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«Renzi sa bene quanto il Mezzogiorno
sia importante per l'intero Paese»

Basilicata

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Il Mezzogiorno  torna come tema di discussione, simile a un "fantasma", compare e scompare, si riaccendono i riflettori agli ultimi dati che ci ricordano quello che siamo e poi l'argomento viene di nuovo abbandonato. Intanto cominciamo col dire: i dati Svimez dicono qualcosa di nuovo di cui sorprenderci?

Siamo davvero la Grecia italiana?

Per chi segue da sempre il Mezzogiorno e le sue  evoluzioni, non è  una sorpresa.  Ciò nondimeno fa male, tanto male.
E non allevia ricordare, come è giusto fare, che accanto alle descritte criticità vi sono talenti eccellenze positività diffuse e importanti, un vanto nazionale ed europeo che è oscurato dall'ombra profonda del collasso meridionale.

Il  premier ha convocato un'assemblea ad hoc dedicata al Mezzogiorno. Sembra tanto un contentino, sotto la spinta di un pressing d'opinione notevole, come l'appello di Saviano. 

Renzi ha fatto bene, è  giusto che il più grande partito di Italia lanci un messaggio politico forte che si traduca in atti di governo. Chi  dice che è  una risposta tardiva deve ricordare per onestà di analisi che il governo Renzi ha dovuto affrontare in questa prima fase la grave emergenza dei fondi non spesi della programmazione 2007/2014.

Nel  2011 eravamo al 15 per cento di spesa ed ora siamo al 77. Per  non parlare delle gravi emergenze di Taranto  (approvato programma di 600 milioni per bonifica e sostegno alle imprese) e del distretto del salotto della Murgia (approvato programma di 100 milioni) ma potrei citare Gela, Bagnoli, Termini  Imerese, Sulcis e altre crisi affrontate dal Governo.

Anche  nei toni il presidente del Consiglio sembra essere seccato da un Mezzogiorno vissuto quasi come un imprevisto, un fastidio di cui liberarsi, un freno alla sua rotta progressiva. 

Non è  affatto così.  Renzi sa bene che senza il Mezzogiorno non cresce l'Italia  e non cresce l'Europa  e sa anche che il Mezzogiorno  abbandonato alle sue criticità è  terreno fertile della deriva populistica che è  il vero ostacolo al processo riformatore che proprio Renzi ha aperto nel Paese dopo venti anni di   polemiche e stallo. 

Un  ministero ad hoc per il Mezzogiorno. È utile? Serve? L'abbiamo già avuto in passato. 

Serve se è dotato di poteri veri, e se diventa il coagulo di competenze oggi allocate in vari dicasteri.  Renzi non ha in mente una operazione propagandistica. 

Cosa  si aspetta dall'assemblea di domani del Pd? Nel partito c'è - diciamo   - un fronte avanzato che ha consapevolezza di quello che bisogna fare? È da chi è rappresentato?

Il tema del Mezzogiorno non è  e non deve essere di proprietà di qualcuno, ma deve diventare il tema centrale di tutto il Partito Democratico.

Il Pd ha in mano il Sud, tutti i governatori, chi più e chi meno renziano, sono del Pd. Possono e, anzi, debbono fare squadra, come già è avvenuto su un tema sensibile come le trivelle nello Jonio. Anche qui non c'è il rischio che si creino conflitti tra leadership?

Non ci sono più alibi per nessuno di noi, dobbiamo fare alcune cose che non dipendono da altri ma da noi, prima tra tutte la programmazione unitaria e coordinata dei fondi europei. Tutti i governatori del sud con la regia del governo possono programmare insieme su base macro regionale: solo così potremo affrontare le grandi criticità del nostro territorio, la insufficiente dotazione di infrastrutture materiali e immateriali e la necessità di un piano di valorizzazione di  cultura, arte, ambiente, cibo, tradizioni religiose partendo da un punto di forza che prima non avevamo, Matera  città europea della cultura. Ma occorre decidere insieme ed evitare la polverizzazione della spesa in rivoli spesso clientelari.

E occorre organizzare insieme progetti per il piano europeo di 315 miliardi,  il piano  di investimenti che noi socialisti e democratici abbiamo  voluto.

Ho già promosso un primo incontro dei governatori a Bruxelles  e lavoro ad un prossimo incontro nei  mesi a venire" 

Veniamo alla "sua" Europa, Pittella. È frustrante per tutti i meridionali di buona volontà sapere che ci sono opportunità che non si riescono a cogliere. A volte manca la programmazione adeguata, a volte i meccanismi si inceppano nelle istruttorie, nelle rendicontazioni. Ma forse sto facendo un piagnisteo, come dice Renzi. 

Il piagnisteo a cui si riferisce Renzi non è la  constatazione di criticità ma un atteggiamento mentale presente tra di noi teso a scaricare sempre sugli altri, senza assumersi una decisa responsabilità di fare, di rischiare, di metterci la faccia. Lei ha ragione, occorre superare burocrazia e parcellizzazione della spesa.  Perciò chiedo alle regioni di concentrare la spesa e al governo italiano di sperimentare l'esperienza polacca di zone economiche speciali con fiscalità di vantaggio e burocrazia zero.  E chiedo anche di utilizzare i talenti che sfornano ogni anno il Cern ed altre realtà di altissima formazione, scienziati che prendono altre vie e non quelle del Mezzogiorno di Italia

Sorvoliamo  sulla criminalità? Io spesso penso che sia un alibi. E credo fortemente in un Mezzogiorno di grande positività, con intelligenze vive, giovani creativi, cultura nuova emergente che si coniuga con un glorioso passato, anche se con povertà diffuse che in verità non risparmiano il Nord (neanche la criminalità). Insomma l'Italia è anche questo sud. Non è solo una lagna come dice Renzi. 
Ancora con la lagna...non so proprio dove nasce questa idea che Renzi mal sopporterebbe il Mezzogiorno.  lo ripeto è  esattamente il contrario.  insieme riusciremo a far emergere le tante positività e a cambiare il corso negativo che vive il Sud anche attraverso un contrasto fortissimo alla criminalità e una azione intelligente per accrescere il civismo dei nostri cittadini. Rivolgo  nuovamente al ministro Giannini il mio appello perché sia reintrodotta la educazione civica nella scuola con lineamenti di diritto comunitario.
È' stata una follia privarsi di una fonte costante di formazione civica dei nostri ragazzi. 

Pittella lei conosce il Sud paese per paese. Pensa che sia un bene la tendenza centralistica del governo? La classe dirigente meridionale merita di essere espropriata di poteri decisionali? 

Non vedo una tendenza all'esproprio, sento e ribadisco la necessità di coordinamento e di regia che non equivale a spostare il potere verso roma.  La classe dirigente del Mezzogiorno deve saper dimostrare di migliorare se stessa, non solo in politica,  e in politica deve ispirarsi sempre ai valori della onestà,  della trasparenza e del massimo impegno così come della presenza continua sui territori. Non esiste la politica senza il confronto con i cittadini, senza contatto diretto con loro. 

L'ultima domanda è per lei, italiano del Sud che tesse relazioni col mondo intero. Come la racconta la sua terra, con quale orgoglio e quali preoccupazioni? 

L'orgoglio di poter dire che siamo una comunità temprata alle difficoltà, anche aspre,  che nessuno ci ha regalato nulla, e che ogni sfida piccola o grande è  stata vissuta con le proprie forze, la intelligenza,la tenacia e la generosità proprie dei lucani.
La preoccupazione di confrontarci con le grandi scommesse che dobbiamo assolutamente vincere, politiche europee che aiutino il Mezzogiorno, un Mediterraneo stabilizzato e posto in sicurezza, la valorizzazione delle nostre risorse nel pieno rispetto dell'ambiente e della salute dei nostri cittadini.
La bellezza della politica non è  dire solo dei no, ma saper costruire con lena e visione seguendo il sentiero difficile della responsabilità, della dignità e del dialogo con tutti, anche e soprattutto con loro che hanno idee diverse. 

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