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L'EDITORIALE
La credibilità della politica

Basilicata

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ABBIAMO bisogno di una politica credibile. Con donne e uomini coerenti, cioè espressione di pensiero decifrabile, convinto e convincente. E, soprattutto, espressione di valori di cui abbiamo bisogno ancora fortemente. Due episodi tradiscono questa che credo sia il desiderio di ogni cittadino ragionevole e di buon senso.

La prima è la comica che ha fatto ridere l'Italia: l'ormai famosa mozione Pace sulla (inesistente) teoria gender passata in un consiglio regionale di centrosinistra. Faccio parlare una donna che stimo molto, in totale accordo con il suo pensiero, l'avvocato Cristiana Coviello: la sensazione più triste - mi dice - è che ho percepito che questa regione sia pronta solo per i moderati. C'è una paura dell'altro, non omologato, anche politicamente.

Quello che è successo, sì, è oscurantismo pieno. Non sanno neppure cosa significhi gender, l'hanno letto su Wikipedia e basta. E invece l'educazione alla destrutturazione dei ruoli è un obiettivo al quale la scuola non può non partecipare. Si può essere donne e scegliere di fare l'astronauta e (aggiungo io) uomini che fanno i baby sitter.

Chi ci salva dalla frustrazione del pregiudizio? Cosa volete che sia il bullismo se non il desiderio di prevaricazione di un ruolo, di un modello?

È questo l'oscurantismo culturale di cui parla il segretario del Pd Luongo (che fa bene a richiamare i suoi ma bisognerebbe anche saper cosa fare prima che si combinano i guai). Non è in discussione la fisionomia biologica degli uomini e delle donne, ma l'inevitabilità dei ruoli rispetto ai quali ogni persona civile, evoluta, intellettualmente libera non può che essere contrariata oltre che contraria.

E mi fa specie quella foto del nuovo inter gruppo culturale alla regione postata per scherzo ma non troppo dall'astuto Gianni Rosa. Si possono avere sensibilità diverse rispetto a questioni etiche.

Ma qui l'etica c'entra poco. E per nulla c'entra il concetto di famiglia. È proprio in discussione il progresso della ragione rispetto alla quale credo ancora nella distinzione tra destra e sinistra. Un po' meno, per fortuna con Papa Francesco, tra laici e cattolici.

"Che poi - mi dice ancora Cristiana Coviello - è tutto collegato con il meccanismo delle politiche a garanzia delle donne. Sullo Statuto regionale, ad esempio. Ancora non riescono a capire che non abbiamo bisogno di quote di arrivo. Ma di opportunità di partenza. L'ipotesi dello statuto regionale in discussione non usa le parole giuste che poi dovrebbero essere la base della legge elettorale. Lo Statuto deve garantire, non promuovere. È così in molte altre regioni d'Italia. La verità è che questo paese dopo Berlusconi è un paese malato. Registro una involuzione sul tema delle pari opportunità di almeno dieci anni. Per tacere dei casi di violenza che sono in impressionante aumento".

Non meno deludente è il dibattito politico attorno a Potenza. Qui lo schema è molto più cinico. La destra con il candidato voluto da Gianni Rosa (de Luca fu voluto da lui e non ci fu verso di dialogare per una possibile unione con Cannizzaro. Chissà, forse oggi le cose sarebbero andate diversamente) ha fallito.

Dunque tutto questo sbraitare attorno alle manovre in corso per la nuova Giunta sono un rumore insopportabile. Ha una sola persona con cui l'esponente del Partito della Meloni deve regolare la propria frustrazione politica, il sindaco, cioè il proprio candidato di riferimento.

C'è poco da prendersela con un Pd fagocitante. Cosa si può dire di più attorno a questa vicenda se non registrare come la molteplicità delle dichiarazioni sul tema dissesto e SalvaPotenza segue l'evoluzione delle relazioni e delle alleanze politiche? Un giorno è sì allo sforzo economico della regione, il giorno dopo è no al bancomat.

La verità è che De Luca rompe con l'apparato politico che lo ha sostenuto dimostrando ancora non è chiaro se grande cinismo o senso pratico di servizio cittadino. Di certo il suo massimo sponsor, Gianni Rosa, ha perso la paternità di una svolta che non c'è stata in città e questo è il vero pasticcio.

Qual è oggi l'alternanza al Pd? In Italia. A Potenza c'è stato un assaggio. Ed è finita come è sotto gli occhi di tutti. Dunque ora attaccare il Pd per la nuova Giunta, mettersi di traverso sull 'assestamento di bilancio che contiene i soldi del SalvaPotenza ha solo il sapore della frustrazione della volpe che non riesce a cogliere l'uva matura.

Sarebbe stato salutare per la città cambiare, in una logica di sana alternanza.

Non è stato possibile. rinviare subito alle elezioni? Forse De Luca era ancora nelle condizioni di vincere a piene mani. Anche il Commissariamento, come ha scritto Buttafuoco per la Sicilia, avrebbe sottratto il risanamento finanziario al ricatto elettorale. Fuori da queste ipotesi dobbiamo (anche noi dell'informazione, come abbiamo fatto per Matera2019) ora porci il problema - ma veramente - di salvare la città capoluogo. Capendo quale strada percorrere.

Con tagli drastici e con scelte verificabili e sostenibili. Un pacchetto di misure minime, un programma con degli obiettivi monitorabili.

Non sarebbe male se i vertici della politica - nei limiti di quelle storie sull'incompatibilità - si assumessero in prima persona l'onere di avviare la nuova strada. Un modo anche per stoppare tutte le beghe in corso. Il tempo si trova. La credibilità va costruita. Un anno per fare il punto, una missione, un vero regalo alla propria città.

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