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Perché è ingiusto collegare la battaglia
per la biblioteca a Matera 2019

Basilicata

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Tra poco anche il ritardo nella consegna delle cedole librarie per i sussidiari di prima elementare sarà uno scandalo. “Ma come, nella città capitale della cultura, i bambini non sono messi in grado di aprire i libri il primo giorno di scuola?”. Va così, nella baldoria evocativa del concetto di cultura identificata con libri, saperi, apprendimento.

Solo così si spiega la polemica, a mio avviso ingiusta (anche del Fattoquotidiano) che aggrava le preoccupazioni per la sorte della biblioteca provinciale di Matera ritenendo indecoroso per il titolo di quest’ultima che la struttura sia in decadenza, al pari del teatro (di proprietà di privati).

Chiariamo subito: la mobilitazione per un luogo come una biblioteca è sacrosanta, ma è strumentale dimenticare che la stessa sorte tocca alla biblioteca di Potenza, e a tutte le altre biblioteche provinciali  d’Italia per effetto della legge Delrio.

Le varie posizioni fin qui raccolte a sostegno della giusta causa omettono un particolare di non poco conto: la biblioteca si trova al centro di due distruzioni, la provincia come ente da una parte e l’industria della conoscenza dall’altra, per come concepita nel corso degli anni, dei secoli, quegli anni e quei secoli che, con immutata costanza, hanno consentito alle biblioteche e alle emeroteche di  consentire  in maniera unica la fruizione di cataloghi, rassegne, volumi.

Non se la passa bene la più grande emeroteca del mezzogiorno, la Tucci di Napoli, che già da qualche anno lamentava di non avere più soldi per la rilegatura.

Eppure è protetta da una legge regionale. Il punto allora è: dobbiamo soltanto preoccuparci di conservare semplicemente e di pagare degli stipendi a dei custodi di scaffale o dobbiamo cercare di capire come una città capitale della cultura può trasformare una crisi in opportunità?

Questa sì che è una battaglia che Matera può fare diventando modello. Se il problema sollevato è che mancano i soldi per acquistare libri e giornali si dimentica la crisi dell’anello iniziale del processo, cioè il dissolvimento dell’editoria. Il reddito dei lavoratori  non può non essere una preoccupazione (ma la cosa riguarda tutti i dipendenti delle amministrazioni provinciali) ma è difficile immaginare che una biblioteca, per come l’abbiamo concepita finora, possa continuare a fare quello che ha fatto finora nelle stesse modalità.

Oggi che, chi può, apre addirittura le case mettendo a disposizione biblioteche domestiche. E non è che  non vi si possano trovare, caro avvocato Buccico, delle cinquecentine o scritti autografi di Gore Vidal salvati dalla folle pulizia della casa italiana messa in vendita.

Chiediamoci, allora, che cosa rappresenta Matera oggi. E’ al centro di un flusso internazionale di visitatori e giornalisti. Su cosa ha scommesso e ha vinto nel dossier?

Sull’innovazione digitale e su nuove relazioni di cittadinanza. La biblioteca allora, accanto alla conservazione del patrimonio fin qui accumulato, può diventare un luogo vivo, di fruizione e scambio di conoscenza se questo processo avverrà con gli strumenti della contemporaneità.

E qui, con gli incubatori di innovazione e sviluppo che ci sono a Matera, sarà possibile immaginare un progetto nuovo capace di mettere in rete il patrimonio materano con il resto del mondo. Non solo. Non si comprano più giornali? Ma quanti giornalisti di tutto il mondo passano da Matera e passeranno sempre di più?

Si può immaginare, come un tempo a piazza San Silvestro a Roma, una grande e accogliente sala stampa pensando anche all’eventualità - perché no - che qui vi trasferiscano le redazioni i giornali locali (pagando ovviamente) e continuando così con i loro archivi (di carta e digitale) la raccolta dell’emeroteca, magari con una sezione dedicata (e una mostra permanente da implementare via via) a tutto quello che è stato prodotto finora per la vittoria del 2019?

Ancora: è possibile lanciare una campagna di adozione dei libri fin qui custoditi?

I cittadini materani che ne hanno voglia (nativi e abitanti temporanei) possono farsi carico di una scelta minima di questo tipo?

Si comincia così. Se noi cittadini dimostriamo di voler fare, costringeremo le istituzioni a darci attenzione. Il capodigabinetto del ministro Franceschini, il lucano Giampaolo D’Andrea, può aiutarci a capire se ci sono progetti che possono tornarci utili? Insomma, lamentare un problema senza prospettare una soluzione è diventata una prassi che non possiamo più permetterci.

Occorre uno sforzo di creatività, disponibilità a cambiare metodo di lavoro, capacità di mettersi in gioco, buona volontà e voglia di confrontarsi. Tutto il resto è solo polemica vuota e strumentale. 

Che Matera non merita, soprattutto se si tratta di vicende, come in questo caso, di cui non ha nessuna responsabilità.

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