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IL COMMENTO
Matera e i figli del gramscismo

Basilicata

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Signori, fermi tutti! Ce lo chiede l’Europa. In attesa del pronunciamento di Papa Francesco sembra che il dado sia ormai stato tratto. Non solo il dossier, neanche la squadra di Matera 2019 può essere cambiata.

Il comunicato stampa diffuso dalla Fondazione è chiaro nell’interpretazione di quello che la Commissione riunita a Bruxelles avrebbe comunicato al sindaco di Matera (democraticamente?) eletto: non bisogna disturbare il conducente né mettere in discussione i controllori del bus che conduce alla Capitale.

Non si può fare meglio di così e Matera è fortunata ad aver trovato tutte queste "eccellenze" disposte a lavorare gratis (o quasi?) al servizio della città. Bisogna rassegnarsi. La Commissione avrebbe, pare, anche confidato a De Ruggieri in separata sede che sarebbe meglio se affidasse la presidenza della Fondazione all’ex sindaco Salvatore Adduce, ché così si lavora meglio. E il sindaco di Matera pare abbia risposto: ne parlerò con Marcello. Così, contenti, sono tornati tutti in città come una “squadra fortissimi”.

In una città impazzita come una maionese, il delirio collettivo sembra davvero essere arrivato all’ultimo stadio. Uno stadio pieno di tifosi che continuano a lanciarsi cori e sfotto’ a partita finita, con un risultato chiaro che legittimerebbe (sulla carta) i vincitori a preparare l’appuntamento con il 2019 nella maniera che ritengono più adeguata. Una rivoluzione annunciata ma mai iniziata. Il nodo vero in tutta questa vicenda è proprio questo.

Il sindaco De Ruggieri in campagna elettorale aveva detto di voler modificare in qualche punto il dossier e aveva messo in discussione apertamente il lavoro dell’equipe che ha redatto il secondo documento, quello presentato alla Commissione di valutazione.

La verità è che non si è ancora capito in cosa di preciso il dossier avrebbe dovuto essere innovato né con quali uomini e con quale filosofia sarebbe stato impostato il lavoro per condurre la città alla meta del 2019. Non sono stati cambiati gli uomini, non è stato cambiata la filosofia e persino per inviare un comunicato stampa ci si è dovuti affidare alla buona volontà dell’ex addetto stampa del Comune di Matera.

Dall’altro lato, si assiste all’ostentazione-esaltazione di una minoranza disperata e senza umiltà che tenta di affermare, a colpi di propaganda, una sorta di superiorità antropologico-culturale sul resto della città. Una cosa insopportabile anche per chi è profondamente aristocratico, nel suo significato più autentico.

Persone che tentano di rendere credibile questa superiorità attraverso una rete di intellettuali che nessuno conosce al di fuori della cerchia e che fa leva sul provincialismo di un territorio che si fa condizionare dal titolo di un giornale a tiratura nazionale, di un pezzo o di un’intervista a uomini o donne che Matera l’hanno vista un paio di volte, in ferie, preferibilmente con il soggiorno pagato.

Sono pochi ma hanno la presunzione di spiegare cosa sia la democrazia. Comprendono a parole quelli che hanno sbagliato a votare non confermando chi “aveva fatto bene”, ma per loro c'è un modo giusto e uno sbagliato di votare. Non ci sono opinioni diverse ma opinioni giuste (le loro) e opinioni sbagliate (quelle dei nemici del popolo).

Sono totalitari nel profondo ma esprimono il loro totalitarismo ammantandolo di concetti democratici, di astruserie ideologiche.

Fanno i giornalisti, gli artisti, gli attori, gli insegnanti, i magistrati, gli intellettuali, i creativi di partito.

Dipendono direttamente o indirettamente da esso e da quella idea malsana che fa loro immaginare di essere unti dal Signore (che non è in questo caso una divinità), di essere figli del gramscismo, l’unica teoria politica che ha superato brillantemente la prova della storia. Vivono nel loro mondo fatto di convinzioni e di saperi virtuali, si sentono superiori, di un'altra razza. In altre parole sono tutto quello che dicono di odiare: elitari, razzisti, totalitari, antidemocratici.

Odiano la libertà perché li costringerebbe a vivere senza certezze. Perché i compagni si danno sempre una mano e non perdono mai. Al massimo pareggiano.

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