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Se è la lettura a salvare PotenzaCronaca di una serata particolare per il capoluogo

Basilicata
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Didascalia Foto: 
La notte bianca del libro 2015 a Potenza (ph. MATTIACCI)
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POTENZA – La bellezza di comprare un libro a mezzanotte. Parole in ogni vicolo e slargo del centro storico. Letture in vetrina e violini nei negozi. Sicuramente da ripetere la Notte bianca del libro che l'altro ieri sera ha animato il centro storico del capoluogo con una serie di eventi diffusi a tema letterario. Una geografia emozionale nei luoghi della quotidianità grazie alla quale i cittadini si sono riappropriati nel migliore (e più poetico) dei modi di una città ingiustamente bistrattata. Frase carpita in un bar: «Via Pretoria è così solo a San Gerardo». È senza dubbio un'iperbole ma – al netto dell'elemento antropologico legato al patrono e della diversa collocazione nel calendario – un mercoledì agostano così è davvero una bella sorpresa. Agli organizzatori il merito di aver creduto in un giorno infrasettimanale (venerdì ci sarebbe stata ancora più gente) riuscendo a catalizzare l'attenzione e la curiosità dei potentini nonostante qualche sovrapposizione e l'assenza di un unico calendario: piccole falle organizzative fisiologiche per un esordio e comunque migliorabili in futuro.

La città ha risposto benissimo: i più assetati di cultura hanno potuto ritagliarsi in base ai gusti un proprio itinerario di letture e presentazioni di libri: Giuseppe Lupo e Giuseppe Melillo al 360 aprivano la promenade letteraria in via Pretoria (lato Porta Salza) parlando de “L'ultima sposa di Palmira” e della personalissima metodologia nella scrittura: domande di un uditorio attentissimo sulla prevalenza del giallo e risposta – condivisibile – di Lupo sulla differenza tra le pagine che fanno sognare e quelle che al contrario, in modo asettico, richiedono l'intervento di un commissario-deus ex machina perché la fiction si concluda in base a canoni quasi algebrici. La letteratura oggi è spesso un rifugio per chi ha voglia di piangere, un po' come al cinema chiediamo evasione. Alberi che camminano tra Calabria e Basilicata nei racconti di antropologia profonda di Melillo, camminatore e narratore orale. Il sindaco Dario De Luca e famiglia passano per un saluto e rimangono affascinati tra i tavolinetti che al posto delle birre stasera reggono pile di libri. Il vociare del corso è tutto a tema letterario e i bibliofili hanno l’opportunità di riconoscersi, contarsi e confrontarsi tra un incontro e un altro.

Qualche centinaia di metri più avanti e il panel al BurBaCa riconosce a Carlo Levi il ruolo di “maieuta”: a parlare è Raffaele Nigro, accanto a Mario Restaino (caporedattore Ansa Basilicata) e Raffaello Mecca (ex preside del liceo Classico). E’ l’appuntamento forse più divulgativo, ma mai didascalico o da accademia pedante. Per Nigro, il vero innovatore del lessico contemporaneo in Basilicata è Gaetano Cappelli, in una sorta di filo narrativo involontario si citano proprio Lupo e la «rabbia narrativa» di Andrea di Consoli, e ancora Giuseppe Catozzella (nato a Milano nel 1976 da genitori emigrati dalla Basilicata) o Mariolina Venezia che per Nigro «aggiorna Carlo Levi» imponendosi come nuovo fenomeno per la critica nazionale. Un altro scivolamento spazio-temporale e seguendo il filo del racconto – appena dopo aver scorto nella vetrina di Fusco la leggiadria di lettrici e violini – ci imbattiamo nello stesso Cappelli, il quale davanti al municipio legge con la solita simpatia brani dal suo ultimo romanzo sul generone romano: ma il seno della copertina è vero o falso? Tempus fugit ed è consentita la licenziosità. Mugugni perché Valerio è chiuso per ferie, i pizzofili sono dirottati altrove e, insieme con gli organizzatori e i fruitori, alimentano la sfida nella sfida, ovvero riempire di contenuti e suggestioni i luoghi dove in assenza d'altro si va a ciondolare e sbevazzare. Trentenne a fidanzato: «Comunque è una bella idea» (ore 22.47); dialogo tra 60enni: «Hai mai visto tutta sta gente a via Pretoria?» (22.55). Ci si avvia per l'evento finale in piazzetta Duca della Verdura, che tra stand, letture più o meno bendate e teatro-musica a fine serata sarà piena come dieci giorni prima per il comizio di Speranza.

Il risveglio è una gioia riversata sui social e condivisa in senso non solo virtuale: «Erano anni che non vedevo una Potenza così!», il commento più ricorrente. Qualcuno lamenta i «troppi eventi concomitanti, il tutto leggermente dispersivo», altri si meravigliano della riuscita della caccia al tesoro letteraria (più di 100 i partecipanti), uno degli eventi collaterali più originali assieme al pigiama party di Kikipedia in via del Popolo e allo spazio delle vignette in presa diretta firmate dalla mano benedetta di Giulio Laurenzi. E poi i giovanissimi Letterattori, condotti da un banditore nell'attraversamento di via Pretoria con interpretazione di brani di cui indovinare il titolo, per non parlare degli incontri-laboratorio per bambini. Ma anche viale Firenze e viale Dante erano affollate come raramente accade, tanto più in agosto.

«Che cosa è successo di strano? – si chiede Paolo Albano – E’ successo che ciò che non si fa normalmente si è fatto. Abbiamo semplicemente lavorato assieme, con lo stesso cuore, con una stessa meta davanti e senza alcuna competizione. Che cosa vogliamo fare? Vogliamo, da ieri notte, continuare a contaminare questi luoghi fortemente, positivamente e rubarli a quelli che, non avendo motivazioni, li occupano, al contrario, malamente ma senza colpa. A questi, prima di tutto, dobbiamo consegnare i nuovi inizi che servono per marcare una nuova presenza nella Città. Da ieri notte sappiamo con certezza che c'è sempre una possibilità per recuperare il senso di una comunità che ha valori, tradizioni e un ruolo che vanno, da ora in poi, narrati e agiti di più. La lettura sta ai piedi della vita, i libri sono la camera del vento dove mettiamo alla prova il nostro pensiero, le idee che ci attraversano e dove impariamo l’indirizzo di dove andare, ognuno il suo».

Rocco Pesarini, uno degli animatori di SonoricaMente per la Caccia al Tesoro Letteraria, nota come «ormai le parole d'ordine a Potenza sono #condivisione, #rete, #tuttinsieme. La via è segnata e nessuno riuscirà ad invertire la rotta!». Su twitter impazza l'hashtag #potenzadellibro, la poetessa Vanessa Stolfi parla di «scambio emozionale», espressione felice che rende al meglio il senso della manifestazione divenuta realtà senza sponsor ma grazie all'impegno a-politico dei consiglieri comunali. Vuoi vedere che anche dal basso c'è chi salva Potenza?

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