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"Il Pd rischia di affossarsi"
L'analisi di Vito Santarsiero

Basilicata

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5 minuti 42 secondi

Il consigliere regionale del Pd, Vito Santarsiero sulla crisi del Pd, le polemiche, l’Anci e Adduce e naturalmente il lavoro in Consiglio regionale.

Ci sono le ultime eco di una polemica estiva che ha mostrato tante crepe nel Pd lucano. Come si presenta il partito ai delicati appuntamenti dell’autunno prossimo?
«Il Pd in questo momento è un partito - non partito. Vive della qualità e del protagonismo delle sue classi dirigenti. Gli manca la organizzazione, la discussione e la visione. Non riesce ad essere presente sui territori e non riesce ad essere ispirazione, sostegno e riferimento ai suoi primari gruppi istituzionali sulle principali questioni amministrative e sociali».

Ha sentito una sorta di abbandono del Pd?
«Dico che tutte le grandi vicende amministrative affrontate in questo avvio di legislatura non sono state oggetto di analisi e valutazioni nel partito, né da esso sono venuti stimoli e suggerimenti. Ciò indebolisce la sua presenza e la sua forza e lo fa percepire solo per le sue divisioni. Non è un caso che si sono celebrate pochissime feste del Pd, proprio perché il partito non aggrega e non unisce gruppi dirigenti territoriali. Una situazione che alla distanza affossa tutti».

E quindi?
«Bisogna definitivamente superare questa fase. Antonio Luongo può sicuramente essere ancora il momento di sintesi ma occorre che nessuno lo tiri per la giacca, che lui stesso svolga il ruolo con forza e terzietà, che definitivamente si superi il dualismo, o se vogliamo il pregiudizio, che ha accompagnato il risultato di Pittella alle primarie,come del resto lo stesso presidente deve anche lui rivestire sempre più un ruolo di garanzia e terzietà».

Onestamente non può essere solo questo il problema. In ogni caso da dove bisogna ripartire?
«Per me un grande partito si confronta nel rispetto delle varie sensibilità e poi va avanti unito. Non esiste chi ha sempre torto e sbaglia, come non esiste chi ha sempre ragione ed ha sempre la verità in tasca, come le grandi scelte amministrative necessitano di condivisione e concertazione. Ognuno di noi commette errori ma la strada maestra è sempre quella del rispetto degli altri e di “organigrammi” definiti scegliendo il meglio per competenza, capacità, rispetto della volontà popolare piuttosto che essere definiti nella logica stretta delle filiere. Facciamo tutti nostro un monito di Papa Francesco scritto nella “Lumen Fidei” :”La verità oggi è ridotta spesso ad autenticità soggettiva del singolo, valida solo per la vita individuale”.

Intanto il 20 settembre si annuncia una Assemblea regionale da ultima spiaggia...
«Io posso dire quello che è il mio auspicio perchè dopo il 20 settembre non può essere tutto come prima. Personalmente mi impegnerò e camminerò con chi guarda alla unità del partito e con chi vuole mettere in campo azioni amministrative adeguate e condivise. Oggi purtroppo trasferiamo ai cittadini, anche oltre il nostro stesso impegno amministrativo che pure sta producendo risultati, l’idea di un partito ripiegato a contendere per interessi di singoli e scarsamente interessato ai problemi importanti e drammatici della società».

Lei è stato sindaco di Potenza e presidente dell’Anci di Basilicata. Cosa pensa della vicenda di Adduce a Matera e poi delle ultime polemiche?
«Salvatore Adduce è stato un ottimo sindaco e se Matera 2019 è stato indubbiamente un risultato che appartiene innanzitutto alla intera comunità materana, al suo protagonismo, è altrettanto innegabile che fondamentale è stato il ruolo dell’amministrazione comunale e la maestria di Salvatore. Una ingiustizia il fatto che non sia stato rieletto, probabilmente anche a causa di errori politici se è vero che pezzi del centro sinistra hanno sostenuto De Ruggieri».

Adduce però si è scatenato contro la Regione e contro Pittella da presidente dell’Anci a due mesi dalla sconfitta elettorale. E’ stato giusto?
«Sarò onesto. Adduce sconfitto è una ingiustizia e non doveva accadere. Ma sicuramente altra cosa è l’Anci, che mai deve essere trascinata in questioni politiche, soprattutto in una fase in cui la Regione offre attenzioni, con tutti i necessari correttivi da apportare, come mai nel passato è avvenuto al sistema degli Enti locali. Senza tener conto che viviamo un momento in cui proprio l’unità del sistema amministrativo regionale è il requisito base per guardare alla difesa e al futuro della Regione».

Altro tema. E’ pronto alla ripartenza di settembre?
«Come sempre. Credo che abbiamo bisogno di unità e di proseguire su un percorso amministrativo che ha già dato alcuni importanti risultati».

Tipo?
«Sono stati 18 mesi importanti per l’amministrazione regionale. Con molti risultati ottenuti. Dai Consorzi agrari, a quelli Industriali, all’Alsia, al Sistema formativo, all’Artigianato, ai Controlli ambientali e Indagini epidemiologiche, ad altro ancora si è intervenuto con un percorso riformatore molto significativo che va completato. Una sottolineatura merita il disegno strategico infrastrutturale».

Con gli impegni assunti dal “suo” amico Del Rio...
«Le intese con Delrio ci hanno consentito di poter guardare in maniera unitaria alla questione collegamenti prevedendo interventi risolutivi per oltre 1,5 miliardi sia sulle strade che su ferro. Una vera rivoluzione, dai 300 milini sull’asse viario Potenza - Melfi - Ofanto con raddoppio tra Basentana e San Nicola di Pietragalla, ai 300 milioni per la Matera - Ferrandina, ai 300 anche per la definitiva messa in sicurezza della Basentana, al completamento della Tito - Brienza - Val d’Agri. E poi gli interventi su ferro per circa 400 miliini sulla Potenza - Foggia, Matera - Ferrandina, il Freccia Bianca Taranto - Potenza - Salerno - Roma già dai primi mesi del 2016 e poi ancora gli interventi sull’asse ferroviario Fal per avere il collegamento Potenza - Bari in 2 ore e 30 minuti e quello Matera - Bari in 50 minuti. Un quadro destinato a migliorare definitivamente il sistema dei collegamenti primari della nostra regione».

Ci sono ombre però. Arpab?
«E’ una delle emergenze più che ombre. Bisogna portare chiarezza e trasparenza sull’Arpab e approvare immediatamente la nuova legge».

Sul tema dei temi e cioè il petrolio?
«Lo voglio dire con chiarezza. Sul Petrolio per quanto riguarda le estrazioni non si può andare oltre. Bisogna fermarsi al massimo previsto dagli accordi del passato e cioè ai 154 mila barili. Questo per la terra ferma mentre c’è da bloccare ogni ipotesi sulle trivelle a mare».

Da settembre ci sarà anche l’accelerazione sul nuovo Statuto regionale?
«Certo. Fino a ora comunque si è fatto con tutti i colleghi un gran lavoro. Siamo agli ultimi cento metri».

s.santoro@luedi.it

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