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Basilicata e Sud secondo Summa
«Parlare di Mezzogiorno è una scelta obbligata»

Basilicata

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POTENZA - E’ in piena attività per i dettagli. Organizzare la Festa annuale della Cgil lucana con tutti gli incontri e i big attesi a Potenza non è certo una passeggiata. Il segretario Angelo Summa è già pronto a fare da padrone di casa. E’ un fiume in piena.
Segretario, tra pochi giorni si svolge la Festa della Cgil a Potenza. Quali le aspettative e gli obiettivi?
«La Festa nasce dall’idea di offrire alla città e al territorio uno spazio, un luogo aperto per favorire il confronto sui temi che investono la nostra società. Che riguardano tutti noi. Non solo dibattito istituzionale ma confronto con tutti i segmenti e gli operatori della società che sono ormai relegati ai soli dibattiti sui social. Da qui nasce l’idea di una Festa intorno a uno spazio, la piazza, aperto all’ascolto, alla discussione e al confronto in una dimensione collettiva che mira all’interesse generale della nostra comunità. Anche per quest’anno, ci aspettiamo una grande partecipazione, sicuramente in termini di vivacità e pregnanza del dibattito sul Mezzogiorno, “Laboratorio Sud” appunto...».
E’ orgoglioso di aver anticipato come Cgil di Basilicata l’agenda politica nazionale lanciando il tema Mezzogiorno e questione meridionale?
«Non è questione di orgoglio. Siamo stati antesignani nella scelta del tema sul quale incentrare questa 2 giorni di dibattiti. Si tratta semplicemente di avere una visione a lungo raggio. Riportare il tema del Mezzogiorno al centro del dibattito e dell’agire politico è stata per noi una scelta obbligata. Lo sviluppo di questo Paese non può prescindere da un rilancio e da un investimento sull’economia del Sud. Tale scelta si è rivelata pienamente in linea con l’indirizzo della Cgil nazionale che, nel corso di una iniziativa a Palermo nel mese di giugno scorso, ha inteso avviare un lungo percorso di analisi e condivisione con e nei territori per individuare, in continuità con il piano del lavoro, le proposte della Cgil. Le anticipazione dei dati dello Svimez hanno fatto il resto sollevando il polverone nel Pd. Mi chiedo, erano necessari i dato dello Svimez per ricordare al segretario nazionale del Pd nonchè presidente del Consiglio che era necessario avviare una discussione specifica sul Mezzogiorno?
Le liturgie della politica hanno evidentemente dei tempi dilatati. In ogni caso, riesce a fare un sintesi dei problemi e delle necessità più urgenti del Sud?
«E’ sotto gli occhi di tutti la disoccupazione che attanaglia il Sud. Certo i dati hanno confermato la crescita del forte divario di occupazione tra Centro - Nord e Mezzogiorno che è pari a 21,5 punti percentuali ed hanno dimostrato che il tasso di disoccupazione è cresciuto negli anni della crisi prevalentemente nel Meridione d’Italia: il Sud ha il carico maggiore con il 70 per cento del calo complessivo. Così come il gap relativo al tasso di povertà Nord - Sud si è ulteriormente allargato toccando i 30 punti percentuali: 14 il Nord e 43 il Sud. Non c’è dubbio che la forte contrazione degli investimenti pubblici sul Mezzogiorno ha determinato un forte freno allo sviluppo e alla crescita. E poi non meno importante c’è la questione infrastrutture.
Un tormentone purtroppo che va avanti da anni. Lei come si pone?
«Mi chiedo e chiedo, a parte gli interminabili lavori sulla Salerno - Reggio Calabria, macchiati dalle tante morti bianche, cosa si è fatto nel Sud e in Basilicata in particolare per il potenziamento infrastrutturale? E’ una contraddizione: si parla di attrattività ma alla fine la verità è che un territorio isolato, privo di collegamenti veloci e sicuri non può essere attrattivo per le imprese o per il turismo. Mai come in questa fase il potenziamento infrastrutturale per la Basilicata dovrebbe essere una strada obbligata quanto necessaria. Per svincolarla, da una lato, dalla dipendenza dal petrolio e dalla Fiat e per agganciare, dall’altro il vero sviluppo attraverso le tante potenzialità, molte delle quali inespresse, che esistono in Basilicata. Penso a Matera 2019 ma non solo. Anche alla possibilità di favorire lo sviluppo di filiere nell’agroalimentare che è un’altra delle tante risorse che la nostra Regione possiede. Altra necessità è quella di creare le condizioni, anche in questo caso infrastrutturali e non solo, che facciano uscire la Basilicata dall’isolamento culturale dando così forza all’Università della Basilicata».
Entrando nella carne viva dei problemi. “Chi non lavora non fa l’amore”, cantava Celentano negli anni ‘70. Oggi chi non lavora in Basilicata è una fetta enorme e il problema non è l’amore ma l’esistenza stessa delle persone e delle famiglie. Come si risolve il problema enorme del lavoro?
«E’ il problema più grande. La Basilicata vive una delle più grosse recessioni che hanno attraversato la Regione e tutto il Mezzogiorno. Viviamo una delle crisi più drammatiche dall’Unità d’Italia: Pil meno 13 per cento rispetto al resto del Paese. Numeri peggiori di quella della Grecia che pagano una disattenzione dei governi nazionali ma anche ritardi della classe dirigente locale. Ci si salva solo, e mi ripeto, solo se vengono risolti i problemi infrastrutturali mettendo la Basilicata e il Sud nelle stesse condizioni delle altre zone dell’Italia. Ma non basterebbe comunque senza una accelerazione virtuosa e reale della classe politica di tutto il Meridione. Basti pensare all’utilizzo dei fondi comunitari. Serve una riflessione sul passato per non ripetere gli stessi errori con i soliti interventi a pioggia senza una capacità selettiva. Senza una idea su cui concentrarle. Continuare a costruire rotonde o fontane non risolverà i problemi della Basilicata».
Lo si dice da anni...
«Io dico che bisogna essere rigorosi nell’uso delle risorse e rompere il meccanismo dei tecnici e dei professionisti dell’uso delle risorse. Dobbiamo invece selezionare gli interventi e concentrare le risorse, come abbiamo detto già nel Piano del lavoro in 4 o 5 settori».
Intanto Del Rio da Matera ha promesso meraviglie. E’ così?
«Sicuramente sono stati presi impegni importanti e la presenza stessa di Del Rio è stato un segnale di attenzione verso il nostro territorio. Ad oggi però non credo che la Basilicata sia attraversata da un piano nazionale di interventi sulle infrastrutture. Purtroppo sono interessati altri territori del Mezzogiorno e non la Basilicata che resta fuori anche questa volta. Eppure avremmo bisogno di quella trasversale di comunicazione che era nelle cento idee di Catania e cioè della Lauria - Candela. Perchè senza almeno un’opera di quella portata e senza ad esempio la Matera - Ferrandina o ancora l’alta velocità ferroviaria Potenza - Taranto e la Napoli - Bari rimarremo sempre in dietro».
Più facile a dirsi che a farsi evidentemente. Non trova?
«Per me bisogna alzare ancora di più il livello di confronto politico e rimettere la Basilicata in un ragionamento strategico reale. E’ evidente che si può anche scegliere un’altra via e cioè candidare alcune opere strategiche con la compartecipazione della Regione utillizzando magari le risorse del petrolio aspettando anche di vedere cosa accade sull’Ires. Credo comunque che sulle infrastrutture ci sia la necessità di investire tutte le capacità politiche e sociali senza divisioni nella classe dirigente. Anzi bisognerebbe che tutti fossimo uniti sugli stessi obiettivi. Non voglio ripetermi ma credo che la classe politica e dirigente di questa regione debba misurarsi nei prossimi anni sulla capacità di saper trovare convergenze sulle grandi questioni».
La cronaca però ci consegna lo schiaffo nazionale con la Pista Mattei non inserita nella lista degli aeroporti nazionali...
«Questa è la dimostrazione di un dato purtroppo noto. Al di là degli annunci e al di là delle visite istituzionali poi i fatti co consegnano una scarsa attenzione da parte di Roma nei confronti di questo territorio».
Un passo indietro sulla questione lavoro. Squinzi qualche giorno fa ha detto che i ritardi del Paese sono causati dai sindacati che allungherebbero i tempi degli accordi e delle riforme. Cosa risponde?
«Ormai c’è una visione distorta della realtà e un tentativo di offrire una rappresentazione negativa della rappresentanza sociale e democratica dei lavoratori per delegittimare il ruolo dei sindacati e avere le mani libere per fare ciò che si vuole. Squinzi dice delle cose che non sono ancorate alle fasi storiche dell’Italia».
Senta e la Fiat che assume e che fa dire a Marcello Pittella che la Basilicata è in controtendenza?
«la Fiat che assume è senz’altro un fatto positivo. Nessuno di noi può non valorizzare questa congiuntura dopo anni di cassa integrazione che hanno attraversato lo stabilimento Fca di Melfi. Il tema reale però è che alla Sata si sta creando una buona opportunità ma non c’è alcun confronto sul come mettere a valore questa fase positiva e soprattutto sul come ricercare condizioni materiali di lavoro e di turnistica che possano in qualche modo essere compatibili tra orari di lavori e tempi di vita per determinare un quadro buono tra lavoro e condizioni sociali. La verità è che Melfi è isola a parte nella Basilicata dove non c’è confronto sindacale a eccezion fatta di quello che dice qualcuno senza una reale corrispondenza con i fatti».
Dalla Regione è arrivata l’approvazione del Reddito minimo di inserimento. Cosa ne pensa?
«E’ una legge che viene da una lunga stagione di confronto tra sindacato e istituzione regionale. Credo sia uno dei risultati più importanti di questa Regione perchè per la prima volta si è riusciti a fare una redistribuzione della ricchezza delle risorse pubbliche con chi non ha nulla. Mai è accaduto nella storia di questa regione. Va dato atto al sindacato ma anche alla Regione a al suo presidente che su questo ha condiviso una proposta sindacale di rimodulare la card carburante. Oggi l’urgenza ulteriore è quella di dare strutturalità al provvedimento, di renderlo funzionale e soprattutto di utilizzarlo non come misura assistenziale ma come strumento che possa creare opportunità di lavoro nel settore sociale che resta uno dei settori strategici».
Il tema dei temi. Petrolio, croce e delizia della Basilicata...
«Sul petrolio si gioca la prospettiva di questa Regione. Siamo in una fase complicatissima dovuta essenzialmente ad alcuni fattori. Il primo relativo al prezzo del barile che sta determinando effetti negativi dal punto di vista delle royalties e anche della capacità negoziale della stessa Regione. La questione più delicata rimane comunque quella della tutela ambientale.
Cioè?
«La compatibilità tra la salvaguardia ambientale e le estrazioni rimane una delle contraddizioni più forte in considerazione del fatto che la Basilicata è sprovvista ormai di un livello di indagine e di monitoraggio dell’impatto delle operazioni petrolifere sull’ambiente. L’Arpab praticamente non sta facendo controlli. Non si conoscono i livelli di emissione, ci sono punti di criticità che allarmano ogni giorno i cittadini lucani in particolare nella Val d’Agri. Oltretutto non credo si possa più tollerare la presenza di un osservatorio ambientale che non è terzo ma che viene finanziato con le risorse della Fondazione Mattei. La Basilicata per gestire il delicato rapporto tra ambiente e petrolio deve mettere in campo istituzioni che abbiamo autorevolezza e credibilità per offrire la massima trasparenza. Prima di discutere di ogni altra cosa che riguarda il petrolio bisogna ridare al sistema di controllo la massima autorevolezza. Senza tralasciare un ulteriore elemento importante...».
Quale?
«Un aspetto che riguarda direttamente le compagnie petrolifere. Non si può continuare a fare attività estrattive senza una messa in sicurezza partendo dall’utilizzo delle nuove e più moderne tecnologie. Per quanto mi riguarda io penso che nel Centro oli di Viggiano si utilizzino ancora vecchie tecnologie che espongono molto ai rischi ambientali. E poi c’è il tema dei numeri...».
Il limite giornaliero di barili?
«Sì. La posizione della Cgil è nota. Non si possono superare i 154 mila barili al giorno. Inoltre deve essere costruita una nuova governance più efficace e razionale superando duplicazioni di enti e incarichi per rendere la spesa pubblica meno dipendente dal petrolio. E serve aprire una nuova fase di confronto con Eni e Total per deliberare una transizione delle politiche energetiche che puntino a nuovi investimenti in energie alternative più che tener vivo il confronto solo sulle sulle royalties».
Intanto oggi c’è la “battaglia” sulle estrazioni in mare con la proposta del Referendum. La posizione della Cgil?
«Credo che l’articolo 38 vada impugnato in quanto non si può spogliare un territorio dalla possibilità di decidere la propria prospettiva. La prerogativa dei territoro deve rimanere centrale».
Come si salva la Basilicata?
«Si salva se saprà nei prossimi mesi uscire dal pantano del tatticismo politico che purtroppo la sta caratterizzando in negativo nell’ultima fase. Si salva attraverso le idee e una visione comune». 

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