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Forse sono antipatico
ma non cambio a 60 anni

Basilicata

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POTENZA - Non le manda a dire. Anzi. La caratteristica di Nicola Benedetto politico è che usa poco il “politichese” e va dritto alle questioni senza troppi calcoli. Questo non gli porta, ovviamente, solo benefici. L’unica cosa che non si lascia scappare è se seguirà a breve Sanchirico in Italia unica con Passera o se resterà in Centro democratico con Tabacci. Per il resto è un fiume in piena.
Consigliere Benedetto, cosa pensa dell’ultima manovra finanziaria approvata alla Regione?

«Più che assestamento di bilancio è stato un riequilibrio di bilancio. Una manovra tutta concentrata sui debiti e sulle varie situazioni di emergenza. La città di Potenza su tutte. Abbiamo dato tra i comuni di periferia e il capoluogo di regione oltre 100 milioni di euro. Rimango convinto che sarebbe stato meglio utilizzare queste risorse, o parte di esse, per investimenti allo scopo di creare posti di lavoro invece di utilizzarli per sanare i debiti».

Qual è stata la logica: salvare Potenza e poi per “ricompensa” aiutare anche gli altri territori?

«I soldi a qualche Comune sono di certo serviti per risolvere qualche difficoltà in chiave futura. Io ritengo però che una volta per tutte vada presa in mano la situazione dei comuni lucani che per fortuna sono solo 131. Io nella scorsa Finanziaria, ricordo, che lanciai la proposta di creare un fondo, con la rivisitazione della legge 40, per distribuire le royalties del petrolio a tutti i Comuni. Visto che ce le abbiamo almeno potremmo utilizzarle seriamente per il territorio».

Invece?

«Abbiamo utilizzati i circa 300 milioni della card idrocarburi di cui molti “sprecati” per parare i fossi dei Comuni. Altri per fortuna sono stati spesi sicuramente bene con il “Reddito minimo di inserimento”. Su questo va dato atto alla Regione Basilicata che rispetto alle altre Regioni è stata molto veloce e capace di attivare questa misura che in sostanza offre un reddito agli “ultimi”. A parte questo, tutto il resto mi sembra abbastanza inutile. Ripeto i debiti si possono anche togliere ma se non ci sono investimenti per creare nuova occupazione non si fanno passi in avanti. Bisogna avere più coraggio. Il centrosinistra, il governo regionale e il presidente della Regione devono puntare a una reale politica di sviluppo con investimenti mirati».

In tale contesto si inserisce anche la vicenda della polemica con l'assessore alle Attività produttive, Raffaele Liberali?

«Io ho contestato all'assessore la forma con cui sono stati presentati alcuni bandi. Poi ci sono state delle parole di troppo. In ogni caso vedremo già tra qualche settimana quali saranno i risultati. Ma ribadisco che gli investimenti per creare sviluppo e occupazione dovrebbero andare ben oltre qualche bando per piccole e medie aziende. I fondi e gli investimenti dovrebbero essere utilizzati per mettere in condizione gli imprenditori di investire e per rendere attrattiva la Basilicata da un punto di vista di nuovi insediamenti aziendali».

Cioè come?

«Al netto della carenza infrastrutturale, che va risolta o comunque migliorata, immagino una politica energetica importante dove le aziende possano venire in Basilicata e pagare costi per le energia più bassi che nel resto del Paese. Penso ad aziende come l’Eni e la Total che potrebbero così portare poli manufatturieri nel nostro territorio non come compensazione alle estrazioni ma come opportunità».

Ma qual è la sua idea su tutta la questione del petrolio con le rassicurazioni di Renzi da un lato, le proteste che montano e un tema Referendum contro le trivelle nel mare che cresce?

«Dico che servirebbe una operazione verità. Anche sulla vicenda delle richieste di ricerche non capisco. Cioè non riesco a spiegarmi perchè una azienda dovrebbe venire in Basilicata a fare ricerca e poi non estrarre. Le aziende fanno i propri interessi. Non spendono soldi giusto per il gusto di fare operazioni di ricerca. Per il resto io non so quante persone credono ancora alle parole di Matteo Renzi. Io no di certo. Anzi per me le sue rassicurazioni sono preoccupanti perchè come insegna lo “stai sereno Letta” di solito Renzi dice una cosa e poi fa il contrario. Onestamente io non capisco come riesca a tenere sotto scacco tutto il Pd e tutti i parlamentari di grande esperienza che appunto fanno parte del suo partito. Sarà pure una questione di poltrone ma non credo che Renzi abbia vita politica lunga».

Si parlava della vicenda petrolio...

«La questione è che il petrolio c’è in Basilicata e viene estratto. E sinceramente credo che il Governo nazionale farà di tutto per arrivare ai 154 mila barili estratti ogni giorno e poi anche superare questo limite. Spero di sbagliarmi. Per quanto riguarda invece la questione del Referendum credo che sia un buona cosa e un’opportunità importante. Sinceramente non so quanto possa essere sufficiente a stoppare le eventuali decisioni dello Stato».

Ma la Basilicata può consentirsi di estrarre altro petrolio?

«No. Non ce lo possiamo permettere per tanti motivi. Anche perchè dove oggi si estrae ci sono evidenti problemi di salubrità ambientale. Per questo non possiamo mettere a rischio altri territori».

In tutto questo si continua a parlare di turismo come settore strategici per la Basilicata...

«Voglio essere chiaro. Il turismo in Basilicata ha delle caratteristiche precise. C’è stata la crescita degli arrivi e dell’offerta a Matera per questioni eccezionali. Si parla di un buon flusso estivo verso Maratea. Poi il resto della Basilicata anche in presenza di luoghi di eccellenza per storia, cultura o bellezza paesaggistica può attrarre turismo di nicchia ma non grandi numeri. Insomma il turismo di massa per quanto riguarda la Basilicata mi pare quasi una leggenda. Sul Metapontino magari per la stagione estiva si potrebbero ancora aumentare i numeri ma non siamo riusciti a valorizzare l’offerta turistica anche perchè solo per restare in Italia esistono molti posti più attrezzati e pronti».

Un passo indietro di qualche settimana. Ma come sono andate realmente le cose alle elezioni di Matera?

«Intanto la città non voleva riconfermare Adduce. Il Pd ha commesso il solito errore di arroganza. Credeva di essere ancora nel tempo in cui qualunque candidato si presentasse comunque si vincevao. Quella fase si è chiusa come dimostra anche quanto avvenuto l’anno scorso a Potenza. Per quanto mi riguarda, a parte la stima personale per Salvatore Adduce, avevo capito subito che i materani non volevano più eleggerlo. Tra le altre cose lui ha pagato l’essersi intestato completamente la vittoria di Matera 2019. Questa cosa i materani non glie l’hanno perdonata. Perchè quella vittoria è stata di tutti i materani».

Lei comunque rimane un consigliere regionale di centrosinistra nonostante siano evidenti i problemi di comunicazione e di dialogo?
«Guardi da poco ho superato la soglia dei 60 anni. Penso che un uomo a questo punto della propria vita deve solo mettere in campo le proprie idee giuste o sbagliate che siano in estrema libertà cercando di fare tesoro della propria esperienza. Non è questione di destra o di sinistra. Io in Regione, nei Consigli regionali, esprimo le mie convinzioni al netto se la proposta arrivi da un lato o dall’altro della politica lucana. In tal senso cito come esempio il mio no, unico in aula, al sostegno economico deciso nell’Assestamento di bilancio per l’Aias di Melfi. Ho votato no perchè non capivo il perchè di un sostegno all’Aias di Melfi dimenticandosi delle altre realtà uguali».

Una sorta di gioco. Se dovesse scegliere come leader tra Speranza e Pittella chi sceglierebbe?

«Ho avuto poche occasioni per conoscere Speranza. Ritengo, nonostante la sua giovane età, che non sia un politico capace di portare il proprio pensiero fino alla fine. Ritengo che l’operazione politica che sta portando avanti nel Pd sia solo per opportunità di ricandidatura alle prossime elezioni. Non ho dubbi comunque: scelgo Marcello Pittella che ritengo il “meno peggio” tra i due».

A proposito di Pittella. Cosa pensa della Giunta regionale di cui si ipotizza a breve il rimpasto?

«Rimango dell’avviso che per governare la Basilicata ci voglia una conoscenza profonda del territorio e di quelle che sono le varie e diversissime esigenze locali. Un uomo per quanto possa essere il migliore nel proprio campo e avere grandi competenze e qualità se non ha una conoscenza diretta della Basilicata e dei lucani si troverà sempre in difficoltà. Poi anche il sapere di essere a scadenza non ha aiutato gli assessori in carica. Per me Pittella al netto delle correnti del Pd e degli equilibri dovrebbe voltare pagina e scegliere persone - interne o esterne per me non ha grande importanza - che siano strettamente legate alla Basilicata».

Lei non ha mai nascosto l’ambizione di tornare a essere assessore regionale. Continua a sperarci?

«Onestamente non credo che Marcello Pittella abbia voglia di mettermi nella sua squadra. Anzi. Per come va avanti il rapporto tra me e lui ritengo di essergli anche abbastanza antipatico. Una cosa è certa: sono più antipatico io a lui che lui a me. In ogni caso credo che un posto da assessore al netto del mio nome deve assegnarlo a uno dei partiti minori della coalizione».

A chi?

«Non lo so. Vedremo se continueranno a “incassare” i socialisti o se guarderà magari a Realtà Italia che è federata con noi (Centro democratico ndr). In ogni caso credo che sia necessario un riequilibro verso una forza di centro. Serve comunque una sorta di tregua anche all’interno dello stesso Pd per evitare il perdurare di questa “guerra” tra correnti e politici che non fa certo bene alla Basilicata nel suo complesso».

Come giudica l’attuale Consiglio regionale rispetto al precedente?

«Dico che la riduzione dei consiglieri da 30 a 20 non solo ha ridotto le persone ma ha ridotto anche le idee che circolavano e i cervelli in campo. C’è meno ricchezza di idee e proposte».

In definitiva si è mai pentito di essere entrato in politica?

«Onestamente a entrare in politica non ci avevo mai pensato. Poi fui “preso in giro” quando il politico di turno di chiese, dieci anni fa, di candidarmi. Allora ho capito che nessuno ti chiede di candidarti per farti eleggere ma solo per portare “acqua”».
Il nome?

«Non ho misteri. Fui candidato dall’allora senatore Corrado Danzi nell’Udc. La cosa non mi fece piacere. L’ho vissuta come una sconfitta personale tanto più che fino ad allora mi disinteressavo di politica. Faccio una confessione: fino ad allora avevo quasi sempre votato per i Radicali di Pannella e Bonino. E quindi ho aspettato alcuni anni e mi sono ricandidato nell’Idv riuscendo a essere eletto alla Regione».

E finisce qua?

«No le cose che inizio le voglio portare a termine. Per questo dopo non essere riuscito a entrare in Parlamento alle scorse politiche per una manciata di voti grazie all’intromissione del Pd che favorì la Sel ci riproverò alla prossima elezione. Non solo: mi sto prendendo delle piccole rivincite come a Bernalda dove ho sostenuto il candidato sindaco che ha battuto quello del Pd o come ha Matera stessa. Lo stesso farò in almeno 4 o 5 comuni la prossima primavera. Sicuramente a Pisticci, Montescaglioso e Ferrandina».

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