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Bilancio a Potenza, ricorso inammissibile
Il Tar non accoglie l'opposizione dei consiglieri Sileo e Carretta

Basilicata

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POTENZA - Il ricorso è stato depositato «nella duplice qualità di consiglieri comunali e di cittadini del Comune di Potenza», ma il Tar di Potenza ha stabilito che non erano titolati a farlo.
Lucia Sileo e Gianpaolo Carretta (Pd) hanno impugnato sia l’ipotesi di bilancio riequilibrato tarato su cinque anni (prima che il decreto Enti locali fissasse a quattro anni il tempo utile al risanamento) sia la nota del Viminale che ha concesso al Municipio qualche giorno in più per rimettere mano ai conti.
La contestazione fatta da Sileo e Carretta riguardava soprattutto il fatto che l’ipotesi di bilancio fosse poggiata su previsioni di legge non ancora in vigore (l’ipotesi di risanamento in cinque anni, suggerita dal viceministro Filippo Bubbico in un consiglio comunale, è stata poi bocciata dal consiglio dei ministri).
Il Comune di Potenza si è costituito opponendo «l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti».
Il collegio del Tar lucano ha stabilito che il ricorso è inammissibile. «I consiglieri dell’ente locale - scrivono i giudici - sono legittimati, al pari di tutti gli altri soggetti dell’ordinamento, a impugnare le deliberazioni assunte dal consiglio solo quando esse ledano un loro interesse». Non possono invece impugnare le delibere dell’organo cui appartengono per un «qualsivoglia vizio di forma o di procedura, e tanto meno di sostanza».
Perché? «I consiglieri comunali non possono impugnare le deliberazioni con le quali sono in disaccordo, perché ciò significherebbe trasporre e continuare nelle sedi di giustizia le competizioni che li hanno visti in minoranza». All’organismo giudiziario sarebbero trasferite questioni politiche.
A meno che non sia stato intaccato il diritto del consigliere comunale a svolgere la propria funzione. Ma non è questo il caso. Anche perché «entrambi hanno partecipato alla discussione che ha preceduto l’adozione della deliberazione impugnata, esprimendo il proprio voto contrario».
Non si è verificata neanche la condizione per cui negli atti impugnati c’era il rischio dello scioglimento del consiglio comunale (e quindi che il consigliere perdesse il diritto a svolgere la propria funzione). Il Viminale, infatti, ha sì bocciato l’ipotesi di bilancio, ma ha anche dato altro tempo per mettere a posto le cose. Non è tutto. Il Tar spiega che il ricorso appare inammissibile anche in qualità di semplici cittadini. Il ricorso amministrativo non può essere «un’azione popolare»: senza un interesse concreto e definito, non può esserci contenzioso. E secondo i giudici, Carretta e Sileo «paventano genericamente la possibilità di gravi danni per la collettività che deriverebbero dagli atti impugnati». Un danno, insomma, «eventuale e futuro». 

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