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«Da soli non andiamo avanti»
Così il Sud immagina il futuro

Basilicata

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POTENZA - Nel Pd di Renzi quelli che si lamentano non sono ammessi. Così, nonostante l’insolita congiuntura - al Sud tutti i presidenti sono del Pd, così come del Pd è anche il governo centrale - la musica non è cambiata. Anzi, probabilmente il dialogo è diventato ancora più complesso.

L’estate scorsa, però, irrompono sulla scena i dati dell’Istat. Spiazzianti e imbarazzanti. «Non certo nuovi - spiega il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in collegamento con la piazza della Cgil a Potenza - ma che stavolta hanno un effetto inaspettato» .

Quei dati parlano del Sud e di quanto questi ultimi cinque anni di crisi abbiano spazzato via per sempre posti di lavoro e opportunità. «Il Sud - dice il segretario della Cgil Basilicata, Angelo Summa - è stato usato come bancomat. E le inefficaci politiche nazionali, a braccetto con le gravi responsabilità delle classi politiche locali, hanno prodotto questi risultati».

Sul palco ci sono gli attuali rappresentanti di quelle classi dirigenti locali. C’è il presidente lucano, Marcello Pittella, quello pugliese, Michele Emiliano, quello calabrese, Mario Oliverio, il vicepresidente abruzzese, Giovanni Lolli. E c’è Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, il sindacato che più degli altri si trova quotidianamente a sfidare le politiche renziane.

Il punto è sempre uno: da dove ripartire. “Laboratorio Sud”, quindi, lo slogan scelto per questa terza festa della Cgil, diventa così una specie di agenda su cui appuntare quelle che sono i temi da affrontare subito, nei prossimi mesi. E i temi sono chiaramente legati ai fondi: quelli comunitari, ad esempio. Ma anche quelli che il governo centrale in questi ultimi cinque anni ha sistematicamente tagliato a Regioni, Province, Comuni.

«Che poi diciamolo ai cittadini - dice Oliverio - che ora che sono state eliminate le Province non si potrà garantire il riscaldamento nelle scuole. Stesso discorso dobbiamo farlo per il trasporto pubblico». Quindi «noi apprezziamo tanto quegli 80 euro in più in busta paga, ma a fronte di quella cifra quanti servizi sono stati tagliati al cittadino?».

E poi ci sono le infrastrutture. «Che non sono solo materiali, ma anche sociali», dice la Camusso. Che non può però non far notare a Pittella la pessima situazione dei collegamenti con Potenza: «quel restringimento di carreggiata sul raccordo - dice - è un chiaro messaggio: non venite in Basilicata».

Bisogna ripensare e riprogrammare il Sud. Ma, «visto il fallimento del fai da te - dice Pittella - è evidente che dobbiamo cominciare a ragionare in termini diversi». Non più come regioni singole, ma come Sud. Perchè insieme - ed è anche la proposta di Camusso - si può iniziare a ragionare su come concretamente spendere fondi che sono sempre inferiori, dando la priorità a opere realmente necessarie. Perchè in questo momento l’obiettivo deve essere quello di far tornare competitivo il Sud. E «la soluzione non può più essere - spiega Camusso - quella di ridistribuire le risorse, spostando stabilimenti da Nord a Sud. Perchè la verità è che in questo momento anche il Nord sconta dei gravi ritardi rispetto all’Europa».

Bisogna piuttosto trasferire competenze. E chiedersi, per esempio, perchè gli Atenei del Sud hanno meno risorse rispetto a quelli del Nord. E perchè non si investa più sulla scuola e sulla preparazione dei nostri ragazzi che, infatti, devono poi trovare spazio altrove.

L’estate, dopo quei terribili dati dell’Istat, è stata trascorsa lavorando a un nuovo piano di azione a favore del Sud. Quel piano verrà ufficialmente presentato - ha spiegato Emiliano - il prossimo 12 settembre a Bari, alla Fiera del Levante. Un piano di sviluppo nazionale, in cui il Sud tornerà ad avere un posto. E ora o le regioni del Sud avranno la forza di presentarsi unite, con progetti concreti o quel divario (con il resto del Paese) non si colmerà mai. 

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