Salta al contenuto principale

Noi, i sindaci in prima linea
Ecco come le comunità vivono l’emergenza

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 43 secondi

POTENZA - «Gli ospiti che arrivano nel paese, ecco, diventano parte della mia comunità». Per questo, dice Valentina Viola, da sindaco ne è responsabile. Da sindaco deve preoccuparsi della sicurezza dei residenti, come degli ospiti temporanei.
Qualche giorno fa ha fatto parlare la lettera inviata al ministro degli Interni, Angelino Alfano. Così, scriveva, a Chiaromonte è difficile andare avanti.
Ma no, non è una questione di tensione, intolleranza o timori. «Anzi, qui, da noi, sia gli ospiti sia la cittadinanza hanno affrontato con reciproca attenzione la situazione».
Una settantina, arrivati dopo la traversata in mare, smistati dai centri delle coste che subiscono le ondate di sbarchi, si sono ritrovati in un borgo lucano che di residenti ne conta poco più di un migliaio.
Il problema, spiega il sindaco Viola, è sul contesto generale: «L’emergenza è gestita a livello centrale. Qui a Chiaromonte i richiedenti asilo sono stati sistemati in una struttura privata, il Comune non entra in nessuna scelta». E solo per caso, racconta, è venuta a conoscenza della protesta che c’era stata nella struttura. «Sono lì da tempo, aspettano come accade in altre zone d’Italia i documenti per andare via, sono stanchi. Ma io non posso fare nulla, neanche impegnarli in attività con la comunità».
Anche a Pignola i numeri dell’accoglienza sono importanti: il Comune non è impegnato nell’ospitalità delegata alle prefetture. Ma l’amministrazione locale fa i conti con alcuni servizi necessari e collegati. Il sindaco Gerardo Ferretti ne ha parlato al presidente della Regione, Marcello Pittella. «Si è mostrato disponibile a ragionare su possibili soluzioni».
A Pignola i migranti sono accolti in una struttura in zona Rifreddo; i minori non accompagnati sono in un centro con caratteristiche particolari.
«Nel dialogo con la Regione sul tema non mi sento lasciato solo da amministratore. Come Comune partecipiamo ai tavoli istituzionali della Prefettura. Ma, certo, ci sono dei punti da risolvere». Servizi, per lo più, piccole e grandi esigenze da fronteggiare.
«Abbiamo bisogno di un aiuto sul trasporto di questi ospiti, di interpreti e mediatori culturali che li seguano nelle pratiche. Ci serve soprattutto potenziare i servizi socio assistenziali, con la previsione di spazi aggregativi. Costruire spazi e momenti di scambio aiuta l’integrazione».
Anche a Sasso di Castalda il numero dei richiedenti asilo ospiti di un centro nel paese varia a seconda dei periodi. Rocco Perrone, qualche giorno fa, si è trovato a fronteggiare la protesta: materassini e carte bruciate. «Chiedevano attenzione, aspettano da mesi i documenti». La comunità, spiega il sindaco, ha avuto un po’ paura sul momento, ma da sempre si è mostrata accogliente e pronta a sostenere queste persone. «Il vero problema è proprio quello dei tempi: la gestione è centralizzata, le strutture vivono di tempi elefantiaci. E non sempre è facile trovare un equilibrio tra le esigenze dei privati che gestiscono le strutture e che hanno risposto ai bandi della prefetture, e il contesto locale».
Cioè, l’equilibrio sulla proporzione tra ospiti e comunità ospitante. Che è il vero presidio territoriale in cui andrebbe aiutata la convivenza.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?