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Sì (molto ampio) al bilancio
Contrari al rendiconto FI, M5S e Scelta Civica

Basilicata

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POTENZA - Il voto sulla proposta di bilancio riequilibrato è stato «un punto di partenza», non certo un approdo. Talmente scontato, bloccato e tecnico da arrivare a larghissima maggioranza e senza sorprese.

Il Comune di Potenza, in dissesto da novembre, deve ora recuperare il disavanzo, tagliando ancora i servizi e «riorganizzando soprattutto le spese, eliminando gli sprechi».

Il consiglio comunale di Potenza ieri si è espresso con un diffuso e bipartisan “sì” all’ipotesi di bilancio riequilibrato che il Viminale dovrà controllare. Si sono astenuti due consiglieri dem vicini all’ex sindaco Santarsiero, Lucia Sileo e Nicola Lovallo. Sono arrivati tre soli «no», quelli di Francesco Fanelli (FI), Savino Giannizzari (M5S) e Francesco Flore (Scelta civica).

Il testo approvato ieri in aula vuole rimettere ordine nei conti comunali, recuperando un deficit grave, grazie a un contributo di 42 milioni della Regione Basilicata (spalmato in quattro anni) e all’allungamento del tempo per il risanamento concesso dal parlamento. Un contesto, tra norme votate in parlamento e fondi trovati a livello locale, costruito - dicono un po’ tutti - grazie al lavoro collegiale dei parlamentari lucani (di Margiotta, Pd, era la prima firma sull’emendamento dal decreto Enti locali), del governatore Pittella, degli amministratori che hanno alzato barricate e di quelli che hanno sostenuto il Salva Potenza.

«Consapevoli - ha riassunto per tutti Sergio Potenza (Pu) - che evitare il commissariamento al capoluogo significa far bene a tutta la Regione».
De Luca non ha fatto una relazione politica, ma ha dato un indirizzo generale, un po’ auspicio, un po’ appello. «Così non posso andare più avanti». Senza assessore al Bilancio, senza quello all’Ambiente, con una macchina amministrativa da riorganizzare e la politica cittadina che ancora non ha definito ruoli e posizionamenti. Chi è in maggioranza e chi all’opposizione? Difficile dirlo dopo il voto piuttosto compatto di ieri.

Proprio quel voto sarà il punto di partenza per la trattativa sulla prossima giunta. Non si prospetta una quadratura facile: troppe aree invocano rappresentanza rispetto alle postazioni utili. «Bisogna trovare il giusto supporto politico per agire con determinazione», ha tagliato corto De Luca.

Il capogruppo del Pd, Giampiero Iudicello, ha garantito l’unità di democratici e alleati. «Superata la fase ragionieristica, ora serve maggiore coinvolgimento. Il dissesto non può essere una valida risposta per ogni problema, ma è vero che il sindaco va aiutato a fare di più». A intaccare l’idea di unità nel partito resta la scelta di due consiglieri Pd, Carretta e Sileo, che hanno fatto ricorso al Tar - perdendo - contro una precedente ipotesi di bilancio riequilibrato. Proprio tutti compatti i democratici di Potenza non sono.
«Se ci fosse stata la possibilità di lavorare con un esecutivo politicamente più forte - ha fatto eco Michele Cannizzaro (Liberiamo la città) - oggi non ci troveremmo in una situazione così critica».

La verità è che in un consiglio così articolato e variegato a De Luca toccherà fare da «mediatore». Lo dice Donato Pace (S&D): «Il lavoro di squadra deve andare oltre il colore politico dei singoli partiti».

Ma quale lavoro? Quali programmi? Sono le voci contrarie e sottolineare la scarsa chiarezza del punto. Giannizzari si sarebbe aspettato maggiore lavoro sui fondi europei, vera opportunità per un comune con i conti in rosso e voglia di sviluppo. È Fanelli a far notare, invece, che in un voto largo di approvazione ciò che manca è una chiara proposta politica. Come a dire, va bene la ripartenza, ma verso dove?

Sullo sfondo, un timore, poggiato sempre là, nel contesto degli enti locali piegati da tagli e riforme. «E se davvero il Governo decidesse, come annunciato, di eliminare Imu e Tasi? - fa notare Felice Scarano, presidente della commissione Bilancio - Per i Comuni nuovi fondi in meno». E per Potenza sarebbe «punto e a capo».

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