Salta al contenuto principale

Galella replica a Ginefra
«Ma che città racconta?»

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 50 secondi

NON NEGO di aver letto con morbosa curiosità e deferente ammirazione l’intervista rilasciata dall’ex assessore Giuseppe Ginefra a un quotidiano locale. Curioso perché non capivo cosa potesse regalare ai lettori, ammirato per il coraggio che dimostrava nell’accettare quella che poteva essere una gogna pubblica.

Alla fine mi sono trovato incredulo, esterrefatto, strabiliato.

Già nei giorni scorsi l’ex sindaco Santarsiero aveva avuto modo di esternare a più riprese che mentre la precedente amministrazione aveva un programma e che la città aveva trovato un suo equilibrio, guardando con speranza al futuro, l’attuale governo De Luca brancolava nel buio augurandosi che gli aiuti che giungeranno dall’esterno, magari proprio dall’ex assessore, che i cittadini hanno bocciato alle urne, ma che i nuovi accordi politici potrebbero promuovere tra gli scranni del Consiglio, possano consentire un cambio di passo, in questo, all’ottimo ex assessore, vanno riconosciute anche doti di veggenza paranormale.
Oggi quelle parole trovano conferma in un’intervista che sminuirei definendola sorprendente.

Cominciamo dal primo punto: i potentini non hanno capito nulla e hanno votato contro la migliore Amministrazione che abbia mai governato nella nostra galassia dal “big bang” in poi. Questa città chiamata al voto nel 2014 era straordinariamente bella, aveva tutte le campagne servite e fiorenti, senza spazzatura e con strade, segnaletica, fognature e infrastrutture di prim’ordine. Era pulita, con la raccolta differenziata a pieno regime, autobus sempre affollati, scale mobili stracolme sia di passeggeri sia di dipendenti delle ditte affidatarie del servizio di trasporto perché, come spiega Ginefra “abbiamo creato posti di lavoro”.
Ginefra, sempre troppo modesto, fa solo un breve cenno allo sport, del quale è stato assessore, perché, come ricorda giustamente, ha rivestito ruoli nell’amministrazione dal 1995.

Ma perché non attribuirsi i meriti di un capoluogo di Regione che poteva vantare, a conclusione della precedente legislatura, impianti sportivi dei quali andare fieri, palestre accoglienti e strutture all’avanguardia, tra le altre per esempio il bellissimo bocciodromo, comodo anche per il tressette, una sorta di “capanna dello zio Tom” se preferite una ciliegina sulla torta, torta intesa come parco di Montereale adeguatamente curato, come le altre meraviglie verdi regalateci dalla precedente amministrazione.
Ottimo anche il contributo che Potenza ha avuto in tema di sosta a pagamento, con parcheggiatori sempre efficienti, controlli puntuali e un servizio che incontrava il favore di noi tutti cittadini.

Sempre umile Ginefra tace sul gioiello di centro storico consegnato dalla vecchia alla nuova amministrazione, su comitati di quartiere realmente vissuti come strumenti di partecipazione democratica, su un sistema di welfare che ha fatto dell’economicità e dell’efficacia due motivi di vanto.

Che dire delle scuole a norma, di marciapiedi e strade tirate a lucido, sia con l’asfalto che con lo spazzamento, di rioni serviti e pieni di ogni comfort, di vandalismo e microcriminalità praticamente assenti, un personale comunale adeguatamente formato e gratificato, anche grazie a qualche lampeggiante in giro per la capitale.

Che dire ancora dei tanti progetti e utilizzo di finanziamenti programmati dalla precedente amministrazione e della quale l’attuale sta godendo. Il tutto tagliando spese superflue e razionalizzando i fondi a disposizione.

Qui si apre il capitolo responsabilità: Fierro che ha lasciato a detta di Ginefra «fatture in essere non pagate», Monti che «vietava alle amministrazioni proprio di fare gare sul Trasporto pubblico locale», chi, non meglio specificato, ha «tolto l’ospedale» dal sistema dei parcheggi, De Filippo che riguardo al pagamento dei parcheggi vicino alla Regione, riferisce Ginefra, «mi scrisse e mi chiese di non muoverci per questioni sindacali», De Luca che deve smetterla «di andare in giro con il cappello in mano».

All’inizio mi dicevo esterrefatto, forse però è meglio definirsi grato a chi come Ginefra e Santarsiero ci hanno regalato una città da loro trasformata in un diamante da 26 milioni di euro, quelli che spendevamo in più di quello che incassavamo.

Mi corre l’obbligo di scusarmi come componente dell’attuale amministrazione per non aver saputo raccogliere questa preziosa eredità. Esprimo l’auspicio che i potentini alla prossima consultazione elettorale si ravvedano e scelgano nuovamente chi come Ginefra e Santarsiero ha fatto la nostra fortuna di cittadini di Potenza, sacrificandosi secondo la loro cultura, anzi lottando per Potenza Città Cultura, in ricordo della mitica stagione delle mostre.

*Capogruppo di Fratelli d’Italia
in Consiglio comunale

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?