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Lo scontro così acceso nel Partito democratico
Ma di strategico non c'è nulla. E i lucani?

Basilicata

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POTENZA - Ma a chi serve? E soprattutto a cosa serve? Alla prima domanda è facile rispondere: non di certo ai lucani. Sulla seconda viene in mente il passo della Bibbia: “Muoia Sansone e tutti i filistei”. Perchè quello che sta accadendo in questi giorni nel Pd lucano è davvero incomprensibile. Strategicamente parlando.
Alzare così i toni e in maniera scomposta non porterà a soluzioni. Al massimo ad altri duelli e infine all’ingovernabilità. Delle istituzioni prima ancora che del partito e poi del centrosinistra. Fa specie che dal dibattito politico siano spariti i temi. E’ sparita la realtà dei fatti. Il massimo che “passa il convento” sono opinioni. Tutto è diventato “io penso che” e “io dico che”.
In tutto questo si fa fatica a orientarsi tra la nebbia delle polemiche e arrivare all’oggetto delle questione. Il soggetto (o meglio il soggettivo) invece abbonda.
E’ chiaro solo il punto di partenza: il Pd è dilaniato e chi è stato declassato di qualche posizione per effetto di primarie, elezioni, congressi e successive nomine ora cerca la rivincita. Ma non al prossimo turno elettorale o al prossimo appuntamento congressuale. Quello sarebbe normale. No. La rivincita la si cerca ora e subito prendendo il tavolo da un’estremità e facendolo saltare in aria. Non è da classe dirigente (uscente). Come non è da classe dirigente (in erba) rispondere al fuoco con altro fuoco. Ma tant’è. E tutto accade con una velocità che palesa approssimazione e nervosismo. Non calcolo.
In tutto questo la politica (quella vera) sembra voler abdicare. A meno che la guerra vera non la si stia combattendo sotto la superficie delle cose. Perchè il Partito Regione (quello vero e non il suo spauracchio) era un misto tra cariche istituzionali e postazioni di prestigio cristallizzate da anni in enti veramente importanti. E se così fosse forse meglio si spiegherebbe la violenza del dibattito e dello scontro e delle polemiche degli ultimi giorni. E quindi non si starebbe parlando di una bolla ferragostiana ma di un confronto accesissimo che nasce da molto lontano e che coinvolge tutta intera una classe dirigente. Se a questo poi si uniscono le vertigini di futuro che hanno colpito molti big che vedono il prolungamento delle loro carriere politiche (leggesi Parlamento e riforma elettorale) il quadro è completo.
Resta il rammarico per un mese di agosto trascorso a raccontare polemiche e non questioni di merito su una Regione che di problemi reali ne ha tantissimi.

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