidarizzato, lui cattolicissimo, con la comunità Lgbt riunita dall'Arcigay per un flash mob in piazza Pagano. Dario, così mi deludi l'elettorato di destra! Ma allora è vero che te le vai a cercare...

Leggete cosa diceva il 25 aprile 2014: «I mali della città sono così tanti che al posto di un programma ci vorrebbe un'enciclopedia. Voglio amare questa terra come l’attuale classe dirigente non sta facendo né con la città, né con la Regione. L’avvocato Petrone si è dovuto ritrovare sul palco del Pd (non si accettano battute sulla manifestazione di Speranza, ndr), circondato da Gaetano Fierro, il figlio di Antonio Potenza e Vito Santarsiero. Insomma, tutti quelli che hanno determinato lo sfascio in cui si trova il capoluogo (ancora niente battute please sullo stato in cui si trova Potenza oggi, ndr)». E, alla vigilia del ballottaggio che lo incoronò, il 7 giugno dello stesso anno ancora tripudio e sempre nella piazzetta scelta il 27 da Speranza — non per infierire sulla mutazione genetico-politica, ma in politica anche i luoghi sono importanti.
La fase del travaglio da dissesto ha prodotto il classico momento di depressione post-partum dopo l'ok al SalvaPotenza (alla presentazione della Notte bianca del libro, una settimana fa De Luca ha rivelato di aver «passato notti insonni pensando al commissariamento e alla stasi amministrativa. Il tunnel è ancora lungo ma vedo la luce in fondo. Con l'approvazione dell'emendamento, per la prima volta ho visto una convergenza di forze politiche diverse e di persone prima contrapposte. Potenza non può morire»), ma anche di ecumenismo con parole di elogio per «il grande cuore di Potenza che pulsa. Oggi qui nasce la nostra speranza perché abbiamo il desiderio di andare avanti» e il riferimento era nuovamente all'iniezione di fiducia arrivata da Palazzo Madama.
Torniamo alla cronaca del comizio di maggio 2014 a piazza Duca della Verdura. Finiva così: «Abbiamo intrapreso la via del cambiamento (non si accettano battute sul cambiamento di casacca, ndr) che prima ci porterà alla conquista della città e tra qualche anno a quella della Regione. Noi ci crediamo». Metà profezia s'è avverata. E la Regione? Forse. Magari De Luca sarà il candidato del Partito democratico!

e.furia@luedi.it

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