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Il Pd in perenne equilibrio precario: Vito De Filippo l'uomo conteso

Basilicata

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IL PARTITO democratico non va in vacanza. Vanno in ferie i politici (località preferita per i lucani resta Maratea) ma il partito è in piena fibrillazione. Altro che vacanze. E non solo per le consuete feste dell’Unità e altri appuntamenti tematici (solo ieri un paio) che si svolgono nei vari comuni lucani. Di certo non va in vacanza la tensione tra Pittella e Speranza.
Una cosa alla volta. Il problema è che il Pd vive da Nord a Sud il suo momento più complesso. In Basilicata forse anche peggio. Perchè la spaccatura tra renziani e tutto il resto rimane, nonostante tutto. Il crocevia sarà a metà settembre con l’Assemblea regionale, data fissata all’inizio dello scorso luglio alla fine di una riunione di big in cui la tensione si tagliava a fette. In ballo c’è il destino del segretario regionale Antonio Luongo ma, di fatto, di tutto il partito.
Quella riunione si chiuse con l’auspicio che venisse aperto un “cantiere” dentro il Pd lucano per ristabilire una volta per tutte una sorta di tregua o meglio ancora di equilibrio stabile. Perchè come ammesso ormai da tutti il Partito democratico di Basilicata o riesce a superare (per molti si tratta solo di digerire) una volta per tutte la sconfitta della “vecchia guardia” alle primarie per le regionali del 2013 oppure nulla è più escluso.
Luongo, che di certo non è la causa di tutti i mali, si trova (e non ci riesce almeno finora) a governare gli effetti di una divisione che ha avuto il suo culmine a livello nazionale a luglio con l’impegno di cercare una soluzione.
Ma al momento, dopo oltre un mese da quell’incontro, tutto sembra sempre più complicato. Se non peggio. Perchè il presidente della Regione, Marcello Pittella parlò chiaro: per fare un patto con gli anti renziani di Basilicata servirebbe una sorta di delega da Roma.
I fatti delle ultime settimane, però, sembrano volgere in direzione opposta. Il deputato lucano ed ex Capogruppo del Pd alla Camera non sembra voler appiattire il livello di opposizione a Renzi. Anzi. A Roma, durante la Direzione nazionale di venerdì scorso sul Mezzogiorno ha praticamente “affondato” qualsiasi tentativo di mediazione anche con Marcello Pittella.
Perchè al netto delle interpretazioni e delle cronache più o meno fedeli, Roberto Speranza non ha certo nominato per caso Vito De Filippo di fronte a Matteo Renzi e Marcello Pittella.
Al netto dell significato e del concetto - che pure lascia spazio alle interpretazioni perchè non pochi hanno pensato a un colpo basso a Pittella da parte di Speranza quando ha proseguito «perchè i meridionali purtroppo si innamorano di chi gonfia il petto e poi non fa niente» - sta di fatto che esaltare un ex presidente davanti a quello in carica è un’operazione nella migliore delle ipotesi poco garbata.
Certo Speranza ha completato l’opera parlando di “reddito minimo” citando il Friuli e non la Basilicata.
Ma la cosa che difficilmente verrà digerita da Pittella (e questo un politico esperto con Speranza non può non saperlo) è l’aver esaltato il suo predecessore in un consesso dove il governatore in carica vestiva di fatto i panni del protagonista al pari di Michele Emiliano e Vincenzo De Luca.
Gli effetti politici di questa nuova offensiva possono essere molteplici.
Di certo in vista di una (prima o poi) prossima rivisitazione della Giunta regionale il quadro si complica. Come si fa a immaginare un asse Speranza - Pittella se il rapporto si inasprisce di giorno in giorno? Tanto che a Trecchina il governatore a una domanda specifica a tagliato corto rottamando le divisioni dei posti in giunta per correnti (Manuale Cencelli).
Ma c’è dell’altro.
Speranza nella costruzione della sua area politica ha sterzato verso il centro. All’inizio, subito dopo le dimissioni da capogruppo alla Camera, sembrava rivolto tutto a sinistra.
Poi (si veda la kermesse a Potenza con Antonello Molinari nelle vesti di padrone di casa e numerosi interventi di ex Dc) ha allargato il campo cercando di fare proseliti tra gli ex popolari.
De Filippo ed Enrico Letta a livello nazionale sarebbero il massimo per Speranza e Area Riformista per tentare di allargare la propria forza.
In tutto questo però, il meno contento di tutto questo potrebbe proprio essere lo stesso De Filippo a cui (forse) quella citazione in Direzione nazionale mentre comunque lavora nel Governo per Renzi alla Sanità non è certo utile.

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