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Il Pd rinvia ad ottobre l'assemblea
A cascata in standby anche i congressi locali?

Basilicata

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POTENZA - La notizia era nell’aria e, puntuale, ieri mattina, è arrivata l’ufficializzazione del segretario Luongo: l’assemblea regionale del Partito democratico che doveva tenersi domenica 20 è stata rinviata a ottobre.

Una comunicazione di poche righe, solo per precisare, in aggiunta, che la decisione è stata assunta «sentiti il presidente della Regione, Marcello Pittella, e il capogruppo in Consiglio regionale, Roberto Cifarelli». E che «è scaturita dalla comune volontà di adoperarsi per consentire la determinazione di un quadro politico più chiaro ed unitario in grado di affrontare le impegnative sfide che attendono il Pd nei prossimi mesi».

Tradotto in una forma più immediata, continua lo stallo che da tempo tiene in scacco il Pd lucano e il bandolo della matassa è tutt’altro che trovato.

In ballo, chiaramente, non c’è solo elezione degli organismi dirigenti del partito: presidente dell’assemblea regionale, direzione regionale, commissione di garanzia. La partita è molto più ampia e complessa e tiene dentro gli equilibri che determineranno i rimpasti di Giunta regionale e quella comunale di Potenza, che, a questo punto, a cascata slittano anch’esse. Stesso destino per il congresso cittadino che doveva celebrarsi domenica 27. Per ora, insieme al partito, resta tutto congelato.

A dispetto del carattere dell’urgenza delle questioni aperte: a partire dal nuovo esecutivo del capoluogo, ormai allo sbando.
E di certo non perché manchi la piena consapevolezza che solo il raggiungimento di nuovo equilibrio interno potrebbe dare slancio a un partito, che dopo che le batoste delle amministrative di Potenza e Matera, ha bisogno più che mai di rinnovata credibilità. Ma a quali condizioni per le varie correnti? E’ questo il nodo che rimane al pettine. E le dinamiche locali non sono completamente sconcatenate rispetto a quelle nazionali. L’area che fa riferimento a Roberto Speranza - a Roma, minoranza che si oppone al segretario e premier Renzi, in Basilicata quella esprime il segretario regionale - si appresta a ingaggiare un nuovo braccio di ferro sulla riforma del Titolo V. E’ di ieri la notizia del nuovo strappo, dopo che la senatrice bersaniana ha abbandonato il tavolo di confronto con il ministro Boschi sull’analisi del disegno di legge. Uno scontro destinato a crescere, con quali conseguenze sugli equilibri locali? Del resto, il partito democratico lucano è retto dal segretario meno renziano che ci sia. Ed è questo l’altro anello “debole” della catena. Non solo per ragioni strettamente politiche. La corrente lucana che fa capo all’ex sindaco di Firenze ha più volte espresso (anche con documenti ufficiali) le proprie lagnanze rispetto alla gestione del partito da parte di Luongo. A poco più di un anno di distanza dal congresso che portò alla sua elezione, il quadro ha subito mutamenti non sottovalutabili. E qui entra in gioco la condizione che pongono i renziani: sostegno al segretario a cui però si chiede una proposta su Giunta regionale e comunale di Potenza che “riconosca” loro di essere in credito. In pratica se l’area speranziana vuole mantenere il segretario regionale, dovrà essere pronta a un passo indietro nelle altre “vertenze” politiche aperte. Una proposta che, evidentemente, ancora non c’è e che ha portato dritto alla data di ottobre per la celebrazione dell’assemblea. Terzo punto. Nessuno dei renziani lo dice esplicitamente, ma il sostegno al mandato di Luongo alla guida del partito sarebbe comunque a termine, prima della scadenza naturale. Nel frattempo, chi sembra non aver gradito molto la scelta del rinvio è il presidente Lacorazza che già nella serata di ieri ha convocato l’assemblea dei delegati dell’area paradiso. Nel corso della quale è stato ribadito che l’ago della bilancia non può pendere solo in base agli equilibri che vanno delineandosi a Roma. Si rischia il pantano - è quello che è emerso - per il Pd, la Regione e Potenza. L’area chiede un confronto vero, di decisioni, rapide ed equilibrate. Fermo restando che questo non intacca la volontà di uno spirito unitario. E intanto a ironizzare su facebook sulle motivazioni del rinvio in nome dell’unità, è l’ex segretario di partito, Erminio Restaino.

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