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Il bilancio, poi corsa alla giunta
Martedì seduta sul rendiconto riequilibrato

Basilicata

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POTENZA - Martedì prossimo il consiglio comunale di Potenza dovrà cominciare il dibattito sull’ipotesi di bilancio riequilibrato.
Ancora una volta il voto sui conti della città sarà il momento in cui cristallizzare il quadro politico generale a Palazzo di Città.
Non solo capire chi sta con chi, ma fissare - questa l’opinione diffusa - un punto di non ritorno. Come a dire, adesso si cominci a far camminare Potenza.
La nuova amministrazione guidata da Dario De Luca si è insediata da oltre un anno, ma ha trascorso la maggior parte dei mesi a fare i conti con l’instabilità politica e una condizione finanziaria drammatica. Colpa dell’anatra zoppa (il ballottaggio consegnò la maggioranza al centrosinistra, ma il sindaco era quello sostenuto dal centrodestra) che più volte è stata affrontata con documenti, appelli, alleanze fatte e disfatte, accordi e riunioni. Ma nessuna soluzione.
Il dissesto - dichiarato il 20 novembre scorso - ha poi ingessato le casse comunali, bloccando ogni iniziativa politica, persino più di quanto ci si aspettava.
Nel frattempo, Procura della repubblica e Corte dei conti hanno aperto diversi filoni di indagine sulla gestione delle risorse comunali della passata amministrazione.
In questo contesto, la comunità locale si è trovata a fare i conti con servizi al minimo e tensioni sociali: si è andata assottigliando la speranza, come una visione chiara per il capoluogo.
Ed è proprio questo il punto che tutti mettono alla base del dibattito da aprire non solo in aula. Il voto sull’ipotesi di bilancio riequilibrato non sarà un voto di per sé “politico”. Dopo la corsa bipartisan e condotta su più fronti per evitare il commissariamento, come opporsi a questo rendiconto? Una volta ottenuto l’obiettivo dei fondi, come votare contro la soluzione inseguita a lungo da amministratori locali e parlamentari? L’emendamento che ha tecnicamente reso possibile ipotizzare un recupero del deficit comunale in più anni porta la firma di Salvatore Margiotta (Pd) e appena sotto quella di Guido Viceconte (Ncd).
Il bilancio riequilibrato, sviluppato in quattro anni come la recente norma nazionale permette, riporta in pareggio i conti della città, sanando così il disavanzo da decine milioni di euro. Grazie a un contributo della Regione di 42 milioni di euro, spalmato fino al 2017.
Messi in salvo i conti, sarà il momento di definire il futuro dell’amministrazione guidata da De Luca. E quindi dei nuovi assetti dell’esecutivo.
Sarà quello il momento in cui verranno formalmente aperte le trattative su giunta e confini di maggioranza a Palazzo di Città.
È passato molto tempo dalla firma del documento dei 24, quello di sostegno al sindaco De Luca: a firmarlo 23 consiglieri di centrosinistra e i Popolari per l’Italia, unica sigla di centrodestra che ebbe il ruolo di raccordo.
Nel frattempo, però, il Pd ha vissuto una nuova stagione di lacerazione interna. Due dei consiglieri vicini all’ex sindaco Santarsiero, Sileo e Carretta, hanno persino fatto ricorso contro una precedente bozza di bilancio.
Nel centrodestra consiliare un blocco importante è quello di Forza Italia e Liberiamo la città.
Le scelte dei Popolari per l’Italia saranno legate anche a scenari che toccano Roma: lo sforzo è quello di un rafforzamento dell’area moderata.
Fratelli d’Italia e la lista civica, le sigle che hanno voluto De Luca fin dal primo momento, hanno più volte criticato l’eccessiva vicinanza del sindaco al Pd, ma hanno concesso aperture rispetto ai singoli provvedimenti. Purché - hanno detto più volte - non sia giunta con i democratici.
Ecco, la giunta. Appena chiusa la votazione sul bilancio, uno dei nodi da sciogliere sarà l’esecutivo: interno o di tecnici? Nelle ultime settimane sono circolati tanti nomi, ogni gruppo ha i consiglieri di riferimento. Ma la verità è che le postazioni a disposizione non sono abbastanza per garantire la rappresentanza che ogni area al momento aspira ad avere. Nel centrosinistra sono davvero parecchie.
Che rapporto tra centrodestra e centrosinistra in esecutivo? Quanti assessori saranno indicazione diretta di De Luca? A complicare le cose, nelle quadratura vanno fatti i conti anche con le quote di genere.
De Luca ha sempre spiegato di preferire una giunta di consiglieri per garantire coesione e responsabilizzare le sigle politiche che proseguiranno il percorso «per il bene della città».
Ma, secondo molti, la giunta di tecnici faciliterebbe le cose. Con un esecutivo di esterni l’appoggio potrebbe essere garantito anche dai malpancisti; per il centrosinistra magari meno fatica a comporre la propria porzione di squadra.

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