Salta al contenuto principale

Parte da lontano lo scontro Pittella-Adduce
Così salta il tavolo tra pittelliani e vecchia guardia

Basilicata

Tempo di lettura: 
4 minuti 3 secondi

POTENZA - Ma che sta accadendo nel Pd lucano? Dalle fibrillazioni intestine si è passati allo scontro duro. E l’accelerazione è stata improvvisa. E arrivati a questo punto tutto può accadere. La questione in ogni caso ha più chiavi di lettura. Anche culturali e ideologiche. Oltreché alla ormai dibattutissima vicenda mai digerita delle Primarie del 2013 vinte da Pittella contro gli “Stati generali” del Pd lucano che fino ad allora avevano fatto il bello e il cattivo tempo.

Poi sono arrivate le sconfitte elettorali a Potenza e quindi a Matera con un quadro politico interno al Pd che si è scomposto così tanto che si fa fatica oggi a capire se esiste una via di uscita o se ci si avvia alla “guerra totale” considerato che anche capire chi sta con chi nel fronte antirenziano è diventato un esercizio complicatissimo.

Sta di fatto che oggi il Pd lucano è in pieno caos. Peggio, forse, che nel resto del Paese. Perchè il Pd di Basilicata (e prima l’Ulivo e prima ancora il centrosinistra) era un’eccezione rispetto a quanto accadeva quasi dappertutto. E anche oggi che è scoppiata la crisi, o meglio la sfida finale, questa ha delle peculiarità tutte autoctone.

E se in Italia lo scontro nel Pd e contro Renzi si declina nel rifiuto delle sinistre a capire che è in atto una trasformazione del paradigma politico, in Basilicata la partita delle ideologie è ridotta solo a elemento di sfondo. Perchè la sinistra - sinistra lucana già da anni (a causa tra l’altro delle “intuizioni” di Antonio Luongo negli anni ‘90) è marginale nel campo politico principale.

I big del Pds e poi Ds insieme a quelli dei Popolari e poi Margherita da sempre hanno lavorato insieme prima di fondersi nel Pd nel 2007 per governare la Basilicata.

E questo fu decisivo per le vittorie “bulgare” ma anche per rendere la Basilicata la più “deberlusconiana” delle Regioni del Sud e in generale d’Italia al pari della rossa Emilia Romagna. Caduto Berlusconi e con l’avvento di Renzi a Roma e Pittella in Basilicata non si è capito più nulla. La particolarità è che proprio in questi giorni però sia a Roma che in Basilicata si stanno giocando due partite decisive per l’intero centrosinistra. Ma con caratteristiche diversissime.

Per quanto accade in Italia, illuminante è l’editoriale di ieri del direttore de “Il Foglio”. Scrive Claudio Cerasa: «(...) da molti punti di vista osservando le argomentazioni con cui la sinistra del Pd con il suo coté intellettuale di riferimento accusa il presidente del Consiglio di aver schiacciato il pulsante irreversibile della mutazione genetica del Pd, la guida spirituale dell’opposizione al renzismo somiglia sempre di più a un mix tra Carlin Petrini e Vandana Shiva.

E non è un caso che la minoranza del Pd si ritrovi spesso a criticare il segretario del suo partito con le stesse parole con cui la sinistra benecomunista da anni prova a dimostrare che nel mondo dell’agricoltura le mutazioni genetiche non sono un fenomeno naturale e inevitabile, ma sono un male irreversibile che costituisce un’aggressione intollerabile alla grande tradizione del nostro paese e un inaccettabile allontanamento dal formidabile eden del chilometro zero. Chi ha un minimo di passione per il mondo dell’agroalimentare sa perfettamente che l’Agricoltore Collettivo ha molti punti di contatto con il Progressista Collettivo.

Entrambi sostengono che innovare troppo significhi allontanarsi in modo orrendo dalle tradizioni, e dunque di conseguenza tradire la propria storia.

Entrambi sostengono che sia meglio perdere la sfida della globalizzazione piuttosto che perdere i propri valori. Entrambi pensano che non si debba diventare grandi a tutti i costi e che in alcuni casi sia preferibile coltivare il proprio orticello in nome del magnifico mantra carlinpetriniano del piccolo uguale bello. Entrambi infine cadono spesso nello stesso paradosso, di chi cioè vieta la coltivazione di prodotti geneticamente modificati salvo poi farsi beccare a importare di nascosto eccellenze transgeniche (i campioni della lotta contro l’uomo solo al comando che impazziscono per le liste elettorali in franchising, do you remember l’altra Europa con Tsipras?, valgono quanto gli anti Ogm che poi di nascosto, ops, acquistano soia e mais geneticamente modificati)».
Geniale Cerasa.

In Basilicata la questione è meno “ideologica” e più di pancia. Come lo scontro: a Roma si gioca di fioretto al confronto dello scontro a sciabolate tra Adduce e Pittella. Che però sembra solo l’inizio di una frana che rischia di coinvolgere tutti i big da Lacorazza, a Folino. Da Margiotta a Speranza. Da Antezza a Luongo. “Si salvi chi può”.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?