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I progettisti d’oro di Acquedotto lucano
Nei guai anche l’ex presidente e il direttore generale

Basilicata

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POTENZA - Quella di costituire una società partecipata al 100% da Acquedotto lucano spa per esternalizzare la progettazione di opere e interventi da realizzare è stata una decisione «irragionevole e diseconomica», che sommata alla «spregiudicata distribuzione d’incentivi al personale tutto» ha provocato un “buco” da 5 milioni di euro negli ultimi 5 anni.

E’ quello che sostengono i militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Potenza che nei giorni scorsi hanno segnalato alla Corte dei conti 10 persone: l’ex presidente di Al spa Rosa Gentile, il direttore generale nonché direttore tecnico di Acquedotto lucano progettazione srl Gerardo Marotta, e 8 membri degli ultimi due consigli di amministrazione (Antonio Anatrone, Mario Venezia, Antonio Lauria, Giovanni Mussuto, Gaetano Rizzitelli, Vincenzo Amoia, Domenico Amenta e Giovanni Soave).

Le indagini sulla ricca partecipata della multiutility lucana dell’acqua, posseduta a sua volta al 100% da Regione e comuni, hanno evidenziato «l’irragionevole e diseconomica decisione da parte di Acquedotto Lucano - è sottolineato in un comunicato diffuso dalla Guardia di Finanza - di costituire un’apposita società di progettazione, avente quale oggetto sociale lo scopo di fornire prestazioni unicamente nei confronti della partecipante, al solo fine di affidarle l’intera fase di progettazione nell’ambito della realizzazione delle opere di gestione del sistema idrico integrato della Regione Basilicata».

Secondo gli investigatori, «la scelta effettuata da parte degli amministratori di Acquedotto Lucano di non procurarsi, direttamente, le professionalità idonee per assolvere le sue esigenze progettuali mediante specifica assunzione si è rivelata palesemente antieconomica».

La costituzione di una nuova società, «infatti, con costi annessi sia per il personale che per il consiglio di amministrazione, il mancato ricorso alle gare e, quindi, il consequenziale mancato ribasso associato all’evidenza pubblica (...) hanno prodotto un sensibile aumento dei costi relativi all’attività di progettazione».

«Gli amministratori della suddetta spa (Acquedotto lucano,ndr), che nel tempo si sono succeduti - concludono le Fiamme gialle - pur in presenza di oltre un decennio di un incontestabile aggravio di spese, nulla hanno posto in essere al fine di procedere verso una più sana gestione del pubblico denaro».

Il danno per l’erario è stato stimato considerando quanto ha incassato la ricca società figlia, e i costi che avrebbe sostenuto la società madre in un’ipotesi alternativa di gestione interna della progettazione, facendo le relative nuove assunzioni ed erogando gli incentivi dovuti. Di qui la cifra di 5milioni e 226mila euro soltanto negli ultimi 5 anni. Per i precedenti, infatti, sono già scaduti i termini di prescrizione, altrimenti il contro sarebbe salito di altri 3 milioni.

“Acquedotto lucano progettazione srl” è stata costituita nel 2003 e rappresenta un modello unico in Italia, a parte l’esperienza di una società omologa di Acquedotto pugliese, stroncata sul nascere dalla repentina retromarcia del consiglio di amministrazione.
Nelle intenzioni nasce «per superare le carenze del sistema infrastrutturale e per consentire il rinnovo delle reti sotto l’aspetto tecnologico e funzionale, il Piano d’ambito per la gestione delle risorse idriche in Basilicata ha previsto investimenti per complessivi 830 milioni di euro».

Per quella che fino all’entrata in funzione della “centrale unica” della Regione resta la principale stazione appaltante lucana doveva servire per «eseguire questi interventi nelle migliori condizioni di economicità della gestione e tempestività dell’esecuzione», fornendo «servizi di progettazione, direzione lavori, assistenza alle procedure di aggiudicazione» e quant’altro.

Il Quotidiano della Basilicata se n’è occupato a lungo a partire dal 2001, evidenziando alcune anomalie in particolare nella distribuzione degli incentivi. Anomalie riscontrate da ultimo anche dai militari della Guardia di finanza.

A luglio, all’ultima assemblea di Acquedotto lucano, il presidente della Regione Marcello Pittella ha annunciato l’intenzione di scioglierla per tornare a una gestione interna dei servizi di progettazione, che fino a oggi le sono stati delegati. Nell’ottica di creare «nuove economie» di spesa. 

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