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Adduce attacca il fondo anti crisi
«Mancata la concertazione, poca trasparenza»

Basilicata

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POTENZA - Un durissimo attacco alla manovra estiva del presidente Pittella e in particolare al cosiddetto fondo destinati ai comuni in crisi finanziaria. E non si tratta di quello sferrato da tutte le forze di opposizione in Consiglio, che non hanno fatto mancare critiche fuori e dentro l’aula.

Ma della secca bocciatura che arriva dal presidente Anci Basilicata, Salvatore Adduce. Parole dure, quelle dell’ex sindaco Pd di Matera, contro l’assestamento di bilancio varato nella notte tra giovedì e venerdì.

«Quello approvato dal Consiglio regionale - tuona l’ex primo cittadino - è un provvedimento che allarga le distanze tra cittadini ed istituzioni e che purtroppo restituisce un’immagine deludente della principale istituzione democratica regionale».

A suscitare l’irritazione del presidente dell’Associazione dei comuni lucani - come lui stesso spiega in una nota - l’articolo 20 del provvedimento.

Cioè quello relativo al fondo da 4 milioni di euro destinato ai comuni in difficoltà finanziaria, introdotto dall’emendamento del capogruppo Pd, Roberto Cifarelli, su indicazione della Giunta.

«Una norma sconcertante, ingiusta e preoccupante». Come beneficiari, infatti, vengono riconosciuti solo otto Comuni (Montalbano, Montemilone, Barile, Irsina, Genzano, Roccanova, Cersosimo, Grassano) che versano in una situazione di criticità conseguenti alla contrazione delle entrate, ivi compresi i proventi dell’Imu agricola.

«Chi ha concepito questa norma - affonda Adduce - deve rispondere ad alcune domande: sono solo questi pochi Comuni a trovarsi in condizioni di difficoltà finanziarie? A quale criterio si è ispirata la selezione di tali comuni? Sulla base di quale procedura trasparente i Comuni potevano rappresentare le proprie condizioni di criticità ed a chi dovevano segnalare questa circostanza e con quali tempi e scadenze?».

Proprio il riferimento all’Imu agricola - secondo l’ex sindaco di Matera - avrebbe dovuto consigliare maggiore prudenza, considerato che i comuni comunque stanno incassando anche se solo parzialmente l’imposta e dunque occorreva tener conto della situazione reale di ognuno dei 23 comuni interessati.

Adduce intravede un serio e preoccupante rischio divisioni all’interno di del tessuto vitale costituito proprio dai sindaci della Basilicata «a causa di una palese disparità di trattamento». Non usa mezzi termini nell’attacco alla manovra Pittella, «parlando di discrezionalità nelle scelte», «mancanza di trasparenti procedure» e soprattutto le «diseguaglianze» che si introducono tra gli amministratori degli enti locali.

E ne fa anche una questione di metodo: non ci sarebbe stato - dnuncia - nessun confronto, nessuna relazione tra Governo regionale e rappresentanze dei comuni lucani che in questo modo - sottolinea ancora Adduce - non hanno avuto modo di discutere e contribuire a definire provvedimenti così vitali per il futuro delle amministrazioni. In segno di rottura anche con il passato, visto che, in tutti questi anni, «i comuni della Basilicata insieme all’Anci hanno responsabilmente offerto in tante occasioni disponibilità e collaborazione». Come a esempio nelle individuazione delle quote degli spazi verticali del patto di stabilità.

Eppure, in questo caso, la partita che si sta giocando è di vitale importanza, visto che i comuni - conclude il dirigente dell’Anci - assumono anno dopo anno sempre più gravose responsabilità per tenere in equilibrio i conti delle amministrazioni considerati i tagli effettuati dai vari governi nazionali. La polemica sollevata da Adduce fa anche il giro su twitter. Ed è il presidente del Consiglio, Piero Lacorazza a commentare: «Sul fondo in questione i criteri ci stati.

Meglio si poteva articolare il discorso sull’Imu agricola. Comunque, la richiesta di Adduce non è sbagliata. Ci possono essere dei limiti. Discutiamo e con legge di stabilità 2016 si correggono».

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