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Ferretti irrompe nella polemica Adduce - Regione
"L'Anci però è un'altra cosa"

Basilicata

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E’ stato tra i papabili per la presidenza dell’Anci di Basilicata prima che venisse deciso di far proseguire l’avventura a Salvatore Adduce nonostante la non riconferma a sindaco. Gerardo Ferretti, sindaco di Pignola ed esponente del Pd non smentisce e non conferma di essere stato vicino alla presidenza lucana dell’Associazione nazionale dei Comuni. Ma entra nel merito di quello che dovrebbe essere l’Anci (o meglio quello che non deve essere) e spiega quello che pensa rispetto alle critiche mosse da Adduce a Pittella e alle successive polemiche. Una premessa: Ferretti non è un pittelliano doc.

Sindaco, cosa pensa di questa querelle che ha coinvolto Adduce, Pittella e l’Anci di Basilicata?
«Bisogna evitare un rischio e cioè che attraverso questa polemica si svilisca il ruolo dell Anci che dovrebbe invece essere un ruolo propositivo. L’Anci di Basilicata deve necessariamente recuperare il ruolo di proposta e non solo di controllo. E quindi queste attività devono essere attestate a un Anci che sia legittimata, riconoscibile ed espressione effettiva del sindacato dei sindaci. Una polemica di questo tipo non è di merito ma è una polemica legata al tipo di organizzazione. E davvero non fa bene nè all’Anci, nè ai sindaci e nè tantomeno alla Regione. Questa polemica quindi va necessariamente chiusa in maniera definitiva. E’ evidente però che ci sono alcuni temi sul tavolo che vanno recuperati».

Tipo?
«Io credo che ci stiamo affacciando a una grande stagione di riforme istituzionali e della governance dei territori. Questa rivoluzione è stata più volte accennata. Addirittura c’è un legge regionale, già licenziata, rispetto a una tempistica della formazione delle Unioni dei Comuni. In tale ambito la Regione ha anche provato a tracciare quelle che poteva essere il livello di organizzazione. Non c’è e non c’è stato però, un coinvolgimento pieno dei Comuni. Non c’è e non c’è stato però, un coinvolgimento dell’Anci che ripeto non può solo limitarsi in questa fase a fare da censore se una proposta è più o meno bella. L’Anci deve essere capace di presentare una propria proposta. Il tema poi che va anche recuperato è quello relativo all’autonomia e gestione finanziaria degli enti locali. L’ultima polemica recupera un tema che è vero...».

Cioè la critica di Adduce in qualità di presidente Anci contro l’Assestamento di bilancio regionale?
«Esattamente. Quella che ha riguardato il decreto Salva Potenza poi allargato a macchia a d’olio a tanti territori. Quella parte della legge è oggettivamente poco chiara: perchè se esiste un criterio alla base delle politiche per sostenere i piccoli Comuni sugli altri invece non c’è stata una linea che ha governato quel provvedimento. Non lo si è capito fino in fondo e di certo non è stato fatto attraverso l’Anci che pure dovrebbe essere centrale nell’elaborazione di quelli che possono essere i criteri secondo cui poi la Regione finanzia le amministrazione comunali».

Insomma anche lei pare critico sulla modalità di sostegno ai Comuni...
«Mi spiego meglio: dico che la piattaforma per sostenere i Comuni deve elaborarla in prima battuta l’Anci. Ma l’Anci stessa deve essere in grado di fare una proposta e per fare questo è necessario che prima si sia fatto uno studio e un’analisi e che ci sia una vera organizzazione».

Cosa che invece è mancata?
«Storicamente questo non c’è nell’Anci di Basilicata mentre c’è in altre regioni. L’Anci del Piemonte per esempio si è molto caratterizzata per aver elaborato una serie di studi in merito alle gestioni associate. L’Anci della Toscana ha fatto delle meraviglie. Noi abbiamo invece bisogno di recuperare terreno».

L’attacco di Adduce quindi, senza proposte alternative rischia di essere una strumentalizzazione?
«Esattamente. Un attacco così senza che sia presente una proposta alternativa rischia questo. Mi sta bene che ci sia una netta condanna sul modo in cui si è operato da parte della Regione ma è altrettanto vero che nemmeno l’Anci ha proposto qualcosa di diverso. Magari mi è sfuggita ma io non l’ho vista questa proposta e questa voglia di essere determinanti nelle scelte. Eppure si potevano suggerire idee in un anno che è straordinario per bilanci degli enti locali. Per questo a posteriori dire che non siamo stati considerati e che non va bene il meccanismo ha sì il pregio di una denuncia anche corretta ma non c’era il bisogno di portare lo scontro su questo campo visto che non c’erano altre proposte. Per questo a me è parsa più una sorta di resa dei conti».

Resa dei conti che poi è continuata...
«Sì. Mi è sembrata una ricerca di rivincita. Ma non si può giocare con l’Anci di mezzo. Sono questioni che vanno liquidate in sede politica. Anche perchè lo ripeto siamo in una fase delicatissima per la riforma della gestione degli enti locali e tutte le materie a esse collegate. Destabilizzare il campo invece di rafforzare il ruolo dell’Anci è un errore grave».

Si riesce a recuperare la situazione anche in termini di legittimita di un ruolo?
«Sicuramente sì. Si può recuperare e credo sia importante anche per lo stesso presidente dell’Anci Adduce. Ovviamente in questo momento si deve mettere da parte tutto ciò che attiene alle valutazioni personali per dare slancio al ruolo istituzionale. E bisogna farlo in primis per il bene dei Comuni. Allo stesso tempo la Regione deve prestare la giusta attenzione alle sollecitazioni dell’Anci».

Detto che Adduce anche da consigliere comunale può rivestire l’incarico di presidente dell’Anci, lei vede “plotoni” pronti a sfiduciare Adduce come lui stesso ha “denunciato” sui social network?
«Si tecnicamente può farlo ancora il presidente. La questione attiene più a una forma di delegittimazione che potrebbe avvenire in un quadro politico. Per il resto non vedo “plotoni” contro di lui e non mi attardo in retropensieri. La verità è che vedo una Regione in affanno che ci chiama tutti a un maggior senso di responsabilità e a un impegno sempre maggiore».

Adduce rimane il miglior presidente regionale dell’Anci possibile?
«Andava riconosciuto alla Città di Matera il ruolo e lui ha esperienza a sufficienza perchè ha un curriculum molto forte. In quel momento quindi sembrava il miglior presidente possibile. Certo oggi con le vicende elettorali di Matera il punto interrogativo c’è tutto».

s.santoro@luedi.it

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