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Aspettando il masterplan Pittella
si gode la bella stagione

Basilicata

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SONO 150 anni - come ricorda Marco De Marco - che discutiamo, facciamo convegni e ci dividiamo sulla questione meridionale.

Dunque è una folata di vento questo agosto già a metà che dobbiamo far passare x attendere il masterplan sul Sud.

Il premier, all'assemblea Pd di venerdì, alla vigilia delle ferie, quando, prima di mettere a posto la scrivania ci si ricorda dell'ultima telefonata da fare, ha messo subito le mani avanti: non vi aspettate una bomba da quest'assemblea.

Certo può essere un metodo, l'analisi e l'aggiornamento su una discussione. In fondo era il vecchio metodo comunista, convocare lunghe, lunghissime assemblee a tema. Ma Renzi ci aveva abituato ad altro stile, un'ansiogena pratica del risultato, e non è un caso che alla Svimez più che contestare i dati abbia chiesto soluzioni: ti pagano per risolvere i problemi, ha detto sprezzante.

Niente effetti speciali, dunque ma neppure sterzate come chiedeva Speranza. In pratica il premier non va oltre, come coordinate mentali, al più ricorrente dei pensieri sul Sud che è esso stesso uno stereotipo: i meridionali la smettano con il piagnisteo e la smettano di denunciare l'abbandono, nient'altro che autoassoluzione della classe dirigente.

Per certi aspetti è così. Semplicemente Renzi dimentica l'altro pezzo, complementare, del ragionamento, cioè l'auto assoluzione della classe dirigente nazionale, come gli ricorda Bassolino.

Ci sono spunti interessanti nel pensiero di Renzi, innanzitutto la declinazione al plurale del Sud, il riconoscimento cioè dell'esistenza di più Sud. Concetto anche questo non nuovo (ricordate il Sud a macchia di leopardo degli anni Novanta?).

Esiste cioè, accanto a un mezzogiorno problematico, mafioso (alla stregua di un nord problematico e mafioso) un sud tenacemente positivo che finalmente riesce anche a superare lo scoglio dell'assenza di una giusta narrazione (a proposito, il Manifesto ieri era l'unico giornale nazionale che ha dato spazio adeguato al dibattito del Pd). Ma questo sud positivo di chi è figlio? È merito di chi? Prendiamo Matera.

Non mi risulta che il premier si sia speso sulla candidatura, come invece sta facendo per Ercolano candidata a capitale della cultura italiana 2016.

Nè mi risulta che si sia preoccupato di lasciare il monogramma Pd sulla vittoria elettorale.

Ma qui sconfiniamo nei conflitti di casa nostra. Matera è sicuramente frutto di una grande strategia politica ed economica locale. Bello che il premier se ne ricordi e apprezzi.

Ma certo è un pensare strano l'idea che i mali del Sud siano colpa dei meridionali e i pregi orfani di genitori. Scopelliti non ha più responsabilitá politiche del sindaco di Venezia coinvolto nello scandalo del MoSe.

E Matera non è meno di Expó. Cosa ha fatto il governo x Milano? Tanto, fino a far scomparire lo scandalo giudiziario che ci siamo lasciati alle spalle. Cosa ha fatto per Matera? Stiamo aspettando, dopo gli impegni assunti ieri e prima ancora da Del Rio. Insomma se è vero che la classe dirigente meridionale trova spesso alibi alla propria inefficienza (x esempio la criminalità) è altrettanto vero che, a catena, il resto d'Italia ha costruito pregiudizi sul Sud oltre a una classe industriale spesso complice di una logica di privilegi e di protezione politica.

Dove va il Sud dopo la seduta psicoanalitica dei democratici spinti a parlare di cose positive (basta con la sindrome della tristezza, Pittella), solidale negli schieramenti (Emiliano e Pittella), refrattaria alle critiche (De Luca che senza citarlo dice di Gomez: usurpatore abusivo di ossigeno)?

Se un nuovo centralismo serve a evitare figuracce come quella di Pompei che chiude la palestra appena Franceschini gira l'angolo, ben venga. In realtà siamo davanti alla terza fase della storia del Mezzogiorno, come ricorda ancora Bassolino, dopo quella dell'intervento straordinario e del regionalismo.

La strategia di concepire gli interventi (soprattutto quelli europei) per macroaree. Le alleanze politiche vi sono, tutte in mano al Pd, in questo ha ragione Renzi. Il governatore della regione capofila, la Campania, oltre ad essere un lucano ha ottimi rapporti con Pittella (il suo portavoce Di Marzio è leader dei pittelliani in Campania), la Basilicata è regione di snodo, al centro del resto del sud.

Dunque immaginare una tessitura a raggi che dalla nostra regione si espanda nel resto del Mezzogiorno, per far emergere e portare in primo piano tutti i Sud di cui non si parla, dalla cultura alle infrastrutture, agli incubatori di innovazione, è possibile.

Liberiamoci della tristezza, va bene, ma con trasparenza e terzietà. Questo è lo scoglio più duro. Non può rimanere senza risposta la denuncia del Presidente dell'Anci, Salvatore Adduce: con quale criterio sono stati scelti i comuni da salvare nell'assestamento di bilancio?

Al netto dell'atteggiamento reattivo che Adduce può assumere per le ben note vicende elettorali, la domanda resta. La giriamo dunque al governatore lucano, questa sera a Trecchina dove Marcello Pittella racconterà la sua bella stagione. Ci sarò con gli altri colleghi.

Se volete, ai molteplici indirizzi accessibili a tutti, potete sollecitarmi le domande che posso porgli pubblicamente. Buona domenica

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