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Trivelle, Piero Lacorazza insiste:
«Parliamo di referendum»

Basilicata

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POTENZA - Il refendum abrogativo sul petrolio s’adda fare. O, quanto meno, bisogna parlarne. Subito e insieme. Il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza, ne è sempre più convinto. Anche prima dell’esito del dialogo istituzionale che i governatori di Basilicata e Puglia, Pittella ed Emiliano, hanno deciso di tentare con il Governo, nella speranza di un dietro front.
Lacorazza torna a scrivere ai colleghi delle altre assemblee legislative per sollecitare il dibattito sul ricorso alla consultazione popolare diretta per abrogare parte dello Sblocca Italia.
Compreso l’articolo 35 del decreto convertito in legge lo scorso novembre che riguarda proprio le estrazioni in mare. Una nuova lettera, sul tenore di quella già inviata nelle settimane passate.
«Non voglio innescare un conflitto istituzionale - chiarisce in premessa - e tantomeno intendo assumere posizioni di “parte”, in presenza di un dibattito politico già così complicato.
Tuttavia ritengo necessario che anche il dibattito intorno alla ipotesi referendaria ‘aiuti’ e ‘sostenga’ una via del dialogo con il governo nazionale che non mortifichi territori ed istituzioni locali».
Una nuova fuga in avanti, quindi, sotto forma di invito, rinnovato, a una riflessione comune sulla proponibilità del referendum abrogativo sulle norme del decreto Sblocca Italia presentate dal Governo in materia di ‘semplificazione idrocarburi’.
Una raccolta firme da parte dei comitati civatiani “Possibile” è già in corso, ma, chiaramente, l’iniziativa regionale avrebbe tutt’altro sapore.
Nel frattempo, il presidente del Consiglio lucano fa anche sapere che l’11 settembre prossimo, la Conferenza dei presidenti discuterà un ordine del giorno sull’argomento presentato da Lacorazza il 27 luglio.
E in vista di questo appuntamento rinnova l’invito anche ai consiglieri lucani: «Ci sono quindi ancora dieci giorni per svolgere considerazioni ed approfondimenti con tutti i colleghi consiglieri regionali.
Ognuno può fare la sua scelta personale, vista la contemporanea raccolta firme in atto, ma qui si tratta di rimettere al centro del dibattito un maggiore equilibrio tra centro e territori, tra governo centrale e istituzionali regionali e locali», conclude Lacorazza ricordando che il 30 settembre è il termine ultimo per l’eventuale presentazione dei quesiti referendari.
E alla lettera, il presidente ha allegato anche un’ipotesi di quesiti di un eventuale referendum di iniziativa regionale, per l’abrogazione totale dell’articolo 38 (quello che risegna l’attribuzione di competenze tra Stato e Regioni in materia di autorizzazioni) o solo parti di esso.
Come il comma 1 bis in cui è previsto che il Piano delle aree (una sorta di piano regolatore delle estrazioni in Italia) venga definito dal ministero dell’Ambiente tramite intesa con la sola Conferenza unificata, superabile, tra l’altro (in caso di mancato raggiungimento) con decisione unilaterale dello Stato. Così come il comma 4 che invece sposta la Valutazione di impatto ambientale dai territori a Roma.
L’altra ipotesi di quesito riguarda il comma 6, che in fatto di titolo concessorio unico, fa distinzione tra estrazioni su terraferma ed estrazioni in mare. In quest’ultimo casa, secondo le norme attuali introdotte dallo Sblocca Italia, l’intesa con le Regioni non è prevista.
Lacorazza aveva già avuto modo di chiarire che un’azione congiunta tra le diverse Regioni rappresenterebbe anche una prima prova di tenuta rispetto alla riforma del Titolo V della Costituzione, che di fatto vuol riportare le competenze in materia in capo allo Stato. Insomma, prima che sia troppo tardi - è la linea del presidente - è bene che le Regioni facciano sentire la propria voce.

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