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MEZZOGIORNO - L'intervista
Estrazioni, Viceconte vuole raddoppiarle

Basilicata

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POTENZA - Su energia, estrazioni e questione meridionale, “Io la penso così”. Il senatore lucano del Nuovo centro destra di Alfano, Guido Viceconte - a margine del dibattito delle scorse settimane rispetto al rilancio del Mezzogiorno (a seguito degli impietosi dati dell'Istat) e della mai sopita questione petrolio che interessa la Basilicata in maniera particolare - interviene in controtendenza. Viceconte, che di Ncd (il partito del sottosegretario Vicari che proprio in questi giorni un anno fa salì agli onori della cronaca per la polemica accesa sullo Sblocca Italia con il presidente della Regione Marcello Pittella) è il responsabile del Mezzogiorno, non teme di lanciare proposte “scomode” come quella di raddoppiare le estrazioni.

Senatore, lei è uno di quelli che non ha mai nascosto di essere a favore delle estrazioni. Ha cambiato idea?

“Non sono contro o pro a prescindere. Mi spiego: in questi giorni ha avuto grande risalto la notizia della scoperta del “supergiacimento” di gas e petrolio in Egitto con l'italiana Eni che fa un grande passo in avanti per qualificare la sua posizione di partner fondamentale dell’economia del Mediterraneo e dell’Africa. Per il governo egiziano, il nuovo giacimento risponderà ai fabbisogni energetici dell’Egitto per i prossimi dieci anni e darà una prospettiva capace di ridare ossigeno all’economia egiziana, alle prese con una dura crisi economica”.

In Egitto insomma si festeggia. In Italia andrebbe così?

“In Italia è tutto più complesso. Mentre in Egitto la scoperta del super giacimento di gas petrolio è la notizia del decennio, salutata come la vincita di una grande lotteria per l’intero Paese e per le generazioni presenti e future, nel nostro Paese si fa di tutto per bloccare gli investimenti nella ricerca dei giacimenti, generando solo paura immotivata, tensione sociale e una voglia ancestrale di “ritorno al passato””.

Sarà vero ma intanto la sicurezza ambientale non può certo essere ignorata o derubricata a tema di contesto…

“Non c'è dubbio che quella della sicurezza delle procedure di valorizzazione delle risorse energetiche sia una questione preminente. Su questo dobbiamo fare fronte comune. La recente Enciclica di Papa Francesco pone chiaramente i limiti etici sul problema dello sfruttamento delle risorse. Noi siamo per una politica degli investimenti in sicurezza e nel massimo rispetto del principio di precauzione e dell’assoluto controllo sui processi. Tutti gli operatori devono osservare detti limiti, che per essere oggettivi e vincolanti devono essere tradotti in norme giuridiche vincolanti e invalicabili e rispetto alle quali gli operatori devono strettamente e rigorosamente attenersi. Pena la decadenza dalle concessioni”.

Non è troppo semplicistico?

“Veda, la questione comunque non è materia da populismi o da semplici slogan. La verità è che l’Italia consuma 120 milioni di tonnellate di petrolio e gas e spende 66.5 miliardi di euro per le importazioni: questa somma è pari al 4,45 del Pil nazionale. Il contributo delle risorse nazionali di gas più petrolio è veramente minimo ed è pari ad appena 12 milioni di tonnellate (di cui 5 milioni estratti nella sola Basilicata), a fronte di riserve accertate che sono tra le maggiori d’Europa e che si trovano in particolare nel sottosuolo lucano”.

Insomma ipotizza di aumentare le estrazioni?

“E’ il momento di dare una svolta. E’ l’ora di dare sostanza operativa alla Strategia energetica nazionale approvata dal governo Letta nel 2013 e alla normativa nazionale approvata nel 2014 sotto il Governo Renzi e sul quale Ncd ha dato piena fiducia: bisogna raddoppiare entro il 2020 le estrazioni di idrocarburi in Italia, arrivando a 24 milioni di barili l'anno, con investimenti pari a 15 miliardi l’anno e conseguenti nuovi 25mila posti di lavoro e un risparmio di almeno 5 miliardi all’anno sulla bolletta energetica nazionale. Tale azione porterà inoltre ad un aumento di Pil nazionale pari ad almeno un punto e ad un maggiore gettito per lo Stato pari a circa un miliardo e mezzo di euro tra imposte e royalties per diritti di estrazione”.

Così in Basilicata si rischierebbe la “rivoluzione”. Non teme le polemiche e le reazioni in piazza?

“Il presidente Renzi e il presidente Pittella non possono rimanere aggrovigliati dalle sirene del pauperismo ambientalista. Abbiamo bisogno di un sistema integrato di valorizzazione delle fonti energetiche e di sviluppo del territorio come bene comune e attuare senza perdere un minuto di tempo un piano strategico e operativo in attuazione del Memorandum del 2011 e dei successi atti normativi e istituzionali acquisiti in questi ultimi tre anni”.

La soluzione però non può essere solo il petrolio. In Basilicata la popolazione è sempre più sfiduciata. E la Basilicata e tutto il Sud sono in estremo ritardo anche rispetto al resto d'Italia. Qual è il suo pensiero in merito?

“Ha ragione. Non possiamo illuderci. Il Mezzogiorno è ancora in grave ritardo. Dobbiamo avere il coraggio di fare azioni immediate, in Parlamento, per evitare i soliti slogan, il rimpallo delle responsabilità, la formulazione di ricette e la fornitura di panacee miracolose quanto inesistenti: dobbiamo intervenire immediatamente con tre azioni”.

Cioè?

“Penso in particolare a tre misure di carattere normativo ad azione immediata. La prima: inserire nella Legge di Stabilità una norma “taglia enti inutili”: o Invitalia o Agenzia di Coesione, per governare in maniera semplificata ed europea questi flussi di spesa con una classe dirigente finalmente indipendente e qualificata. La seconda: inserire nella Legge di Stabilità l’approvazione di un Piano della Logistica e delle Infrastrutture per il Mezzogiorno e di un Piano della Rigenerazione urbana e ambientale e del risanamento idrogeologico per il Mezzogiorno, con il relativo Allegato degli interventi prioritari e strategici, definiti in sede Cipe. La terza: una fiscalità di vantaggio per gli investitori: chi investe nel Sud paga una unica tassa per una aliquota massima del 25 per cento e paga il 50 per cento dei contributi ai lavoratori per quattro anni (il resto è a carico dello Stato o delle Regioni)”.

Il fine?

“Servono fatti. Limitarsi a dettare slogan perpetuerebbe un atteggiamento da provinciali o da “showman” della politica. Nella sede parlamentare agiremo per portare al Mezzogiorno e all’intero Paese dei risultati normativi e istituzionali concreti e tangibili, secondo una agenda chiara e costruita per risultati attesi e non per obiettivi indefiniti e non misurabili”.

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