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L'ANALISI
Ecco perché Speranza è più a sinistra di quanto si pensi

Basilicata

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PREMESSA: questa non è una marchetta, e non suoni come excusatio – preventiva – non petita. Però leggere la paginata che Roberto Speranza ha firmato ieri sul Foglio riconcilia con la Politica (P maiuscola) dei contenuti tanto più nel tempi in cui il Pd lucano sguazza nella palude tardo-estiva delle recriminazioni, dei personalismi e insomma del solito tafazzismo: ma sì, facciamoci del male — per dirla alla Nanni Moretti. Evidentemente il ponentino romano fa bene a Speranza che sta alla larga da quell'aria mefitica – giusto per omaggiare una divinità locale – che ammorba il dibattito politico (p minuscola) di questi giorni. Evita le cose locali salvo organizzare bagni di folla in piazza come quello di fine luglio. Preferisce l'agone nazionale: il taglio delle imposte – argomenta – è una priorità ma non ci si illuda che tutto possa essere finanziato solo dal taglio delle spese. «Penso che si debbano trovare le risorse per abbassare la pressione fiscale per tutti. Ma i primi e principali beneficiari credo che debbano essere, per giustizia e per efficacia nel sostegno dello sviluppo, i lavoratori e le imprese produttive, i poveri e i ceti medi».
Senza mai proporre l'odiatissima (anche presso il centrosinistra) «patrimoniale», l'ex capogruppo pd alla Camera punzecchia il leader del suo partito e premier mettendolo in guardia dalle “derive di destra”. Lo fa con proposte dichiaratamente di sinistra e un lessico che potrebbe scavalcare persino la coppia Civati-Landini, clamorosamente sparita dal dibattito pubblico in attesa di cavalcare un autunno caldo come tutti gli autunni del Dopoguerra.

CASA, REDDITI ED EVASIONE FISCALE
Si parte da uno dei must rivendicati dal governo: «Gli 80 euro, iniziativa che ritengo meritoria, non hanno portato giovamento né ai cosiddetti incapienti, né ai pensionati». Poi un lungo passaggio sulle politiche della casa: «Si possono utilizzare risorse anche per ridurre le imposte sugli immobili? Non solo si può, si deve. Ma non si capisce perché lo si debba fare per l’impiegato o l’artigiano con la casa di abitazione in periferia a Milano, Torino, Roma o Palermo allo stesso modo come per l’industriale con villa o per il grande avvocato d’affari con attico ai Parioli o in via Montenapoleone. Attenzione: non è solo una questione di equità, ma di efficacia»; e ancora: «Si aiuta più il settore delle costruzioni abolendo per tutti, anche per i milionari, Imu e Tasi sulla prima casa o facendo un’operazione che, lasciando che i più abbienti paghino qualcosa, favorisca con quegli stessi risparmi anche le compravendite, semplificando e riducendo le retrograde imposte che gravano sulle transazioni immobiliari?».
È ancora “equità” la parola d'ordine quando Speranza parla della «tassazione dei redditi di capitale (interessi, dividendi, guadagni di capitale, ecc.), che rimane disordinata e priva di un criterio logico unitario. Non è solo una questione di incidenza effettiva della imposizione, ma anche di coerenza ed equità del sistema fiscale». Stessi principi a proposito di Irpef: «È un’imposta – scrive Speranza – che necessita di interventi sostanziali: la presenza di detrazioni decrescenti diverse per i lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati, fa sì che le aliquote marginali effettive risultino più elevate di quelle formali, penalizzando in modo particolare i lavoratori dipendenti con carichi di famiglia. Sarebbe bene introdurre un nuovo strumento universalistico di sostegno a tutti i nuclei familiari in relazione al bisogno, anche in assenza di figli minori, riformando anche le attuali detrazioni per carichi di famiglia. Secondo alcune proposte già presentate si potrebbero far uscire dalla trappola della povertà almeno un milione di persone».
Infine la lotta all'evasione fiscale, «da perseguire con determinazione ed i cui proventi andrebbero destinati, insieme con i risparmi ottenuti con una vera e concreta spending review, ad immediati interventi di riduzioni della pressione fiscale sui cittadini onesti» senza cedere «alla narrazione preferita dalle destre, secondo le quali l’unica strada per ottenere davvero risultati è quella dei condoni agli evasori e agli esportatori di capitali e tutto il resto non funziona, ebbene sì, si possono ottenere risultati (in realtà, se si guardano i fatti, è già avvenuto) e oggi ciò può accadere senza ricorrere a forme di coercizione, a procedure burocratiche, a interventi invasivi». Di qui la critica alla «proposta di Matteo Salvini che recupera post-mortem l’ipotesi di una flat tax al 15%», proposta che «a parte i costi astronomici dell’operazione concentra il prelievo sulle classi medie, sgravando soprattutto i “ricchi”. Un errore economico, oltre che una ulteriore ingiustizia nella distribuzione del reddito».

IN CAMPO PER IL DOPO-RENZI (MA ANCHE NO)
Un solo refuso in 15mila battute ispirate alla prosa dei maestri Bersani e D'Alema. Il Foglio mantiene la “Controproposta sulle tasse” fra i primi 3 titoli in home page. E Chiosa: «Speranza, nell’attesa che si manifesti un altro competitor, si sta muovendo per costruire una candidatura alternativa a quella di Renzi alla segreteria del Pd». Ma anche no: lo dimostrano da una parte la scelta di affidare proprio a un house organ renziano una pagina obiettivamente di apertura («Tutte queste proposte il governo le conosce già. Non dico che sono le uniche possibili. Ma vogliamo parlarne o no?») e dialogo; dall'altra il ricorso a un renzismo («narrazione») per depotenziare il populismo delle destre. Al contrario, le parole del deputato potentino non sono un libro dei sogni ma indicano una via "governista" per una sinistra ancora possibile in quanto, appunto, riformista per stessa scelta onomastica. Idee più numeri contro gli slogan populistici branditi non solo da Salvini.

e.furia@luedi.it

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