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Obiettivo referendum 5 Regioni dicono “sì”
Il consiglio sardo approva i quesiti, bocciati in Sicilia

Basilicata

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E REFERENDUM sia. Con il voto del Consiglio regionale sardo che, al pari di quanto hanno già fatto le assemblee di Basilicata, Puglia, Molise e Marche, ha approvato i questi referendari “antitrivelle”, il primo obiettivo è raggiunto: la proposta referendaria - così come prevede l’articolo 75 della Costituzione - ha raggiunto i requisiti minimi per essere depositata, entro il 30 settembre, alla Corte di Cassazione. Se la Corte Costituzionale ne riconoscerà la legittimità, nella prossima primavera i cittadini italiani saranno chiamati a votare per abrogare parti dell’articolo 38 dello Sblocca Italia e dell’articolo 35 del decreto Sviluppo.

Ma al di là dell’iter che si apre da qui all’eventuale data della consultazione popolare, il “sì” di cinque regioni all’iniziativa per contrastare le nuove norme sulle estrazioni è sicuramente un segnale importante. Anche perché - come ha ricordato ieri il presidente Lacorazza - nei prossimi giorni dovrebbero aggiungersi anche altre Regioni (Abruzzo, Veneto, Campania, Calabria, Liguria ed Umbria), chiamate ad approvare nei rispettivi Consigli gli stessi quesiti. «Il che carica ancor più di significato la scelta del referendum, che al di là dei tecnicismi - ha commentato Lacorazza - serve a riaffermare con chiarezza che la leale collaborazione fra lo Stato e le Regioni, gli enti locali e i territori, si alimenta se questi ultimi non vengono esclusi dalle decisioni che li riguardano».

Secondo il presidente, «l'iniziativa istituzionale assunta dalle Regioni, oltre alla naturale funzione di rappresentanza dei territori, serve anche oggettivamente a riaprire il dibattito sul futuro di questi enti, chiamati ad aggiornare il proprio ruolo di presidio democratico e di governo del territorio».

Nel frattempo, però, a bocciare l’ipotesi referendaria è stata l’Assemblea siciliana: solo 38 i voti favorevoli, contro i 46 necessari. Mentre cresce a Roma il fronte dei parlamentari contrari alle trivelle in mare.

E ieri, un nuovo appello al Governo - dopo quello del presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, che chiesto una moratoria per le estrazioni in mare - è stato lanciato dal presidente della corrente EcoDem, Alessandro Bratti. «Fermare le trivellazioni, il Governo assuma la decisione e apra il confronto. Avvii una seria riflessione sulla strategia energetica del nostro Paese».

«Se il presente e il futuro è legato alle rinnovabili e all’efficienza energetica, come spesso è stato sottolineato dal Governo anche attraverso l’approvazione di atti conseguenti - continua il presidente degli Ecodem - vale ancora la pena trivellare mari e suolo per estrarre idrocarburi?».

«Risulterebbe più significativo ed utile rivedere una strategia energetica nazionale di fatto non discussa in Parlamento, anche alla luce delle condizioni che oggi investono il mercato degli idrocarburi».

«Anche perché - conclude Bratti - gli esperti, da più fronti, sottolineano la poca rilevanza strategica delle risorse nazionali di gas e petrolio. Sarebbe davvero un bel segnale se il Governo con coraggio assumesse la decisione di fermare le trivellazioni e avviasse una riflessione larga coinvolgendo le Regioni e tutti gli attori economici ed istituzionali per definire un percorso per arrivare ad una reale e efficace revisione della Strategia energetica nazionale». Appello condiviso anche dai senatori Massimo Caleo e Laura Puppato, rispettivamente capigruppo del Pd nelle Commissioni Ambiente ed Ecomafie e Stefano Vaccari, segretario della Commissione Ambiente.

«Tutelare le nostre coste e i nostri mari è più conveniente, il prezzo del petrolio è in caduta libera, i nuovi impegni contro i cambiamenti climatici ci spingeranno sempre più verso le energie alternative, 5 consigli regionali si sono espressi contro. Crediamo che i tempi siano maturi perché il governo scelga lo stop».

Di segno completamente, opposto, invece l’appello di Giovanardi al Governo: «Non ceda alle pressioni - ha detto l’ex ministro - di quei senatori del Pd che vogliono bloccare le ricerche di petrolio e di gas naturale in Italia, con una visione miope che condanna il nostro paese, che ha già purtroppo rinunciato al nucleare, ad essere dipendente dall’importazione da Paesi che sono fra i più a rischio dal punto di vista geopolitico».

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