Salta al contenuto principale

Ecco come ha fatto l’Emilia
«Il petrolio non deve far paura»

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 48 secondi

LE Regioni si preparano a dare battaglia al Governo sullo Sblocca Italia, e, tra queste, non ci sarà l’Emilia Romagna, nonostante l’importante polo estrattivo - gas soprattutto - che ospita.

Non che il territorio abbia sempre convissuto in maniera pacifica con le attività del settore. Anzi. Ad aprile del 2014 la Giunta regionale deliberava la sospensione di tutte le nuove concessioni. Era necessario prima un approfondimento: capire se in quale modo ci fosse una connessione con il sisma di due anni prima.

C’è voluto circa un anno prima che la speciale commissione tecnica Ichese escludesse qualsiasi connessione tra il fenomeno e l’industria estrattiva. Da lì in poi l’Emila è tornata a spalancare le porte alle compagnie del petrolio. Hanno fatto “rumore” le parole del consigliere Pd, Gianni Bessi, che, dopo l’ipotesi di referendum licenziata dalla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, ha voluto scrivere una lettera al presidente Lacorazza che in pratica biasima i “No Tav” del petrolio.

Bessi non è solo, Giunta del presidente renziano Bocaccini, è quasi tutta schierata a favore delle estrazioni. E non si tratta solo di fedeltà senza macchie al presidente del Consiglio. Il referendum contro lo Sblocca Italia non fa gola semplicemente perché la Regione ha già chiuso un’intesa con Roma che in qualche modo la tutela dallo strapotere delle compagnie e dalla nuova spinta centralistica del Governo.

Un accordo siglato a luglio scorso, dopo l’approvazione del risoprannominato “Sblocca trivelle”, che in qualche modo ne limita gli effetti.

In Basilicata, è il deputato Folino - che ieri, dalle colonne del Quotidiano, ha ribadito la necessità di una nuova intesta istituzionale Stato-Regione, in materia estrattiva - a citare come modello il caso emiliano. In che modo chi accordi emiliani limitano gli effetti negativi della legge di cui ora si vogliono modificare alcune parti?

Innanzitutto, l’intesa, la prima del suo genere in Italia, prevede nuove linee guida obbligatorie e che verranno sperimentate per due anni, che implementano la tutela dell’ambiente e la sicurezza del territorio.

Tra i requisiti, chi vuole cercare gas o petrolio in Emilia, dovrà dotarsi di nuovi strumenti di monitoraggio ad alta tecnologia, in grado di misurare sismicità e subsidenza, e l’adozione di un sistema a semaforo, che consente di definire le soglie di rischio e di far scattare, se necessario, la limitazione, la sospensione o l’interruzione delle attività. Soprattutto si dice no al fracking, la tecnica di rottura idraulica ad lata pressione, considerata molto pericolosa.

Non è consentito, inoltre, utilizzare le acque profonde dell’invaso Rivara, il corrispondente del nostro Pertusillo, per qualsiasi altra finalità di stoccaggio. Ma, soprattutto, per superare l’espropio del Governo a danno dei territori in fatto di competenze a decidere, l’intesa prevede le autorizzazioni siano rilasciate da un gruppo di lavoro composto da sei unità, 3 tecnici dell’Emilia Romagna e 3 del ministero, i quali potranno decidere se concedere il via libera alle istanze.

E così oggi l’Emilia può permettersi di stare a guardare le altre Regioni che fanno baccano, essendosi già assicurata, senza entrare in conflitto con il Governo, molti dei risultati che oggi si rivendicano.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?