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Radiogiornale in Regione
Un “buco” da 800mila euro

Basilicata

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POTENZA - Avrebbero aggirato la legge che impone alle pubbliche amministrazioni di inserire in pianta organica «il personale da adibire alle attività di informazione di comunicazione». Quindi pagato a un soggetto privato la produzione di un notiziario radiofonico, con dei giornalisti «distaccati» in Regione, piuttosto che avvalersi delle risorse interne esistenti.

E’ quello che contesta la procura regionale della Corte dei conti ai due ultimi direttori dell’ufficio stampa di via Anzio: Donato Pace e Giovanni Rivelli.

Nei giorni scorsi gli inquirenti della magistratura contabile hanno inviato a entrambi un «invito a dedurre» rispetto a un’ipotesi di danno erariale da 837mila euro. Denaro che si assume “sperperato”, e dovrebbero risarcire per un importo pari a 148mila euro, Pace, e 688mila euro, Rivelli.

A dare il “la” agli accertamenti condotti dal nucleo di polizia tributaria di Potenza è stato un esposto di novembre del 2013 in cui si denunciava «l’assunzione fittizia per via indiretta di personale altrimenti non inquadrabile in seno all’ufficio stampa medesimo». Un andazzo risalente a una delibera di giunta del 2004, che indiceva una gara «per l’affidamento di servizi finalizzati alla produzione di un notiziario radiofonico sull’attività della Regione Basilicata sull’asserito presupposto della mancanza di adeguate professionalità interne all’amministrazione».

Ad aggiudicarsi la gara è stato il Consorzio radiofonico editori lucani, con sede a Sant’Arcangelo. «Poiché unico partecipante - spiega il procuratore Michele Oricchio - alle gare che di anno in anno e per oltre un decennio definivano tale fornitura sempre sul ripetuto presupposto - poi ritenuto insussistente - della mancanza di professionalità interne».

Considerati i tempi ristretti della prescrizione per le ipotesi di danno erariale, che è di 5 anni, la contestazione considera soltanto il periodo che va dal 2010 al 2014. All’epoca la giunta aveva già delegato al capo dell’ufficio stampa «tutti gli adempimenti necessari» per il rinnovo della gara e la gestione del rapporti col Crel. Di qui gli inviti indirizzati a Pace, in carica fino ai primi del 2010, e Rivelli, che gli è subentrato da “dirigente esterno” fino a gennaio del 2014, per poi cedergli di nuovo il posto.
A dare notizia dell’«invito» ricevuto è stato lo stesso Rivelli, che oggi è tornato come redattore alla Gazzetta del Mezzogiorno. «Non sarebbe stato giusto che io, parte in causa, ne scrivessi, nè, per chiarezza e lealtà tra colleghi, che passassi le carte ricevute solamente al mio giornale». Spiega in una nota pubblicata sul suo profilo facebook.

«La cosa che mi conforta - prosegue - è che non si ipotizza malafede, dolo o reati. In sincerità sono convinto, come lo ero quando ho compiuto gli atti in questione, che non ci sia nemmeno errore e proverò a dimostrarlo. Ma se dovesse emergere che ho sbagliato (mio malgrado e per quanto nelle mie possibilità pagherò).

Più duro Pace che parla di «una storia incredibile» e sostiene che «non è possibile rispondere a un magistrato contabile di un atto legittimo in tutti i suoi aspetti, che socialmente è stato utile perché si è dato lavoro a delle persone, a dei giornalisti, ed e’ stato reso un servizio ampliamente vantaggioso per la Regione».

«Ciò che più meraviglia - aggiunge - è che vi si afferma che c’erano 10 giornalisti in servizio nell’Ufficio stampa della giunta regionale, più dieci contrattualizzati, il che non è mai stato vero, perché c’è una carenza cronica di personale. I giornalisti in organico sono 6 di cui 3 da sempre in aspettativa (incluso l’ex presidente e oggi sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, ndr)».
«Con una contestazione simile si pregiudicano le prerogative di un direttore di giornale che organizza la redazione e i servizi come meglio crede dando conto soltanto ed esclusivamente al suo editore». Insiste. «Incursioni di finanzieri o di magistrati contabili nell’applicazione di un Contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico sono semplicemente assurde».

Dopo l’«invito» ai due è concesso di depositare memorie entro 30 giorni, poi la decisione se portare o meno la questione di fronte alla Corte dei conti, spetterà ancora al procuratore regionale. 

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