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IL COMMENTO
I cinque anni di Adduce e lo strappo di agosto 2012

Basilicata

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Sono stati cinque anni durissimi sotto un profilo politico. Pieni di incertezze sin dal primo giorno con due giunte in tre mesi e altrettanto per votare un presidente del Consiglio.
Il cammino politico di Salvatore Adduce da sindaco di Matera è stato soprattutto questo, una maggioranza poco compatta, le troppe componenti che hanno da sempre caratterizzato il Pd ed una visione politica, inevitabilmente, corta che ha “costretto” alla lunga a sostenersi su transfughi dell’opposizione (da Angelino a Caputo, a Perniola) diventati all’improvviso perni di una maggioranza molto diversa da quella uscita dalle urne. Storie quotidiane, niente di strano potremmo dire ma che magari oggi, a polemiche in corso, è utile ricostruire sotto una luce diversa anche in virtùdei fatti, del risultato elettorale e delle polemiche conseguenti di questi giorni. Ed allora basta poco per ricordare che la prima giunta Adduce, quella che dura solo due mesi, tiene fuori componenti fondamentali da Antezza a Santochirico e non riesce a trovare la quadra, semplice sulla presidenza del Consiglio. Non bastano i vertici notturni con Speranza (allora neo segretario Pd) impegnato in prima persona, a cambiare la situazione. La partenza è in salita e sarà solo il primo passo di un cammino evidentemente accidentato, la prima giunta nominata dura poco più di due mesi (Maria Pistone, vice sindaco, Rocco Rivelli, Teresa Bengiovanni, Sergio Cappella, Pierfrancesco Pellecchia, Silvia Vignola, Antonio Giordano e Simonetta Guarini), poi arrivano subito i primi cambi, forzati. Escono Bengiovanni (in carica praticamente solo per un giorno) Pellecchia e Guarini e subentrano al loro posto Pietrantonio Mazzei, Cornelio Bergantino e Giuseppe Falcone.
Ma la tregua è solo apparente, le difficoltà sul piano casa da votare in Consiglio certificano la rottura con il capogruppo Angelo Cotugno e il cammino dell’Amministrazione risulta comunque a vista. Le distanze con la Lista Stella e l’allora presidente della Provincia aumentano, tanto che il movimento (pur con perdite numeriche tra i consiglieri) si allontana sempre di più dalla maggioranza.
Il percorso, sofferto, si protrae fino all’harakiri sugli impianti sportivi i cui indirizzi non vengono votati dal Consiglio comunale, con la maggioranza che va sotto e il Partito Democratico che mostra le sue “solite” fibrillazioni interne e si spacca. Da lì a pochi giorni, è l’agosto del 2012 Adduce sbotta e mette fuori dalla giunta Mazzei, Bergantino, Falcone, Vignola e Giordano e tiene dentro per il Pd solo il segretario cittadino Guarini con una giunta a cinque comprensiva di due tecnici come Giordano e Macaione. E’ il passo della rottura definitiva, è lo strappo che non sarà più rimarginato e di cui probabilmente si sentono ancora gli echi. Il tutto, naturalmente, in un panorama complessivo a dir poco disgregato in cui partiti e civiche non esistono più e prevale solo la logica della scelta dei singoli. La forza politica della maggioranza si riduce, Adduce va avanti per la sua strada ma i numeri in Consiglio sono evidentemente altra cosa rispetto ad una linea forte e sostenuta da una maggioranza ampia e coesa.
La giunta con gli ingressi di Trombetta, Scarola e Tragni viene completata nel 2013 ma si tratta di un solo anno di legislatura poi ancora un cambio, quasi totale, nel 2014. Una giunta ad otto con il Pd che prova a riprendere il controllo politico della situazione, ma gli antezziani restano fuori e con Cotugno oramai è rottura prolungata. I pezzi si perdono per strada. E le scelte sono tanto sofferte che mettono Infantino e Falcone in giunta ma “dimenticano” le quote rosa. Un passo falso a cui si deve porre subito dopo rimedio, con i due nuovi entrati (Infantino e Falcone appunto) fuori con Rivelli che, non senza polemiche, lasciano il suo posto a Montemurro, Visceglia e Bona.
L’esecutivo cambia per l’ultimo anno di legislatura quello che porterà alla scelta di Matera capitale della cultura, un esecutivo che si fonda su assessori come l’ingegner Luciano Perrone, espressione di quel gruppo misto costituito dal consigliere Angelino che sono stati eletti con la minoranza e diventano fondamentali per la nuova maggioranza. Scelte queste ultime che producono altri conflitti che costituiscono lo strappo definitivo anche con i Socialisti, “dimenticati per cinque anni e cinque giunte”.
La geografia politica di cinque anni di legislatura è di questo tipo, tutti contro tutti senza ombra di un punto di convergenza. Individuare le responsabilità è in questo caso operazione complicata e forse impossibile, probabilmente di responsabilità non ne mancano in nessun caso. L’harakiri politico si accompagna al caos gestionale con tutte le vicende interne al Pd (prima senza una guida e poi con un congresso, un segretario e una direzione mai riconosciuti da tutto il partito) e sono l’ulteriore conferma dell’inconsistenza politica nella quale ci si è dibattuti negli ultimi cinque anni. Meravigliarsi oggi di polemiche, scontri, tradimenti è operazione decisamente poco utile e soprattutto poco credibile. Forse bisognerebbe capire le cause di un’incomunicabilità che ha prodotto questo risultato e che ha trascinato la città a “non scegliere” un candidato sindaco a quasi un mese dalle elezioni. I mali del Pd e di Adduce negli ultimi cinque anni sono tutti qui. Non singole responsabilità ma responsabilità di un modo di fare politica che parla lingue diverse. Perchè oramai solo nei matrimoni se non si va d’accordo si preferisce ricorrere al divorzio. Nel Pd si va avanti per strade parallele. Divisi nella stessa casa e oggi le conseguenze sono inevitabili

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