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«Non siamo una locomotiva su strada segnata»
Margiotta spiega il momento complicato del Pd

Basilicata

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POTENZA - In ferie a “ricaricare le batterie”. Non è in Italia. Non svela il posto preciso. Ma è in un’isola del Mediterraneo il senatore lucano del Pd, Salvatore Margiotta. Rilassato è rilassato.
Tanto che evita di inasprire (eccessivamente) lo scontro già in atto nel suo partito. Rimane sul merito senza però negare che la situazione del Pd sia delicatissima e a rischio implosione definitiva. E sui prossimi passaggi in Parlamento e in Basilicata con l’Assemblea del 20 settembre non nasconde la preoccupazione che tutto possa precipitare se Luongo e gli altri non cambieranno linea e atteggiamento soprattuto nei confronti di Pittella.
“Bolla di Ferragosto”. Sta con Pittella su tutta la vicenda delle elezioni materane e della sconfitta di Adduce?
«Si, sto con Pittella, e non solo per legami politici e personali, ma per conoscenza diretta di persone, fatti, circostanze. Una premessa generale, alla luce della quale possono leggersi molti degli avvenimenti del Pd lucano degli ultimi mesi. C’é una bellissima canzone di De Gregori, che ho riascoltato in questi giorni di vacanza al termine del mio annus horribilis; in essa ad un certo punto il cantautore dice che la locomotiva ha la strada segnata, mentre il bufalo può scartare di lato. Ecco, un partito non può e non deve affrontare alcuna circostanza come se fosse una locomotiva, con un’unica strada da percorrere, già segnata. Ed invece proprio così é avvenuto sulla vicenda materana, e così anche in tanti altri casi, primo fra tutti l'Assemblea cittadina di Potenza: nella prima circostanza, era stato deciso che il candidato dovesse essere Adduce, ad ogni costo e a prescindere da ogni valutazione; nel secondo che Iudicello dovesse rimanere al suo posto, credo persino a prescindere dalla sua stessa volontà.  Con i risultati che ne sono derivati. La politica, invece, deve sempre prevedere una principale ed alcune subordinate. Altrimenti si va a sbattere».
Non è una forzatura mettere insieme la questione Iudicello con quella di Adduce?
«I due casi, é chiaro, sono ben differenti: Salvatore era certamente il candidato naturale, per i meriti acquisiti sul campo, soprattutto nella vicenda “Matera 2019”, di cui  é stato protagonista principale; io stesso ne ero inizialmente convinto. Essere il candidato naturale, però, non significa essere il candidato a prescindere. E quando via via andava emergendo un forte contrarietà di ampie aree del partito - solo in parte recuperata attraverso il sostegno leale di Antezza e Braia - e soprattutto diveniva chiara la volontà di parti importanti della comunità materana di cambiare, andavano valutate altre ipotesi. É antipatico dire: io l'avevo detto, anche perché si fa la figura del vecchio saggio, o del grillo parlante, ma dopo le primarie che designarono De Ruggieri, con partecipazione elevata, in particolare tenendo conto che non erano state animate da nessun apparato di partito, scrissi a caldo un tweet in cui chiedevo a Salvatore di farsi “incoronare” da primarie a sua volta, per non rischiare di ripetere la sconfitta potentina. Della scelta di non svolgerle a Potenza fui tra i responsabili, e come sono abituato a fare cerco di non ripetere 2 volte lo stesso errore; sono ancora stupito che altri, responsabili quanto me, hanno inteso sbagliare a Matera, per la seconda volta consecutiva. Cosí come é verissimo che Marcello propose un ingresso immediato in giunta di Adduce e Braia, e la ricerca di altra soluzione comune: Adduce sarebbe stato vicepresidente, con ovvie future proiezioni; io proposi di svolgere un confronto alle primarie tra Braia e Adduce, con l'impegno del perdente tra i 2 di sostenere il vincente, e con l'ingresso assicurato in giunta regionale, dopo le comunali. Insomma si ragionò a lungo, ma purtroppo il Pd regionale si comportò come una locomotiva, con la strada segnata...»
Si aspettava una reazione così veemente da parte dell'ex sindaco di Matera?
«Non me l'aspettavo, ma é umanamente ed anche politicamente comprensibile. Non quando da Presidente Anci attacca un atto della Regione, lasciando il dubbio di strumentalizzare il suo importante ruolo istituzionale. Per certi versi capisco di più lo sfogo ferragostano, che però ha avuto toni eccessivi, ingiustificati e ingiusti nei confronti di Marcello. Dove ha totalmente ragione é quando richiama il partito ad analizzare la sconfitta di Matera fino in fondo, invece di derubricarla come si fa delle questioni di cui in famiglia non si parla per non destare imbarazzi».
A chi giova questo inasprirsi della tensione nel Pd?
«A nessuno. Anche qui, però bisogna tornare alla politica. Come noto, io non partecipo alle assemblee di partito, dunque il 5 luglio non c'ero. Ma concordo completamente con l'intervento di Marcello, per come mi é stato riferito. Insomma, i contrasti interni al partito, a Roma, sono destinati ad acuirsi, nei prossimi mesi: il Pd lucano non ne é avulso, anzi per il legittimo ruolo nazionale di Speranza  ne é coinvolto fino al collo. Far finta di niente, o pensare che si possa utilizzare un doppio binario a Roma e a Potenza o é proposta ingenua, o é furbetta e maliziosa: e la politica buona non contempla né ingenuità né furbizie. Ed infatti alla prima occasione politica vera, alla Direzione del Pd del 7 agosto, le contraddizioni sono emerse in modo clamoroso».
In tutto questo a settembre sono già in agenda appuntamenti delicati a partire dall'Assemblea regionale e il congresso potentino...
«Appunto: stiamo alla politica. Luongo é arrivato secondo al Congresso, nella fase delle primarie. Non aveva la maggioranza, che ha acquisito grazie al supporto dell'area Paradiso. Non so questi come la pensa, né ho mai fatto l'analisi del sangue ai singoli componenti eletti nella sua lista. Mi pare però che Enzo Santochirico abbia preso le distanze, nei fatti, dalla segreteria regionale; e che Lacorazza abbia espresso in più circostanze qualche disagio. Si aggiunga che lo spostarsi di Speranza, forse persino suo malgrado, su posizioni di ala sinistra del Pd, non credo rafforzi il legame suo e di Luongo con importanti personalità politiche come Chiurazzi e Santarsiero. Insomma, l’area di maggioranza attorno a Luongo, non so se sia ancora un'area, e non so se sia ancora maggioranza. Di qui bisogna partire a settembre: e lo dico con rispetto e non certo perché io pensi a golpe, che non potrei fare neanche se lo volessi. E per rispetto ad Antonio non lo voglio».
E su Potenza?
«Del congresso potentino non parlo: lo farò solo quando ci sarà la sua convocazione formale. Altrimenti, rischiamo di esercitarci sul nulla. Ed io ho rispetto del tempo, mio ed altrui».
Luongo è ancora il segretario regionale più adeguato a guidare questa fase?
«Noi pensavamo che il segretario giusto fosse Braia, e l'abbiamo sostenuto. Non abbiamo votato Antonio, ma credevamo, ciononostante, che potesse dare una mano vera. Folino dice che ci credeva anche lui, ma ha perso le speranze. Ha ragione Antonio quando riconosce di non essere la soluzione, ma nega di essere lui il problema. Ha ragione: ma allora dobbiamo cercare insieme la soluzione. O prendere atto che non c’é».
Si salva il Pd lucano in tutto questo?
«Non lo so. Io sono molto preoccupato per il Pd a Roma, ed ancor di più per quello lucano. Sono senatore, ho tra i compagni di banco alcuni tra i leader a Palazzo Madama della sinistra dem. So come la pensano, sono stato testimone oculare diretto di come si siano organizzati per fare andare il Governo in minoranza sull'emendamento Fornaro: la delega sul canone era un pretesto, non c’entrava nulla. L'obiettivo era quello di fare andare sotto Renzi, e dimostrargli che senza di loro non c’é maggioranza. Nella vita parlamentare ho altre volte assistito ad azioni di questo tipo: solo che venivano praticate da gruppi alleati al premier di turno, non da pezzi del partito del premier, per inciso segretario dello stesso. Sulle riforme istituzionali non indietreggeranno. Non rimarranno 28, e neppure 25. Ma saranno un drappello consistente. Ciò rischia di portarci alle elezioni anticipate, magari già a novembre».
Lo pensa davvero?
«Comunque si aprirà una crisi fortissima nel Pd. Mi chiedo: fino a che punto si potrà tollerare che un’area del partito si comporti di fatto come un partito autonomo, all'interno dello stesso? E se perdessimo - Dio non voglia - il prossimo Congresso, dovremmo poi noi in Parlamento restituire la pariglia al nuovo segretario?».
Insomma il caos perpetuo?
Non lo so. So invece che questo clima pesante peserà sulle vicende lucane: peserà moltissimo. Ma abbiamo il dovere di provarci».
E come?
«A mio parere, ci sono almeno 3 condizioni, necessarie, ma non sufficienti: in primo luogo deve cessare questa idea, a volte sottintesa, a volte persino espressa, a mezza voce, secondo cui Marcello sia una sorta di usurpatore. Una volta Francesco Boccia, che ora pare abbia cambiato idea, disse, a proposito di Renzi, di sentirsi come uno a cui avessero occupato casa propria. Ecco, alcune aree del Pd lucano, soprattutto ex Ds, continuano a vivere la presidenza Pittella come se egli comandasse a casa loro. Questo é inaccettabile. Anzi, é venuto il tempo che il partito sostenga pienamente e senza esitazioni l'azione amministrativa della Giunta. In secondo luogo, é evidente che non funziona uno schema in cui il partito sia governato da una maggioranza alternativa alla presidenza della Regione: nel turno delle amministrative, ogni volta che il partito era spaccato, il partito regionale si é trovato sempre dalla parte opposta a quella in cui era l'area  renziana. Una locomotiva, ancora una volta con la strada segnata. In terzo luogo, mi domando e domando a tutti i principali protagonisti: siamo almeno tutti d'accordo sul fatto che il Congresso dello scorso anno sia stato tutto sbagliato? Un'occasione perduta per fare chiarezza e rilanciare, in un'unita più ampia, il Pd lucano. Non so se siamo d'accordo tutti, ma sono certo che la maggior parte di noi lo sia. C’é un modo di riparare questo pesante peccato originale, e di proseguire, senza commissariamento di Luongo e senza ribaltamento della maggioranza? Io un’idea la avrei, ma non tocca a me avanzarla». 
Ci provi lo stesso...
«Non è il caso ora. Non ancora. Io spero soltanto che Luongo abbia la lucidità che gli riconoscevamo un tempo e che sia lui stesso a proporre una soluzione accettabile».
Area renziana lucana. Qualcuno “mormora” che ci siano frizioni interne. E' tutto sereno tra le varie anime che pure ci sono in Basilicata?
«É tutto sereno, pur con inevitabili mal di pancia, che a turno attraversano alcuni di noi, me compreso (credo, ma non sta a me dirlo, in misura assolutamente minore....). La grande ed importante novità, che alcuni stentano a comprendere, ed altri comprendono ma non vogliono riconoscere, é che Marcello, oltre che bravo amministratore e macchina da guerra nell'aggregazione del consenso, si rivela di giorno in giorno un capace, acuto ed abile leader politico: e la sua leaderhip é ingrediente fondamentale per la tenuta e l'unità dell'area».
Una provocazione. Oggi se dovesse scegliersi un compagno di viaggio magari per un viaggio non “definitivo” in macchina si porterebbe Giuzio, Braia o Lacorazza?
«Meno male che non é definitivo, perché le cose definitive mi spaventano! Scherzi a parte, mi costringi a tre viaggi: con Giuzio e Braia, quelli più facili, vista la sostanziale sintonia; con Luca, anzi, voglio organizzarlo presto, dato il ruolo che svolge, non solo a Matera, e la crescita sul piano politico che gli riconosco; con Piero, sarebbe stimolante: un pò litigheremmo, su molte cose concorderemmo, e, come avvenuto sin qui, proverei a dargli qualche consiglio pur essendo assolutamente ormai convinto che sia del tutto inutile: i consigli, o almeno i miei consigli, non li segue mai». 
Un passo indietro. Potenza. Lei alcune settimane fa dopo il “Salva Potenza” anticipò una nuova giunta comunale guidata da De Luca. Ci sono novità?
«Credo di no, ma io ho staccato i contatti, in questi giorni di vacanza. Mi illudo che se ce ne fossero mi avvertirebbero. In ogni caso, con buona pace di chi se l’é presa, non cambio idea: se il bilancio passa, Giunta forte, dei migliori tra gli eletti. Terrei assolutamente dentro i piú autorevoli consiglieri comunali. E non escluderei nemmeno le forze che hanno sostenuto De Luca, perché non mi interessano ribaltoni, ma la migliore Giunta possibile. Quanto al Pd, De Luca deve essere attento ad essere terzo, nella contesa interna. E ciò significa non privilegiare nessuna delle parti in campo».
E sul rimpasto di Giunta regionale ha anticipazioni da offrire?
«Con una battuta: non ne sento il bisogno. E credo non lo sentano neppure i cittadini, poco interessati al manuale Cencelli, e alle dispute interne al Pd. E comunque ritengo sia una prerogativa assoluta del presidente. Scelga e lo faccia al meglio, senza veti, ma anche senza condizioni. Se anche qui il Pd regionale pensa di fare la locomotiva, con  una sola strada segnata, temo che andrà nuovamente a sbattere. Provi, per una volta, a scartare di lato. Senza cadere».
Renzi è sempre il miglior presidente del Consiglio?
«Assolutamente si, e non lo dico solo per l’affetto personale che gli devo, e che gli porto. In questi giorni sono all'estero, in un paese europeo, e tocco con mano la considerazione di cui egli gode fuori dai nostri confini. É un leader, e sta rivoltando l'Italia come un calzino, tra riforme istituzionali, riforme di sistema, riforme economiche. I risultati, anche in termini di dati macroeconomici, stanno arrivando copiosamente: si pensi solo all'aumento di occupati a tempo indeterminato, ma alle stesse assunzioni nel mondo della scuola, che pure, nel nostro Paese, producono polemiche anziché soddisfazione».
Ed è sempre il miglior segretario?
«Mi ripeto, assolutamente si. Abbiamo scelto da tempo un modello di partito in cui il premier sia anche segretario. Non vedo motivi per tornare indietro: rischieremmo di determinare inutili dualismi. Anzi, dannosi».  
Si dice che la migliore scissione possibile per un partito sia quella solo minacciata. Ma non si rischia di tirare troppo la corda?
«Si, nel passaggio in Senato delle riforme, rischiamo. Rischiamo moltissimo. Il paradosso, però é che quelli che teorizzano la scissione -Franco Monaco e Rosy Bindi, ad esempio- poi vorrebbero cambiare l'Italicum, in modo da reintrodurre il premio di coalizione. Tradotto: mi separo da te, perché non voglio che comandi tu. Alle elezioni, però, ti prego, alleiamoci. Altrimenti come faccio a tornare in Parlamento? Un po' paradossale...».
Faccia una previsione: si smetterà di litigare o da Ferragosto si rischia di arrivare a Natale?
«Sarei felice che sia sufficiente arrivare a Natale... ripeto, i mesi che attendono il Pd nazionale saranno tostissimi. E la Basilicata é totalmente all'interno dei marosi che la nave deve affrontare. Ho provato dare qualche consiglio ai naviganti... Se poi si va alle elezioni anticipate, vi lascio immaginare...». 

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