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Potenza, il rimpasto è ancora un garbuglio
Più facile sostituire le postazioni scoperte

Basilicata

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POTENZA - Nonostante auspici ripetuti e invocazioni generali, la tempistica del rimpasto di giunta non sarà stretta. La quadratura politica al Comune di Potenza non è operazione semplice, neanche ora che il bilancio è stato approvato e che tutti, ma proprio tutti, chiedono di riattivare l’amministrazione, e con essa la città di Potenza.
A un anno dall’insediamento, il consiglio comunale è un palcoscenico persino più ingarbugliato di quanto lo fosse in partenza. Il confine di maggioranza e opposizione non è ancora molto chiaro. L’anatra zoppa, insomma, a dispetto dei documenti firmati, delle alleanze più volte modificate e degli impegni assunti, non sembra superata.
A testimoniare una volontà generale e bipartisan di sostenere il sindaco Dario De Luca c’è solo l’esito del voto sul rendiconto comunale: il sì ha accomunato FdI, Pd, pezzi di centrosinistra e centro moderato. Stando al voto in aula di martedì, all’opposizione ci sono solo tre consiglieri: Giannizzari (M5S), Fanelli (FI) e Flore (SC). In realtà le cose sono meno lineari.
Il voto sul bilancio è sembrato il tentativo di mettere un punto, di tirare una linea oltre cui andare avanti. Senza mettere prima in sicurezza i conti di un comune in dissesto, del resto, come pensare di avere un futuro politico? Grazie al soccorso della Regione (42 milioni di euro in quattro anni) e a una modifica alle norme statali in materia finanziaria, Potenza ha evitato il commissariamento. Ma ora?
Nel corso del dibattito consiliare un po’ tutti i consiglieri hanno lanciato un appello a fare presto, a rinsaldare l’esecutivo e chiarire il quadro di governo. La pratica, però, è altra questione.
Nel centrodestra la Lista Civica e Fratelli d’Italia hanno messo sull’avviso De Luca, il sindaco che hanno sostenuto dal primo turno: il «sì» sul bilancio è un’apertura di credito. Sostegno, sì, ma basta schiacciare l’azione di governo su democratici e alleati.
Sul fronte avverso la compattezza è da tempo una chimera. Il Pd è lacerato tra posizionamenti e dissidi interni. Proprio sul bilancio, due consiglieri vicini all’ex sindaco Santarsiero, Sileo e Lovallo, hanno marcato la differenza con voto di astensione.
Il Pd, allora, guarda al congresso per provare a fare sintesi. L’appuntamento di fine settembre dovrebbe essere la sede per definire una linea unitaria (unica?) sulla città capoluogo: governo con De Luca? entrare o meno in giunta?
A complicare le relazioni di coalizione ci sono le esigenze di rappresentanza dei partiti più piccoli del centrosinistra, che pure vantano consiglieri eletti e contributo elettorale. Ma le postazioni a disposizione sono decisamente meno delle aree che chiedono visibilità.
La trattativa è aperta e al momento non è neanche chiaro se debba concentrarsi su una giunta di interni - la più problematica per la quadratura - o una giunta di esterni - che permetterebbe al centrodestra di poter governare nello stesso esecutivo degli avversari, visto che non sarebbe “marchiato” da simboli di partito.
Mettere a sistema queste condizioni richiederà tempo e, c’è da scommettere, nuove logoranti discussioni. Il centrosinistra parlerà con De Luca che, a sua volta, parlerà col centrodestra e valuterà qualche nome di fiducia da proporre. Servirà tempo.
Nel frattempo, però, il governo cittadino continuerà a essere monco? De Luca è stato chiaro, lo ha detto più volte negli ultimi giorni: «Così non posso andare avanti», non con un esecutivo a metà. Mancano assessori per deleghe importanti: bilancio, ambiente, personale. In attesa che la politica cittadina trovi un modo per far quadrare relazioni ed equilibri di partito, De Luca deve trovare il modo per far quadrare la città. I cui tempi non sono da un pezzo quelli della politica.

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