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Il Pd che ha paura di decidere
Dal 2013 una lunga catena di “time out”

Basilicata

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POTENZA - Un rinvio lungo tredici mesi e qualche settimana. E’ dal 5 agosto 2014 che il Partito democratico della Basilicata vive in una sorta di sala di attesa. Dal giorno in cui Antonio Luongo (secondo alle primarie contro Luca Braia ma primo per numero di delegati a favore grazie al sostegno degli allora civatiani di Dino Paradiso) fu proclamato segretario regionale del Pd. Ma è addirittura da più tempo ancora che quel che fu il Partito regione non trova altra soluzione che rinviare. Perchè quel congresso regionale che si concluse il 5 agosto scorso fu un vero e proprio lunghissimo travaglio con deroghe di rinvio chieste a Roma come fossero noccioline. Tanto che mentre gli altri facevano primarie ed eleggevano segretari, in Basilicata al massimo ogni tanto ci si vedeva al Principe di Piemonte, si litigava e poi qualcuno faceva da mediatore solo per ratificare l’ennesima richiesta di altro tempo. E pensare che fino a un paio di anni prima i lucani dem venivano utilizzati come esempio di gestione virtuosa della macchina partito. Mai una data non rispettata. Ora, è noto a tutti, che dalla vittoria di Marcello Pittella (ma prima ancora le dimissioni da segretario di Roberto Speranza e quelle di Vito De Filippo da presidente della Regione) alle primarie per la candidatura da governatore alle regionali nel settembre del 2013 contro Piero Lacorazza e tutta la batteria di big che lo sosteneva il Pd lucano non solo ha cambiato leadership ma anche pelle. Ma anche questo sembra non più sufficiente a giustificare un’assenza totale di una successione lineare di eventi. Il rinvio ennesimo della composizione degli organismi arriva alla fine di due mesi in cui il Pd lucano ha mostrato nervi scoperti e livore anche inatteso. Allungare ancora l’attesa rischia di aumentare ancora la distanza più che accorciarla. Si dirà e si è detto: il quadro nazionale è in piena evoluzione e serve capire cosa accadrà al Senato tra Renzi e la minoranza di Speranza per poi valutare la fattibilità sul territorio di un asse Luongo - Speranza - Pittella con rimpasto di giunta e tutto il resto. Ma viene da chiedersi: si è così certi che il quadro politico tra un mese sarà più delineato? In fondo sei mesi fa la situazione era senz’altro più agevole di oggi e il rischio è che continuando a rinviare ci si troverà con situazioni sempre più complesse da dover sbrogliare. Intanto Luongo sembra perdere sempre più pezzi anche tra i fedelissimi di un tempo mentre Pittella continua ad andare avanti come un tir in piena corsa. Con il Pd che di rinvio in rinvio abdica sempre di più a essere partito laboratorio di idee.

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