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Il dibattito sul sito unico di scorie
Ha senso candidarsi nel caos?

Basilicata

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Non ho avuto bisogno di cercare su wikipedia per sapere chi è Andrea Di Consoli. Lo leggevo quando attaccava da queste pagine, anche violentemente, la classe dirigente lucana e poi ho avuto il piacere di conoscerlo e l’onore di lavorare al suo fianco. Ho un grande rispetto per lo scrittore, il giornalista e il fine intellettuale che è, ma credo che questa volta abbia preso una cantonata. Intanto non ci sto ad etichettare la lotta di Scanzano del 2003 come “vittoria di Pirro”: dopo le lotte contadine, credo che sia l’unico segno di identità che la nostra comunità sia riuscita a realizzare, faticosamente; un riferimento ed un simbolo per chi pensa che le decisioni debbano essere imposte ai territori, senza coinvolgere chi li abita e chi li amministra.

La questione nucleare, poi, è di una complessità imbarazzante: pensare che autocandidarsi ad ospitare il sito unico sia una “rivoluzione copernicana” e possa servire in qualche modo ad ottenere maggiori benefici non rende giustizia alla delicatezza della situazione.

Provando ad approfondire il tema e trovare argomenti seri per controbattere al suo pensiero (non ho mai digerito gli attacchi frontali senza contenuti), mi sono imbattuto nel bollettino del 6 agosto scorso, pubblicato dalla “commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati”.

Dal documento emerge chiaramente che la prima criticità, che sottolinea anche Di Consoli nel suo articolo, sia legata al fatto che i rifiuti radioattivi, ad oggi, siano custoditi in numerosi siti sparsi sul territorio, in massima parte nelle vicinanze di dove sono stati prodotti.

E’ senza dubbio un problema che va risolto, ma bisogna considerarne tutti gli aspetti: le operazioni di decommissioning (il rilascio degli attuali siti nucleari liberi da ogni vincolo di natura radiologica) procedono a rilento per varie situazioni di empasse, alcune riconducibili direttamente a Sogin, “l’esercente nazionale degli impianti nucleari, incaricato anche della realizzazione e della successiva gestione del deposito nazionale”.

Le criticità riguardano anche il controllo delle operazioni: “L’agenzia di protezione ambientale, oggi ISPRA, che, anche sotto le altre denominazioni succedutesi di ANPA e di APAT, svolge tali funzioni sin dal 1994, da sei anni è stata posta in una situazione di precarietà, in perenne attesa di trasferire quelle funzioni ed il relativo personale a un soggetto nuovo o comunque diverso, individuato da ultimo nell’ISIN, l’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, istituito dal D.lgs. 45/2014, ma tuttora inesistente per la mancata nomina dei suoi organi. Una designazione per l’incarico di direttore, fatta nel novembre 2014, non è mai stata perfezionata, verosimilmente per le forti riserve che la designazione aveva da più parti suscitato riguardo alla rispondenza della persona indicata ai requisiti che la legge stabilisce in modo puntuale.”

Viene da chiedersi, dunque: che senso ha autocandidarsi in una situazione che definire nebulosa è riduttivo?

C’è un altro aspetto che va sottolineato ed è legato alla probabile apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea: il piano nazionale previsto dalla direttiva 2011/70/EURATOM sulla gestione responsabile e sicura dei rifiuti radioattivi non è stato ancora trasmesso, nonostante “il decreto legislativo n. 45 del 2014, nel marzo dell’anno scorso,  aveva stabilito con ampio anticipo che il piano venisse approvato entro il 31 dicembre 2014.”

Non scendo nello specifico della diversa classificazione dei rifiuti e delle tecnologie necessarie per mettere in sicurezza un sito (in Finlandia ci hanno messo trent’anni di ricerche), ma sono convinto che non sia il caso né di autocandidarsi, né di accettare, su un territorio che già immola alcune zone all’interesse nazionale, la costruzione del deposito unico.

E mi auguro che la comunità riesca a far fronte comune ancora una volta, se il Governo dovesse decidere di fare quest’altro “regalo” al nostro territorio.  La vocazione agricola e turistica e la cultura legata alla bellezza della nostra terra ce ne saranno grate.

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