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Luongo replica a Pittella: «Basta chiacchiere»
Sul rimpasto di giunta: «Il manuale Cencelli serve»

Basilicata

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POTENZA - Da 61 anni, ogni agosto, a Oppido si celebra la Festa dell’Unità. Se non è record poco ci manca. E nonostante il Pd non sia il Pci la festa continua a svolgersi. Quest’anno però non si sono visti renziani sul palco. E l’altra sera tra Luongo, Lacorazza e Cifarelli non è stato certo difficile capire che la tensione tra sinistra dem (o comunque non renziani) e i fedelissimi del premier e del presidente della Regione ha superato i livelli di guardia. Tanto che pure a un di solito “guardingo” Antonio Luongo non è stato difficile strappare un paio di dichiarazioni “forti”. Certo il segretario regionale rimane maestro della mediazione e dei concetti espressi non sull’onda dell’emotività. Tanto è vero che sul Referendum contro le trivelle in mare non è salito sul carro degli entusiasti. Ha avvertito che «guai a farla diventare un sondaggio tra favorevoli e contrari a Renzi». «Fosse così - ha aggiunto - le conseguenze sarebbero gravissime». Perchè - e qui è stato marcato l’ennesimo distinguo con il presidente del Consiglio Piero Lacorazza - per Luongo le questioni vanno affrontate dalla politica. Tra le righe si è compreso che al netto del sì o no al Referendum il segretario regionale “teme” che quello possa essere un campo più facilmente cavalcabile dall’antipolitica che da un partito di governo come il Pd. Non solo: se il Referendum dovesse fallire (anche se lo stesso Luongo ha ammesso che anche i Valdostani quando si tratta di mare hanno un pò di salsedine dentro) non raggiungendo il quorum poi sarebbe complicato continuare a ragione con il Governo.
Detto questo però, la frase più a effetto della serata è stata quella di risposta alla domanda su Marcello Pittella che a Trecchina ha bocciato il Manuale Cencelli rispetto alla composizione della prossima giunta regionale. Luongo prima ha sbuffato e poi spiegato: «Io sono per il Manuale Cencelli. E allora? Che poi Cencelli era un scienziato». E quindi il segretario ha aggiunto: «Non servono le chiacchiere. E non sono utili. Marcello sa bene che una fase si è conclusa. Serve una Giunta regionale espressione della corresponsabilità. E per questo ha fatto bene a nominare Luca Braia. Ora bisogna completare il lavoro e prima si fa e meglio è per tutti. Il resto sono solo parole non utili. Chi governa dovrebbe pensare solo a lavorare per il bene dei cittadini».
In precedenza il dibattito è stato quasi completamente assorbito (in locandina il titolo dell’incontro era dedicato al futuro dei territori) al petrolio, allo Sblocca Italia, all’impatto ambientale e alla difesa dei territori. Sblocca Italia e petrolio, campo di gioco preferito di Piero Lacorazza che ha esordito volendo «spezzare una lancia a favore di Renzi». Quale? Il presidente del Consiglio ha chiarito: «Lo Sblocca Italia non è opera di Renzi. E’ effetto di impegni già assunti dai governi Monti e Letta. Renzi non ha fatto altro che proseguire l’opera di altri». Sornione, poi Lacorazza, ha sorriso quando gli si è fatto notare che l’aver parlato di un Renzi che subisce lo Sblocca Italia non avrebbe certo fatto piacere allo stesso premier. In ogni caso il presidente del Consiglio poi ha proseguito con le bordate criticando la linea centralistica del Governo a danno dei territori in merito alla Riforma del Titolo Quinto della Costituzione. In tale contesto prima si è detto contrario a un Senato nominato e poi ha rilanciato: «Credo possa essere solo un bene far decidere alla popolazione sulle trivelle in mare». In conclusione alla domanda più “classica” sul “chi butterebbe giù dalla torre tra Pittella e Speranza” ha risposto: «Nessuno dei due. Il punto piuttosto è costruire la torre e fare in modo che ci sia spazio per tutti comodamente». Ieri intanto su Fb Lacorazza ha continuato l’attacco scrivendo una nota dal titolo: “Inceneritori, la buccia di banana dello “Sblocca Italia?”.
Da parte sua, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Roberto Cifarelli pure non ha lesinato qualche frecciata. in particolate al governatore lucano: «Trovo sbagliato continuare a indugiare sulla politica dell’io piuttosto che del noi. In Consiglio regionale il Pd ha sempre sostenuto con fedeltà il presidente e la sua giunta. Credo però, sia arrivato il tempo delle decisioni prese in comune e del dire addio alla giunta degli esterni». In precedenza Cifarelli pure si era espresso sul “tormentone” petrolio e sul rilancio della questione meridionale senza tralaciare un attestato di stima al suo amico Adduce: «Per me rimane il miglior sindaco che Matera abbia avuto negli ultimi 20 anni. E dico questo solo perchè quelli di prima non me li ricordo».
All’iniziativa hanno partecipato anche il responsabile nazionale “Ambiente” dei Giovani democratici, il lucano Michele Masulli che ha rilanciato l’allarme ambiente anche rispetto a località Montegrosso e l’assessore alle politiche ambientali del comune di Salerno, Gerardo Calabrese (originario di Oppido lucano) che ha parlato della necessità di dire no alle trivelle per difendere i territori e l’ambiente. 

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