Salta al contenuto principale

IL CASO Lapolla e Giammetta
in una notte dalla lista del Pd a De Ruggieri

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 22 secondi

MATERA - E’ la storia unica nella composizione delle liste elettorali che oggi torna attuale nel momento della massima tensione tra Salvatore Adduce e Marcello Pittella. Riguarda quei pezzi “pittelliani” che si sono schierati contro l’ex sindaco di Matera. In particolare è il caso di Angelo Lapolla e Maridemo Giammetta che a lungo si sono battuti per una soluzione differente della candidatura nel Pd ma che proprio sul più bello sembravano essersi convinti a rientrare, con qualche mugugno, all’interno del Partito Democratico e della sua lista.

Sono le nove del mattino del 1 di maggio, la consegna delle liste elettorali è iniziata da qualche ora e un assessore dell’allora governo Adduce ci spiega davanti ad un caffè: «Lapolla è nella lista del Pd, è sorto solo un problema di omonimia con la Rubino perchè cerchiamo di evitare omonimie e nella lista c’è già Angelo Rubino. Se il nome femminile cambia, il problema è risolto».

Apparentemente un dettaglio da risolvere facilmente, la scelta politica è fatta. In realtà proprio in quelle ore e già dalla sera precedente i movimenti portano ad un cambio di verso in extremis.

Poco dopo le 10 la conferma nei pressi di uno dei comitati di De Ruggieri: «ci sono degli incontri in corso, sembra che Lapolla e Giammetta hanno cambiato idea» e di lì a qualche ora dall’hotel San Domenico arriva la notizia che l’accordo è chiuso.

Angelo Lapolla e Rossella Rubino saranno nella lista De Ruggieri sindaco, una lista già chiusa e presentata uffiicalmente per la quale si riapre la corsa alle firme e vengono frettolosamente inseriti anche i nomi dei due candidati pittelliani.

Con i 557 voti di Angelo Lapolla e i 537 di Rossella Rubino i due candidati risultano non solo i più votati della lista di De Ruggieri ma anche i più votati dell’intera coalizione del neo sindaco in carica.

Cosa sia cambiato in quelle ore è difficile a dirsi. Cosa sia davvero successo anche. Di sicuro appare difficilmente pensare che sia stata un’omonimia a far saltare il bando ed un accordo politico che doveva fondarsi su basi molto più solide.

I toni alti di queste ore tra Pittella e Adduce si rifanno probabilmente proprio a questi aspetti. Individuare le responsabilità prime in questo tipo di circostanze diventa un errore, certo un dietrofront di questo tipo appare alquanto singolare, inatteso. Il Pd cittadino avrebbe potuto comportarsi diversamente? Difficile dirlo, certo molti degli accordi arrivati in quelle ore sono stati ingoiati non certo in maniera entusiastica.

Si poteva spingere di più per convincere Lapolla e Rubino a restare nel Pd? Anche su questo la risposta ce l’hanno solo i diretti interessati ma certo arrivare al balletto dell’ultimo giorno e dell’ultima ora senza uno straccio di accordo politico non è stata idea geniale davvero per nessuno.

La corda si è tirata e l’esercizio di capire chi l’abbia fatto con maggior forza provocando lo strappo diventa quasi impossibile.
Restano le questioni interne al Pd, il percorso sofferto di scelta di Adduce, il via libera “tacito” ma non soddisfatto dell’area antezziana con Braia in odore di assessorato a far da contorno a quanto avvenuto. Non una scelta chiara sul da farsi, non una linea politica unitaria ed oggi le scorie di una campagna elettorale per la capitale europea della cultura rimangono ancora più che evidenti, in maniera quasi inevitabile.

La genesi sta probabilmente in quello strappo per un’omonimia al femminile. Il segnale che forse ognuno voleva andare per la sua strada e ce tanta voglia di continuare insieme non c’era da una parte come dall’altra. Una storia che rappresenta oggi il momento del Pd che va avanti per forza d’inerzia. Una storia che Matera ha preannunciato e chiarito ma che alla fine nessuno è riuscito a controllare.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?