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Ecco i primi nodi di settembre
Il Pd si gioca tutto il 20: in bilico il futuro di Luongo

Basilicata

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POTENZA - Dopo l’afasia ferragostana, tra pochi giorni con l’avvento di settembre riapre il sipario della politica lucana. Stop alle vacanze al dibattito “gassoso”, Tre gli appuntamenti sull’agenda lucana che si annunciano importanti e cruciali sia per le scelte immediate che per la prospettiva immediatamente futura.
Ad aprire le danze la terza festa della Cgil con l’appuntamento clou dei presidenti delle Regioni del Mezzogiorno in dialogo con Susanna Camusso e moderati da Antonio Polito sul laboratorio Sud. Un confronto quello proposto dalla Cgil della Basilicata quanto mai attuale dopo le drammatiche anticipazioni della Svimez e l’annuncio di un “master plan” (una sorta di piano di rilancio) proprio sul Mezzogiorno lanciato dal premier Matteo Renzi. In piazza per la Cgil non solo i presidenti ma altri incontri tematici.
E si passa quindi al secondo appuntamento di settembre che si materializzerà nel corso del primo Consiglio regionale utile dove si dovrebbe affrontare (e approvare?) il nuovo disegno di legge di riforma sull’Arpab (sono trascorsi ben 18 anni dalla legge istitutiva) per ridare competitività, terzietà ed efficienza ad una delle agenzie regionali più discusse, oggi più che mai nell’occhio del ciclone per la gestione del suo direttore, il campano Aldo Schiassi, che ha collezionato dal suo insediamento, un numero impressionante di “gaffe” e critiche (dal cottimo fiduciario, alle consulenze; dal bilancio mai approvato all’allarme sull’interruzione delle attività di monitoraggio solo per citarne alcune).
Questioni quelle legate a Schiassi e alla gestione dell’Arpab diventate di assoluto imbarazzo per la Regione e la politica lucana. Agosto e le pausa estiva per la vacanze almeno da questo punto di vista, ha aiutato a non far esplodere ancora più polemiche sulla vicenda,
Ma dalla metà di settembre, evidentemente, la vicenda non potrà essere più derubricata. La Regione, l’Arpab e tutto il sistema a esso collegato dovrà necessariamente recuperare credibilità e rattoppare la pezza. Secondo quanto è emerso - rispetto alle volontà dei legislatori - dovrebbe essere nominato un manager questa volta con competenze specifiche e pertinenti proprio sui temi ambientali, come del resto si propone di fare nel disegno di legge di riforma (l'incarico di Direttore è conferito con provvedimento motivato dalla Giunta regionale a persone in possesso di laurea e di riconosciuta professionalità e capacità acquisite nel settore ambientale). Una nuova norma annunciata quindi che se disattende completamente i calcoli e le ambizioni di Schiassi risponde di certo ad un bisogno di competenza tecnica voluto e preteso dalla comunità lucana ormai sempre più diffidente sulla credibilità dei monitoraggi ambientali. Perchè al netto della strategità del petrolio presente nel sottosuolo lucano il vera nervo scoperto in materia di estrazioni è la tutela dell’ambiente con regole certe e controlli puntuali. E’ quanto chiede l’opinione pubblica al di là dei vari posizionamenti politici e di partito. Inoltre come accade in ogni Regione ed in Italia stessa quando agenzie, strutture, società, enti vengono trasformati e riformati con apposita norma, muta per forza di cose anche il quadro di governance e anche per l’Arpab si attende una rimodulazione come avvenuto negli scorsi mesi per Acquedotto lucano, Consorzi e Sviluppo Basilicata solo per citarne alcuni.
Dulcis in fundo la terza data settembrina che si annuncia fondamentale per tutti gli equilibri politici del centrosinistra lucano. Il Partito democratico della Basilicata in assemblea regionale il 20 settembre proverà a tenere unite le sue anime. Non si annuncia una passeggiata in primis per il segretario regionale del Pd, Antonio Luongo.
Se da un lato, pare che il campo dei pacificatori o se si preferisce della colombe si sia ingrandito c’è un pericolo su tutti: i falchi pro Adduce tenteranno di riaprire il caso Matera, derubricato ormai al chiacchiericcio post elettorale. E non solo. Un sostegno a Luongo (che rischia di pagare dazio ai malumori interni alla sua stessa area congressuale) potrebbe arrivare da Pittella e i pittelliani anche se alcuni renziani continuano a essere sul sentiero di guerra chiedendo senza troppo giri di parole la testa del segretario eletto l’agosto scorso. Da parte sua Antonio Luongo, le cui indubbie doti di mediatore ultimamente hanno un poco fatto difetto, proverà a rimettere pace e armonia alle turbolenze correntizie tra renziani ed il variegato mondo di dalemiani, bersaniani, lettiani e quant’altro. Il 20 si vedrà se le prime tre settimane di settembre saranno servite a ritrovare il bandolo della matassa dopo un mese di agosto dirompente invece per le polemiche intestine.
In gioco, in ogni caso, non solo la leadership regionale dei democratici lucani, ma anche la proiezione della nuova giunta politica (non tecnica) con i tentativi di quadratura del tempestoso Pd. Quadratura che manca da un paio di anni e cioè da quelle primarie del 2013 che videro l’affermazione di Pittella.

s.santoro@luedi.it

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