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Assemblea Pd, nuovo rinvio in vista
Irrisolti tutti i nodi al centro della discussione

Basilicata

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POTENZA - L’appuntamento è domenica a Potenza. Con un ordine del giorno che va dalla nomina degli organi regionali di direzione del partito, al Pittella bis, passando per l’ingresso nella giunta del capoluogo. Ma ad oggi non risulta pervenuta alcuna convocazione ufficiale, e comincia a farsi strada l’idea di un clamoroso rinvio a data da definirsi.

Rischia di saltare l’assemblea regionale del Partito democratico annunciata a luglio dal segretario Antonio Luongo, per placare gli animi già accesi dalla sconfitta alle ultime amministrative di Matera.

In teoria ci sarebbe di tempo fino a venerdì per convocare tutti, ma se entro domani non accadrà qualcosa da più parti all’interno della variegata galassia dem si prevede il nulla di fatto. Un rinvio a data da definirsi, per provare a costruire un accordo, che al momento non esiste, almeno su alcuni dei temi in discussione, da portare ai membri dell’assemblea sostanzialmente soltanto per la ratifica. Temi all’apparenza diversi che invece finiscono per intrecciarsi, come il sostegno alla giunta potentina del sindaco di centrodestra Dario De Luca, e l’apertura agli sconfitti delle primarie (sembrano passati anni, ma il ricordo è ancora vivissimo) per un rilancio dell’azione di governo della Regione, guidata in solitudine regale da Marcello Pittella. Perché la prospettiva in caso di fallimento delle trattative è identica: l’aumento delle spaccature già esistenti all’interno del partito. Col rischio di ripetere anche alle prossime amministrative la debacle delle ultime consultazioni nei capoluoghi.

A Melfi come a Rionero la situazione del Pd è delle peggiori, anche se gli amministratori uscenti sono espressioni di Psi e Sel.
A Potenza la trama è ancora più intricata dopo le scintille che si sono accese all’ultima direzione cittadina, col “congelamento” del segretario fino alla data del congresso indetto per il 27. Non una data a caso, a una settimana di distanza dall’assemblea regionale. L’idea era di provare a raccoglierne i frutti di una riconciliazione a livello superiore. Ma l’impressione è che anche questa possa rivelarsi una vana speranza, riportando tutto e tutti al punto di partenza.

Poi c’è Luongo, che vive una condizione del tutto particolare. E’ a lui che si guarda ancora per cercare soluzioni, ma è sempre a lui che si guarda per cercare anche un responsabile della situazione. L’asse che lo ha sostenuto in assemblea non esiste più. Quella era la somma dei voti di Folino, Speranza, De Filippo, Santarsiero, Chiurazzi e Adduce. A cui si sono sommati in un secondo momento quelli di Paradiso-Lacorazza.

Ma Folino è sempre più lontano dal partito di Renzi, Speranza ha sposato l’asse “Salva Potenza” e l’ex sindaco Santarsiero non l’ha presa bene, riscoprendo le affinità con l’ex sindaco di Firenze. Adduce non ha digerito l’atteggiamento di alcuni pittelliani alle ultime elezioni nella città dei Sassi. Mentre Lacorazza è scettico su un patto locale che mette assieme renziani e antirenziani. Affianco al segretario resterebbero soltanto Chiurazzi e De Filippo, e c’è chi maligna che, alla fine, un segretario “debole” è proprio quello che si auspica Pittella.

Restano sullo sfondo, almeno all’apparenza, temi come il petrolio, che provocano tensioni anche a livello nazionale, e lo statuto regionale, che potrebbe aprirsi a modifiche sostanziali sulla questione delle incompatibilità dei membri della giunta. Ritocchi che permetterebbero di ricavare nuovi spazi di manovra nella scelta degli assessori.

Ma perché la “carta” della Regione diventi legge, in un modo o in un altro, occorreranno comunque altri mesi, mentre c’è chi è ancora convinto che il rimpasto, o il rimpastino non possa più aspettare. Intanto le prossime amministrative si avvicinano.

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