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Pittella, il renzismo e la politica 2.0
Il governatore fa il punto e lancia segnali

Basilicata

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CHE SIA renziano lo sanno pure i muri. E se ci fossero dubbi, Marcello Pittella lo ricorda puntualmente.

Ma diventa sempre più renziano anche nello stile e nei concetti. Come il leader adora la comunicazione veloce, rapida e di effetto. Come il capo non cerca nemmeno più di indorare la pillola: la mediazione politica è roba del secolo scorso.
La politica renziana pretende azione, velocità e decisionismo. Pittella è perfetto (al netto dei giudizi sul merito) nel ruolo. Tanto che a un certo punto chiarisce: «Dobbiamo essere bravi ad intercettare una fase di equilibrio che non deve essere una fase di mediazione eterna, verso la quale sono idiosincratico. É una cosa che non mi appartiene».

Unica differenza visibile con Renzi: Pittella abbandona la camicia bianca arrotolata sulle maniche per una più “tradizionale”, azzurra a righe verticali. Poi, pantaloni, taglio casual azzurri e mocassini blu scuro senza calzini.

Insomma è un Pittella in versione outdoor quello che lontano dal palazzo della Regione decide di svolgere una sorta di conferenza di metà anno. Quella annuale rimane nel palazzo della Giunta, quella del tagliando estivo no. Sceglie come località Trecchina, a pochi chilometri dalla sua Lauria e prossima a Maratea. Il centro trecchinese è una scoperta: da cartolina. Ma ironia della sorte: in una delle estati più torride degli ultimi decenni a fronte del titolo dell’iniziativa “La bella Stagione” piove a dirotto. Sembra uno scherzo del destino o meglio una sorta di “macumba” di chi non lo ama.

E così l’incontro che doveva svolgersi in piazza viene trasferito in una struttura al chiuso. Un “peccato” per la scenografia. Ma così sembra di più una conferenza istituzionale. Il parterre è quello classico (sorprendente per il 9 agosto) di un incontro importante tra governatore e stampa. Ci sono praticamente tutti i direttori della stampa locale seduti su poltrone colorate intorno al presidente della giunta, Pittella.
Molti altri giornalisti, telecamere e staff della Regione, sono seduti nelle prime file della platea. Presenti anche due assessori regionali che evidentemente nonostante siano “esterni” hanno deciso di fermarsi ad Agosto in Basilicata: Flavia Franconi e Raffaele Liberali.
In ogni caso il canovaccio dell’incontro è “collaudato”: partono su uno schermo subito una serie di slide. Il ritmo è alto. Parole che Pittella non vuole più sentire nei prossime mesi. Tra cui: digital divide, Copes, chiusura presidi, commissario, ritardo pagamenti, patto di stabilità, dissesto idreologico, isolamento, ritardi programmazione europea, legge 22 (spettacolo), alluvionati, Bolognetti sui rifiuti, formazione che non serve. Eliminate dal dizionario di Verrastro perchè «superate con le azioni e i risultati ottenuti».
Scorrono le slide e di contro vengono proiettate le parole che comporranno l’agenza politico e programmatica della Regione per i prossimi mesi: start up, scuola di restauro, energie alternative, occupazione stabile, distretti, progetti integrati di filiera, giovani in agricoltura.
E senza soluzione di continuità si passa alle slide su alcuni dati estremamente positivi. Esportazione + 145 per cento (effetto Fiat). Occupazione 3.9 per cento. E ancora: Basilicata terzo posto in Italia sul rapporto imposta - servizi erogati. «Questo perchè - ha poi spiegato a un certo punto il governatore - nel Mezzogiorno però, c'è una regione piccola come la nostra, ma grande sul piano geografico, che a dispetto delle altre regioni recupera numeri positivi. Abbiamo imboccato la strada giusta».
Per la cronaca, appena finite le slide, si inizia con il valzer della domande dei direttori al presidente della Regione. Le domande ovviamente vertono su tre grandi assi: situazione Mezzogiorno e dati Svimez, petrolio e trivelle, Pd e fuoco amico. Si parte dai numeri di una crisi del Sud con il primo “assaggio” di un Pittella che non ci sta a subire: «Sono preoccupato per i dati Svimez sul Mezzogiorno». Ma ha ribattuto: «Contesto l’approccio usato dalla Svimez». E cioè: «I segnali di ripresa, ovviamente ci sono più a Nord perché c'è un substrato e una precondizione favorevole. A mio avviso serve un approccio che faccia vedere un bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto».
Da qui il discorso caro al governatore lucano sulla necessità di non essere tristi ma ottimisti: «Serve positività e una politica del fare che deve animare tutti noi nella fase più difficile dell'Italia nell'era repubblicana. Serve cooperazione interregionale».
Si passa al Pd e alla situazione politica. Pittella si ferma, annuncia risposte “frizzanti” e va di nuovo all’attacco: «Il Partito democratico è in grande difficoltà. Non trova la quadra (...)». Scissione? Pittella si dice certo che «se ci sarà sarà nazionale». Poi si focalizza più sul locale: «Abbiamo in Basilicata due visioni diverse di partito, o stiamo alle regole in cui la minoranza riconosce una maggioranza, altrimenti bisogna essere consequenziali». E ancora parte il giudizio tranciante: «La cultura d’alemiana la rispetto, ma ormai é fuori contesto». La direttrice del Quotidiano, Lucia Serino incalza su Folino che ha già anticipato di essere pronto ad abbandonare il campo democrat. Marcello Pittella sorride e risponde dicendosi non alalrmato: «Da quando lo conosco è sempre sull’uscio».
Immancabile la domanda sulla Giunta e sul rimpasto. Marcello Pittella non si fa trovare impreparato. Anzi. E di nuovo rompe gli schemi quando gli si prospetta una futura squadra con speranziani, donne, partiti minori da accontentare per forza: «Vi sembro uno da manuale Cencelli?». Non esclude un cambio ma boccia le ritualità del passato e soprattutto nomina i presenti assessori Franconi e Liberali e ne esalta il lavoro con una conclusione sibillina: «Ora ci sono loro e stanno lavorando bene con il massimo impegno». Fino a quando? Ieri si è compreso che non c’è un termine per forza. O per lo meno già fissato. Di certo Pittella manda messaggi chiari: «Cose impossibili però, nessuno deve chiedermene. Ovvio che devono essere fatte salve le prerogative del presidente».
E prima che qualcuno possa contestragli qualcosa chiarisce: «Quanto all'ingresso di Braia, questi é un valore aggiunto per capacità e esperienza».
Le domande proseguono a ritmo serrato mentre si fa sera inoltrata. Serino incalza sullo “spoils system” e sulla nomina di molti pittelliani alla guida del subgoverno lucano. Il governatore ribalta il ragionamento con puntiglio: «La Corte dei conti ci ha detto che ci sono troppi consigli di amministrazione. Vorrei inoltre ricordare che i tre consorzi di bonifica con un unico commissario sono tutti in attivo tranne quello della Valdagri. Abbiamo rimosso il cda dì Acquedotto lucano ed ora abbiamo un amministratore unico che riduce il suo compenso portandolo al pari di un direttore generale. Abbiamo abolito Acquedotto lucano che si occupava nello specifico della sola progettazione. Non so neanche se nomineremo un direttore generale. Dobbiamo riorganizzare tutta la governance (...)». Insomma al di là dei nomi, Pittella difende i risultati.
Si passa agli ultimi due “casi”. Infratrutture e petrolio. Sul primo il presidente della Giunta si dice fiducioso rispetto alle interlocuzioni con Renzi, Del Rio e il Governo nazionale nel suo complesso per alta velocità, autostrade e nuovi collegamenti: «(...) il risultato è assicurato, bisogna solo accorciare i tempi».
Tema petrolio e nuove estrazioni. Marcello Pittella conoscendo la delicatezza della questione è stato cauto ma anche preciso: «Una cosa è lo Sblocca Italia. Un’altra le trivelle off shore in mare verso cui sono fermamente contrario senza se e senza ma. E bene che ci sia sullo sfondo un referendum». E ancora precisazioni: «Quanto alle estrazioni petrolifere in terra oltre i 154 mila barili, previsti da accordi sottoscritti in precedenza, dico che non può esserci più sostenibilità per il nostro territorio».
E alle sollecitazioni dei giornalisti e direttori presenti, Pittella ha aggiunto: «Sono Renziano. ma non per questo non posso dire no a Renzi». Poi un pensiero alle critiche di Adduce (presidente regionale Anci e ex sindaco di Matera) sull’utilizzo delle risorse per i territori nell’ultimo Assestamento: «Capisco tutto e intuisco le questioni. Ma quelle critiche le rimando con decisione al mittente».
E poi non far mancare nulla al dibattito, di nuovo approccio comunicativo in stile Renzi - Berlusconi da parte di Pittella sull’approccio della manovra economica della Regione: «Ci siamo sostituiti allo Stato per non far fallire la Basilicata».
Il resto è colore. Cena con amici, familiari e giornalisti al ristorante “La Quiete”, tante strette di mano, molti sorrisi e discorsi sulle prossime vacanze a Maratea.

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