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La breve estate dei viceré
L'antipartito dei governatori del Sud

Basilicata

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IN principio fu Policoro. Il 15 luglio il “no” alle trivellazioni nello Jonio risuonò – non con tutto questo seguito, in verità – con le note di Bella Ciao levate da un combattivissimo Michele Emiliano in t-shirt nera. Il governatore pugliese guidava il drappello dei colleghi che contestavano il governo chiamandolo a un dialogo sul petrolio e sullo Sblocca Italia. Ne seguì un incontro in Abruzzo e poi, a fine luglio, giornate di vertici a Roma, con la strategia del dialogo al Mise (la proposta: rendiamo il Golfo di Taranto un luogo da preservare per legge come lo sono altri in Italia) portata avanti dai firmatari del cosiddetto “Manifesto di Termoli” vergato dall'assessore Aldo Berlinguer e nato «da un incontro nel quale i rappresentanti di sei comunità regionali italiane si sono riunite per condividere una visione ed una politica comuni sul tema della ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare». Sì, perché al di là del caso petrolio si era allora nella fase della condivisione e non a caso si parlava di «Comunità», qualcosa in più di un ente meramente amministrativo. La Regione Abruzzo di Luciano D’Alfonso, la Calabria di Mario Oliverio, le Marche di Luca Ceriscioli, il Molise di Paolo Di Laura Frattura e naturalmente la Puglia di Emiliano rafforzavano così il loro ruolo di traino e assieme di pungolo – per non dire spina – di un nuovo meridionalismo da declinare in mancanza di segnali importanti da Roma.
Passa qualche giorno e il Pd, ai primi di agosto, risponde con la direzione sul Sud – quella dell'annuncio del masterplan – ma non smette di rivendicare la felice e inedita anomalia riassunta nella slide esposta alla Festa dell'Unità di Milano con un Sud tutto rosso: il giorno prima, al seminario del sabato mattina sul Mezzogiorno, in mancanza proprio dei governatori “rossi” aveva relazionato la collega del Friuli Debora Serracchiani accompagnata dall'inner circle presidenziale.
Quello della felice concomitanza amministrativa è un mantra che Pittella – nel senso di Gianni – ha ripetuto da ultimo alla festa del Pd di Lagonegro (fine agosto). È alquanto rischioso, però, dipingere le regioni del Sud come un blocco unico. Esistono delle differenze fisiologiche: la Basilicata si trova, non solo geograficamente, stritolata tra i feudi dei “viceré” (come da definizione di Bruno Manfellotto in una recente pagina dell'Espresso, unico caso in cui Marcello non è stato scambiato per il fratello Gianni bensì per il padre Domenico) De Luca ed Emiliano, ingombranti anche come peso politico su scala nazionale, mentre il calabrese Oliverio si trova attualmente alle prese con problemi di governabilità interna – l’Anac di Cantone ha chiesto per lui 3 mesi d’inibizione per l'illegittimità della nomina del commissario dell’Asp reggina – dunque ha tutto l'interesse a cercare inediti protagonismi a Nord del Pollino. Domenica scorsa, non a caso, era l'unico governatore fisicamente presente – Emiliano ha partecipato in videoconferenza Skype – alla festa con cui la Cgil nazionale inaugurava proprio a Potenza e con il leader Susanna Camusso la sua antigovernativa campagna-Laboratorio in tour per le piazze d'Italia, partendo dal “no” al Jobs Act.

Gli ex cacicchi, «tutti eletti sotto le bandiere del Pd, ma freddi con il Pd, e forti di quello spirito autoritario e indipendente, localistico e popolare, un po’ Lauro e un po’ Leoluca Orlando, che piace tanto ai meridionali» nonché «pronti a minacciare un’Opa sul Pd di Matteo Renzi» – le parole sono quelle di Manfellotto –, poco più di un mese fa stavano «diventando per Renzi un problema, un contropotere di cui tenere conto, il nucleo di un nascente partito antipartito». Ora non riescono a sedere attorno a uno stesso tavolo come in una rivisitazione de “Il fascino discreto della borghesia” di Luis Buñuel.
Nel frattempo, il premier sceglie la terza Camera (Porta a Porta) per lanciare messaggi: «La vera misura che serve per il Mezzogiorno – hanno battuto l'altro ieri le agenzie – è prendere impegni specifici e portarli a casa. Non servono più libri dei sogni, che poi sono diventati incubi». Poi le priorità. «Gioia Tauro, Ilva, distretto aerospaziale Bari, turismo e cultura in Sicilia, le grandi partite della Sardegna come Alcoa su tutte e Olbia e Meridiana che si stanno sbloccando – ha elencato Renzi – o gli interventi sulle ecoballe e le crisi risolte a Reggio Calabria. Sarò nei prossimi giorni a Cosenza con presidente e ad di Poste per un progetto di innovazione». Come dire che il premier parla di Basilicata – regione più renziana, o comunque meno anti-renziana, tra quelle del Sud – solo in riferimento alla Fca del suo amico Marchionne. Nella black list snocciolata in tv dal segretario pd spiccava Emiliano, fiero anti-Renzi con Speranza, Bersani, l'autoproclamatosi sfidante nel 2017 Rossi e D'Alema. L'Espresso – che al Sud sparito dall'agenda del governo ha dedicato l'ultima, fortissima, copertina con la punta dello Stivale sotto il livello del mare – ha scritto di una telefonata di Palazzo Chigi per invitare i governatori meridionali a non andare alla Fiera del Levante — indicazione alquanto strana se si pensa che dovrebbe essere quella la sede dell'annuncio del masterplan sul Sud. «Emiliano – si leggeva ieri sul Corriere della Sera – ha fatto sapere di aver ritirato gli inviti per non dare a Renzi l'impressione di un assedio. Le due versioni non si contraddicono». Dallo staff di Pittella fanno sapere invece che non c’è stata alcuna telefonata e la presenza di sabato a Bari è regolarmente in agenda.
E gli altri? Per un Mario Oliverio che si prepara ad accogliere il premier – in realtà il vero maestro di cerimonie sarà il segretario pd Ernesto Magorno, renziano della prima ora ma per davvero – c'è un Vincenzo De Luca avvistato a Roma per giocarsi la partita del commissario alla Sanità, visto che il lucano ex sindaco di Salerno «è prudente nei rapporti di forza con il governo centrale» (il virgolettato è proprio di Emiliano).

Ma cosa si sa del masterplan? Per ora si presume abbia una portata soprattutto fiscale: si parte dal nodo dei 4,5 miliardi in meno ai Comuni – mentre dei 4 miliardi del Patto di stabilità con i Comuni ne sono stati sfruttati solo 2,8 – e si arriva a Irap e Irpef il cui taglio è previsto tra il 2017 e il 2018 (lo ha detto Renzi a Cernobbio), mentre per l'Ires i tecnici del ministero dell'Economia e delle Finanze starebbero studiando una misura che aiuterebbe proprio il Sud, «dando parte della risposta politica annunciata da Renzi a inizio agosto nel pieno della polemica scatenata dal rapporto Svimez (era il 30 luglio – ndr), secondo il quale dal 2000 il Mezzogiorno è cresciuto la metà della Grecia» (Repubblica di domenica). Si pensa anche a una forma di fiscalità agevolata per chi investe. Sarebbe l'ennesima vittoria di Renzi, doppia perché maturata mentre «il fronte dei governatori del Sud si è già sfaldato», come ha sentenziato ieri Marco Demarco sul Corriere della Sera.
La giovanissima Repubblica estiva dei viceré nata con un mezzo flop a Policoro potrebbe morire sabato a Bari senza aver compiuto il secondo mese di vita. Paradosso: il funerale si potrebbe celebrare proprio nel giorno del probabile annuncio epifanico del masterplan renziano sul (suo) Sud.

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