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Referendum antitrivelle
La maggioranza dice “sì” , il 22 la proposta arriva in consiglio

Basilicata

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POTENZA - L’iter è segnato, i tempi sono serrati, per arrivare al termine ultimo del 30 settembre con il voto definitivo del Consiglio regionale sul referendum “anti trivelle”, secondo la proposta approvata all’unanimità, venerdì scorso, dalla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, su proposta del lucano Piero Lacorazza.

E la prima tappa si è consumata ieri mattina, nella riunione di maggioranza che ha discusso i quesiti referendari: uno relativo all’articolo 35 del decreto Sviluppo del 2012, due relativi a modifiche all’articolo 38 del recente Sblocca Italia e altrettanti che andrebbero a modificare norme precedenti, collegate alla legge varata lo scorso novembre.

La maggioranza di centrosinistra ha condiviso la proposta che tra l’altro era stata già discussa nella conferenza dei capigruppo del 6 agosto scorso. Il prossimo step è fissato per mercoledì, quando i quesiti saranno all’attenzione della prima commissione consiliare permanente, per poi approdare in Consiglio il prossimo 22 settembre.

Prima del 30, appunto, (termine ultimo per approvare il referendum) , ma dopo il nuovo appuntamento che i presidenti delle Regioni del Sud si sono dati a Termoli, come era già avvenuto a luglio.

Nel corso del quale i governatori del “no alle trivelle in mare”, tra cui il lucano Marcello Pittella, si esprimeranno sulla materia.
Stesso iter che si ripeterà anche nelle altre Regioni, dopo che tutti i presidenti dei Consiglio, venerdì scorso, hanno assunto l’impegno di sottoporre al vaglio delle Assemblee l’ipotesi di referendum. Affinché il referendum possa essere presentato è necessario che almeno 5 Consigli regionali approvino gli stessi quesiti referendari.

Nel frattempo, nella riunione di ieri mattina, è emerso anche il pieno sostegno della maggioranza alle iniziative assunte in questi mesi dal presidente della Regione Marcello Pittella: da una parte le iniziative sul territorio, dalla manifestazione di Policoro per dire “no” alle trivelle nello Jonio, all’incontro a Termoli con gli altri governatori; dall’altra, l’interlocuzione con il Governo nazionale per rivedere, in accordo con  le  Regioni, anche la normativa sulle estrazioni a terra, «per meglio calibrare la capacità e sostenibilità dell'utilizzo dei territori, e ribadendo che in ogni caso non si potrà superare il limite, sia in termini di consumo del suolo che di produzione, di 154 mila barili previsto dagli accordi siglati nel 1998 e nel 2006».

«La maggioranza - si legge nel documento inviato dal capogruppo del Pd in Consiglio, Roberto Cifarelli - auspica che nella riunione del 22 settembre sul si ai tre quesiti referendari si possa realizzare la più ampia convergenza di tutte le forze politiche nell’interesse della Basilicata».

La proposta di referendum, più che un vero e proprio smantellamento degli articoli 35 del decreto Sviluppo e 38 dello Sblocca Italia, rappresenta una sorta di “operazione chirurgica” che interviene a modificare parti dei due articoli: per il primo, quella che riguarda le estrazioni in mare; per il secondo, invece, i rapporti tra Regioni e Stato nelle autorizzazioni delle estrazioni su terraferma.
In particolare, la proposta abrogativa riguarda i commi 1, 1-bis e 5 del famigerato articolo 38. 

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