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«Io del Pd? Mai con i comunisti»
Luigi Bradascio spiega da che parte sta nella guerra del Pd

Basilicata

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La crisi scoppiata nel Pd e nell’intero centrosinistra lucano per effetto delle critiche di Adduce a Pittella che poi si sono allargate a macchia d’olio non è più una semplice “bolla di Ferragosto”. Tra dichiarazioni, repliche e indiscrezioni la vicenda ormai si è allungata a quasi una settimana e non accenna a placarsi. Si iscrive nella “corrida” anche se con intenti chiarificatori il consigliere regionale pittelliano Luigi Bradascio che ieri ha pubblicato il proprio pensiero su tutta la vicenda sulla propia bacheca di Facebook. A seguire la nota integrale

di LUIGI BRADASCIO

MATERA - Per carattere non amo la rissa, mi piace il ragionare lento, le sintesi giornalistiche le trovo molto pericolose ed infine evito con cura i social che ritengo poco adatti all'approfondimento. Per tutte queste ragioni avrei voluto restare fuori da questa polemica tutta ferragostana, ma anche perché devo ammettere che quando Adduce o Cifarelli parlano di me lo fanno con sufficiente rispetto e di questo li ringrazio.
Commettono però un grossolano errore di valutazione ogni volta che nelle mie decisioni vedono registi occulti o mecenati politici o quando decidono al mio posto che sono un iscritto del Pd.
Sono stato invitato da Maria Antezza a dare una mano a Pittella per le primarie a Presidente della Regione: aiuto Maria da quando poco più che ragazzina decise di darsi alla politica e conosco la famiglia Pittella dai tempi in cui don Mimì veniva a fare campagna elettorale per il Psi a Montalbano.
Dopo l'inaspettata vittoria di Marcello è stato naturale che mi chiedessero di candidarmi; non so se è stata una saggia decisione, ma certamente è stata declinata con il massimo della chiarezza.
Infatti mi sono sempre presentato al gruppo di Maria ed ai miei sostenitori, dicendo che avrei potuto partecipare a quella tornata elettorale solo nella lista scissionista del Pd, la lista Pittella Presidente, e che mi candidavo nella presunzione di rappresentare in modo trasversale i cattolici materani. I circa 4 mila voti da me ottenuti, in parte sono da riferirsi al lavoro fatto da Maria e Luca, ma, mi sia consentita la presunzione, in parte a qualcuno dei miei 45 mila pazienti curati in 40 anni, agli iscritti delle mie associazioni di volontariato e infine ai “due o tre” parrocchiani di centro e di destra che vedono in me il difensore dei valori cristiani.
Il Pd potrebbe diventare anche la mia casa quando avrà messo alla porta la minoranza che ancora oggi fa riferimento ai valori del comunismo: mi sono opposto a tale concezione della società quando ero solo un ragazzino, figuriamoci adesso che la “Storia” mi ha dato ragione. Non ci sono state trame occulte durante l'elezione del sindaco materano: come avrei potuto appoggiare Adduce dopo il rifiuto delle primarie e l'incoronazione romano - potentina di Speranza? Sì, lo ammetto non sono riuscito a tenere a freno il mio orgoglio materano! Ho sempre pensato che i sindaci devono essere decisi dalla collettività in cui vivono, non da cervellotiche logiche che provengono da lontano.
Conosco Angelo Tortorelli da una cinquantina d'anni, le nostre famiglie si vogliono bene. Dopo la rinuncia di Luca Braia ho commesso l'ingenuitá di ritenere che potesse accedere al ballottaggio, sarebbe stato una vera primaria differita, ma Deruggieri è stato veramente bravo e la tattica Tosto ancora una volta efficace. Nel secondo tempo non c'è stata partita, non capisco come uomini esperti e profondamente inseriti nella collettività materana, quali Cifarelli o lo stesso Adduce non l'avessero compreso e la scelta di Tortorelli per Deruggieri, per quanto sofferta e dell'ultimo momento, è stata democraticamente decisa dai partecipanti delle cinque liste all'unanimità in una bellissima saletta dell'hotel Gattini.
A fronte di quella volontà tanto evidente c'era poco da discutere. Si chiama democrazia, non è il massimo dei sistemi, ma è il migliore che conosco.
Sento aleggiare minacce di ritorsioni nel Consiglio regionale, non è una buona idea. Per un anno e mezzo abbiamo avuto un eccellente capogruppo del Pd, un uomo preparato, intelligente e dalle non comuni capacità di mediazione. Auspico che sia rinforzata la sua funzione nel senso della stabilità e del corretto funzionamento delle Istituzioni.
All'inizio della legislatura sono stato eletto a presiedere la Commissione Sanità con i voti determinanti del Pd: se questa posizione rappresenta un problema sono pronto a dieci passi indietro. Ovviamente mi deve essere chiesto.
Come più volte detto in Consiglio non sono interessato ad altri impegni. In quanto agli Assessori (non parlerò di Luca perché gli voglio troppo bene e finirei inevitabilmente per adularlo!), forse è arrivata l'ora di lasciare al presidente la prerogativa di decidere cosa fare. Se ne assumerà la responsabilità a tempo debito, il manuale Cencelli per favore buttiamolo nella spazzatura.
A quanti rideranno per l'ingenuità di queste ultime esortazioni, faccio notare che i lucani, che incontriamo tutti i giorni per strada, cominciano ad essere veramente stanchi del teatrino della politica e che un eccesso di conflittualità non fa bene alla democrazia ed al consenso.
La battaglia non è più tra le molte anime del Pd, ma tra una politica consolidata e radicata nella democrazia e nelle istituzioni e una politica viscerale, umorale che fa appello ai peggiori sentimenti dell'essere umano. Tra una laboriosa ricerca di soluzioni sempre più complicate e ricette miracolistiche e demagogiche, nell'attesa che maturi anche nella nostra Regione un'alternativa di centro-destra democratica e liberale.
Chiamare a raccolta la società civile ed il mondo delle professioni e poi pensare di usare il guinzaglio ed il vocabolario della prima repubblica non è un buon modo per invogliare le intelligenze della nostra terra all'impegno politico.

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