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«Così la Basilicata può trainare il Sud»
Petrolio, Michele Somma indica la linea

Basilicata

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POTENZA - Non è di certo tra coloro che possono essere tacciati di sovraesposizione mediatica. Anzi, il presidente di Confindustria, Michele Somma, fino a ora, si è contraddistinto per uno stile sobrio, improntato al “low profile”. Questa volta, pero’, rompe il silenzio e s’inserisce sui temi caldi che stanno tenendo banco in questi giorni: Mezzogiorno, Basilicata, Matera 2019 e anche petrolio. Lo fa alla ripresa dalla pausa estiva, all’indomani della festa della Cgil che ha messo al centro la riflessione sul riscatto del Sud, ma anche alla vigilia della manifestazione (senza precedenti) che oggi porterà davanti alla Regione gli imprenditori dell’indotto Eni.
Ma è soprattutto la via alla ripresa dello sviluppo della regione al centro dell’intervento del leader degli industriali lucani.
Una sfida che secondo Somma passa attraverso tre “giacimenti” (la scelta del termine non è certo causale) principali: manufatturiero, petrolifero e turistico/culturale. Settori rappresentati da altrettanti fonti di ricchezza: polo dell’auto di Melfi, le Valli del petrolio, Matera 2019. Quella che definisce «un’impresa motore di sviluppo internazionale».
«Vogliamo una Basilicata - dice - dove si possa fare sempre meglio impresa. Perché se la nostra Regione riparte, certamente sarà un traino per il Sud e per lo sviluppo dell’intero Paese».
Al termine di un’estate che ha riportato al centro dell’agenda politica la “questione Mezzogiorno”, Somma si dice certo del ruolo che la Basilicata può giocare in questa fase, spingendo l’acceleratore della crescita. In ballo c’è anche la nuova programmazione dei fondi europei. Ed è proprio da qui che secondo il presidente di Confindustria bisognerebbe partire, concentrando gli interventi su alcune priorità: infrastrutture, ricerca e sviluppo, automotive, energia, turismo/cultura e sostegno alle imprese. «Un quadro strategico unitario che ha tre punti di forza», dice.
Questi i tre motori «in grado di rilanciare la Basilicata su uno scenario internazionale». «Risorse uniche e straordinarie - spiega - che ci consentiranno di diventare un modello di impresa vincente a livello internazionale che sa coniugare l’eccellenza tecnologica alle migliori best practice nel campo di una sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale ed economica».
Cita l’esperienza di Marchionne con Fca per dire che «un’impresa manifatturiera può risultare vincente se trova intorno a se condizioni di contesto favorevoli». E a Melfi - continua - «ci sono tutte le condizioni perché quell’area industriale possa diventare una realtà importante a livello europeo nel settore dell’automotive».
Non solo grande industria, ma soprattutto turismo, che - aggiunge - in Basilicata «ha numeri ancora troppo piccoli rispetto al potenziale che l’intero territorio può esprimere ed offrire». Ma c’è una grande occasione all’orizzonte, rappresentata da Matera 2019. Un’occasione «che non possiamo permettere vada sprecata». Anche Somma traccia il parallelo con quello che ha rappresentato per l’Italia l’Expo 2015 di Milano. Ma per fare in modo che anche la Città dei Sassi sia in grado di raccogliere la sfida è necessaria «un’azione coordinata di promozione e di sostegno agli operatori». L’obiettivo deve essere portare la Basilicata e tutti i suoi ‘tesori’ sui mercati del turismo internazionali. E l’intervento del presidente di Confindustria non poteva prescindere anche da una valutazione sulle tematiche relative alle attività estrattive. Per altro, a 24 ore dalla prima manifestazione che porterà in piazza alcuni imprenditori dell’indotto Eni. La posizione dell’associazione degli industriali in merito non è certo nuova. Ma Somma coglie l’occasione per rilanciare i temi che questa mattina saranno la bandiera di coloro che sceglieranno di essere davanti al Palazzo della Regione, in una manifestazione - dice lui - «spontanea e genuina». «I giacimenti petroliferi - afferma Somma - sono una risorsa importantissima per la nostra Regione e per l’intero Paese, in grado di generare non solo un indotto occupazionale (circa 3.000 persone) e royalties (circa 2 miliardi di euro versati in 15 anni a Regione e Comuni dell’area estrattiva), ma soprattutto di interagire in maniera trasversale con i settori del manifatturiero e della cultura/ambiente/turismo». Il presidente condivide pienamente le ragioni e le preoccupazioni degli imprenditori delle aziende che operano nel comparto, denunciando «il grave ritardo legato agli iter autorizzativi e burocratici che di fatto stanno rallentando gli investimenti da parte delle compagnie petrolifere, legati peraltro agli accordi del 1998 e del 2006» . E sottolinea «in maniera irrazionale». Nelle sedi istituzionali competenti Confindustria Basilicata – ha ricordato Somma - ha sempre rappresentato questo stato di cose che si riflette direttamente e in modo negativo anche sullo sviluppo delle aziende lucane e della conseguente occupazione.
«Un tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese che è cresciuto intorno al petrolio e si è qualificato al punto da allargare i propri confini riuscendo a portare il proprio know how anche in altri Paesi, dal Mozambico al Qatar. Quella di questa mattina - aggiunge - è un’iniziativa che nasce e si sviluppa in maniera del tutto naturale per rendere percepibili le reali ricadute delle attività petrolifere in Val d’Agri».
Una valutazione positiva, dunque, quella di Confindustria all’iniziativa di oggi. «Riteniamo necessario - ha aggiunto - incidere con ulteriore determinazione sui tavoli del confronto e del dialogo perché si rimettano in moto velocemente tutti i progetti legati agli accordi del 1998 e del 2006, sempre nel rigoroso rispetto delle norme di legge, soprattutto quelle a tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza, nella convinzione che ogni attività industriale, anche quella estrattiva, svolta nel rispetto delle leggi non contrasta assolutamente con i diritti inalienabili del territorio e della persona. Ma ripresa e occupazione potranno esserci solo se intorno all’impresa si creeranno tutte quelle condizioni necessarie per crescere e svilupparsi. E la Basilicata - conclude - può e deve farcela».

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