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Referendum sullo Sblocca Italia, «così può funzionare»
Lacorazza scrive agli altri presidenti e propone i quesiti abrogativi

Basilicata

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POTENZA - «La Basilicata è una Regione che ha dato e sta dando molto al Paese». Ma non è di campanilismo che si tratta, dice Piero Lacorazza, quando un territorio chiede protagonismo e, soprattutto, possibilità di determinare un pezzo del proprio destino.
Con una fuga in avanti, il presidente del consiglio prova ad anticipare (e determinare) un nuovo dibattito pubblico e istituzionale sulle estrazioni petrolifere.

Lacorazza ha scritto ai colleghi presidenti dei consigli regionali d’Italia, sottoponendo il tema delicato delle estrazioni petrolifere mediate dall’articolo 38 dello Sblocca Italia e dalla prossima riforma costituzionale.

«Il referendum su alcuni articoli della legge “Sblocca Italia” proposto dalle Regioni potrebbe aiutare a tenere aperto il dibattito e offrirci l’occasione per parlare alle nostre comunità, fuori dalle logiche del posizionamento politico, fuori dalle logiche di parte».
Così chiede di aprire un confronto. E va oltre, presentandosi alla discussione già con alcune ipotesi di quesiti referendari, «redatti - specifica - con il contributo di esperti giuridici».

Lacorazza nella lettera ai presidenti affronta il tema della “proponibilità” del referendum abrogativo sulle norme del decreto Sblocca Italia in materia di “semplificazione idrocarburi”.

Il tempo non è un fattore discrezionale. I termini per l’eventuale presentazione dei quesiti referendari scadono il 30 settembre prossimo. Potrebbe essere uno dei temi oggetto di confronto nel coordinamento dei presidenti delle assemblee legislative regionali (convocato per l’11 settembre). Pochi giorni più tardi, il 18 settembre, si riunirà la conferenza dei presidenti delle Regioni.
È evidente che anche quella dei governatori sarà una posizione di peso. Il lucano Pittella, con Michele Emiliano, Mario Oliveiro e Vincenzo De Luca, hanno già fatto sentire la propria voce sulle trivelle in mare.

«E il fatto che sia renziano - ha detto Pittella domenica durante una manifestazione pubblica a Trecchina - non mi rende un signorsì».

Ma il caso dello Sblocca Italia è più delicato, anche per le polemiche nate sulla scelta di non impugnare in una prima fase le previsioni dell’articolo 38.

Lacorazza gioca di anticipo e decide così di presentare alla discussione già una ipotesi di quesiti referendari.
«Ciascuno di noi – chiarisce Lacorazza - è chiamato a rispettare il ruolo di garanzia che riveste, gli orientamenti dei singoli colleghi e le eventuali decisioni deliberate. Ognuno di noi è consapevole che non è certo che nelle nostre Regioni possano formarsi maggioranze a sostegno di questa ipotesi referendaria».

Ma almeno, sottolinea, cominciare a dibatterne.

All’orizzonte, inoltre, c’è un altro percorso referendario a cui la cittadinanza sarà chiamata a dare una risposta. Matteo Renzi ha già annunciato di voler promuovere la consultazione sulla riforma del titolo V della Costituzione.

«Il Governo nazionale - dice Lacorazza - sembra sin d’ora prepararsi a una campagna politica per sostenere una riforma che presenta pochi margini di modifica. I temi che prevedibilmente saranno al centro della discussione su questo referendum potrebbero lasciare poco spazio a un confronto su una riforma che prevede il riaccentramento dei poteri nelle mani dello Stato».

Ed è proprio «per affermare la centralità di questi temi - conclude Lacorazza - sarebbe utile avviare per tempo il confronto sulla percorribilità del referendum abrogativo di alcuni articoli della legge “Sblocca Italia”». L’ipotesi di quesiti referendari sembra un buon un canovaccio.

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