Salta al contenuto principale

L'EDITORIALE
L'amara (non per tutti) realtà di Matera

Basilicata

Tempo di lettura: 
6 minuti 3 secondi

LA bolla materana di questi giorni d'agosto è un maltempo annunciato. Adduce sceglie la settimana di ferie di Pittella per avvisarlo che non è per niente sopita la delusione e la rabbia per la slealtà elettorale.

Un po' di sua iniziativa un po' per reazione agli annunci per nulla concilianti del presidente l'ex sindaco di Matera ci ha dato da lavorare in questi giorni. In realtà sin dai primi giorni post voto Adduce e i suoi fedelissimi non avevano avuto peli sulla lingua.
Era intervenuto anche Gianni Pittella a dare una sterzata al ragionamento. Inutilmente. È così sembra che Adduce abbia imboccato una doppia strada: non dare tregua all'amministrazione De Ruggieri, porre con forza il problema politico all'interno del Pd. Un posto in giunta regionale, la fondazione 2019 sanerebbero lo strappo? Pittella non sembra piegarsi se non a condizione di una frenata negli attacchi. "Io non bacio l'anello" reagisce orgoglioso Adduce. Polemiche d'agosto come ha detto ieri Bassolino a proposito di una sua ricandidatura a sindaco di Napoli? Vediamo di riassumere i punti fermi e quelli aperti.

La relazione con Pittella e la memoria.

Ricordo bene, quando era presidente De Filippo, era questo il periodo in cui l'ex e plurivotato consigliere regionale Marcello Pittella annunciava battaglia ai mamma santissima del suo partito. Settembre era il mese dell'intervistona. Lo avevano costretto in panchina per due anni, benché fosse il più votato. La diarchia dell'epoca non era meno invasiva nella gestione pubblica e politica di quanto dicono sia il governatore oggi. Pittella si circonda di fedelissimi perché non può fare altrimenti, per quella forza attrattiva inevitabile che esercita il potere e perché teme, su più fronti, il fuoco amico. Il Cencelli e la corresponsabilità che nasce dalla spartizione degli incarichi è solo uno dei metodi. L'altro può essere quello che sta praticando Pittella, un sistema di spoliazione che sarà misurato. Strada più irta. Pittella sa che se qualche sgambetto potessero fargli, nessuno si farebbe scrupoli. Chi? Per usare la semplificazione di Bradascio, i comunisti. Dunque il punto da cui partire è la desolante considerazione che nulla nasce per caso e nulla è particolarmente nuovo (non sempre). Il clima reciproco di totale sfiducia nel rapporto di relazione tra una parte e l'altra di Pd non è una novità. I blocchi di potere lucano sono oggi orizzontali. Con un capo che ha bisogno di allargare la sua base piramidale, e lo ha già fatto, perché sa che può cadere con la caparbietà dei suoi avversari uguale a quella che ha messo lui per vincere. A noi cittadini cosa ne viene di tutto questo? In quale fase ci troviamo? Con quali aspettative e quali problemi? La stessa domanda possiamo localizzarla su Matera. Ora che abbiamo De Ruggieri sindaco che cosa ci aspetta? La risposta è persino ovvia. Noi dobbiamo misurare i risultati rispetto a delle aspettative che non possono essere il libro dei sogni che abbiamo in testa. Devono essere, ragionevolmente, una costruzione concreta e onesta funzionale a un determinato tempo. Questo in genere. Poi ci sono gli straordinari imprevisti. Che a ben guardare sono frutto di lavoro e convinzione. Matera è il pensiero stupendo della Basilicata e di tutto il Mezzogiorno d'Italia. Perché la città non ha premiato il suo sindaco?

La colpa di Matera.
E' un non detto sul quale solo un politico come Salvatore Adduce può rispondere aiutandoci a capire. Che ci fosse una trappoletta elettorale ne era lui stesso consapevole in corso d'opera. Matera ci ha abituato del resto a capovolgimenti elettorali, ha molta destra nel sangue, molto ribellismo che premia i cinque stelle e un rapporto di manifesta insofferenza verso Potenza e tutto quello che è collegato alla centrale di potere del capoluogo. Su questa poco condivisibile autarchia hanno giocato gli avversari di Adduce in campagna elettorale. Lui, il sindaco che aveva girato tutta la Basilicata perché la vittoria di Matera fosse la vittoria di tutta la regione, all'improvviso si è ritrovato nella piccola, a tratti ridicola, scommessa localistica. Matera ai materani. Ridicola, con tutto il rispetto, ma non perdente. Le fughe dal Pd sono state un pezzo della sconfitta di Adduce. Sconfitta, dice ora l'entourage di Pittella, ampiamente prevista dai sondaggi e persino annunciata in epistolario preventivo a Luongo. Tutto vero. Ma non mi basta per comprendere la sconfitta elettorale di Adduce. È antipatico, dicono i suoi avversari. Non so se De Ruggieri sia più simpatico. Aveva un cerchio magico insopportabile, incalzano. Ognuno ha il suo. Certo Tortorelli, presidente del consiglio, che partecipa alle riunioni di Giunta, non è il massimo delle regole. Adduce non aveva una maggioranza stabile, criticano. Non mi sembra che quella attuale sia partita col piede giusto. Allora cos'è? Che cosa ha impedito a una città di riconoscersi nel sindaco che l'aveva portata in trionfo? Io continuo a interrogarmi su quel pensiero stupendo che avrebbe dovuto sedurre tutti i materani. Possibile che non ci sia una libertà di opinione tale da impedire che la macchina del complotto elettorale portasse a buon fine il piano del disarcionamento? A voler essere cinici fino in fondo, da una parte Il sindaco aveva in mano la leva del consenso per il ruolo esercitato, la contraerei pure, perché - come dice Adduce - ci sono poltrone che si vedono e poltrone che non si vedono. E dunque i due sistemi di potere si sarebbero dovuti neutralizzare in partenza. Adduce doveva avere a questo punto il vantaggio della vittoria e del riconoscimento. Invece è stato soccombente. Non riuscendo a portare dalla sua parte quello sbilanciamento positivo che sarebbe dovuto sgorgare spontaneamente da un evento di portata storica. Io qui mi arrendo. Perché o si sfocia nel nichilismo alla Di Consoli o si arriva, con arroganza, a dire che quella vittoria i materani non l'hanno capita nelle forme e nel linguaggio che è stato proposto. E questo apre una grande voragine sul percorso futuro. In che modo la città deve partecipare al traguardo a parte la tassa di soggiorno e i bed and breakfast che spuntano come funghi? I processi, per fortuna nostra, si svolgono quasi sempre in maniera per noi inconsapevole. Ma per trovare una ragione della sconfitta di Adduce non posso accontentarmi della semplificazione "Adduce è antipatico e sbatteva fuori le persone dalla sua stanza". E le mancate primarie non sono un argomento decisivo perché ovunque, vedi per esempio adesso in Campania, la discussione è ampiamente aperta. È proprio ieri Biagio De Giovanni le escludeva come metodo di selezione. Torniamo alla politica, diceva. Ma si sa, De Giovanni è un vecchio comunista, per dirla con Luigi Bradascio. Il quale però pone una questione che in molti sentono: oggi il problema (Italiano) non è più Pd o non Pd, ma tra uomini che portano risultati e no. E qui torniamo indietro, però, al caso Matera, sembra un gioco dell'oca. A questo punto del ragionamento mi arrendo all'evidenza, caro Adduce. Non sempre quello che noi riteniamo il giusto e il meglio per gli altri lo è. È come scrissi all'inizio della campagna elettorale ora bisogna tifare Matera. Mantenendo alta la guardia, che non costa gran fatica, visti i primi passi nuovi.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?