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Referendum: Puglia, Marche e Molise approvano i quesiti
Tocca alla Sardegna e Lacorazza conia #battiquorum

Basilicata

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POTENZA - La campagna anti petrolio ormai contagia proprio tutti. Anche il leader della minoranza Pd, Roberto Speranza, che fino a ora, sulla questione non si era ancora fatto sentire. Non si esprime ufficialmente, ma lo fa con un retweet a una presa di posizione del presidente della Commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci, contro le trivelle in mare che ieri ha fatto il giro anche delle agenzie. L’ex presidente di Legambiente, che fa parte della corrente Dem, Ecologisti democratici, è un ambientalista convinto, ma anche molto vicino al premier e segretario di partito. Sulle trivelle in mare, però, non c’è renzismo che tenga. «Non ha senso oggi cercare petrolio nei nostri mari». Tanto che da twitter chiede al Governo una moratoria. E in un breve post su facebook spiega: «Con il petrolio a meno di 50 dollari al barile e la prospettiva di ulteriori ribassi non ha alcun senso cercarlo nei nostri mari». «Anche con le garanzie ambientali migliori che sono offerte dalla legislazione italiana non è nell’interesse del Paese»: una sorta di risposta al sottosegretario Vicari che nei giorno scorsi aveva parlato di estrazioni offshore più sicure dopo il recepimento di una direttiva europea in materia.
«Forse verrà un futuro in cui sarà necessario porsi il problema - aggiunge Realacci - ma ora la cosa migliore è proporre una moratoria e mi auguro che il governo lo faccia. L’Italia non è un emirato petrolifero di serie B, ma un grande Paese manifatturiero che punta su qualità, innovazione, bellezza, green economy».
Un posizione che l’ex capogruppo alla Camera, Speranza, condivide in rete. E’ vero che il Pd lucano si è schierato, insieme al presidente Pittella, contro alle ricerche in mare. Ma, per quanto un retweet non rappresenti di certo l’enunciazione di una linea, dà comunque indicazione di un orientamento di cui, fino a questo momento, non c’era traccia.
Chi invece non lesina parole sulla questione petrolio è il presidente del Consiglio regionale Piero Lacorazza. Dopo aver incontrato, lunedì mattina, il vescovo Superbo, ieri ha scritto al presidente Anci Basilicata, ai presidenti della due Province di Potenza e Matera e a tutti i sindaci lucani e inviato loro i quesiti referendari per abrogare alcune parti dell’articolo 38 dello Sblocca Italia e dell’articolo 35 del decreto Sviluppo approvati sabato scorso in Consiglio regionale. «La questione non può rimanere confinata nei Consigli regionali», scrive auspicando il coinvolgimento di tutti gli enti locali e dei territori. Nel frattempo il tema del referendum tiene banco in tutti i Consigli regionali. Ieri i quesiti hanno avuto il via libera in altre tre Assemblee, quelle di Puglia, Marche e Molise.
«E' una giornata felice oggi per i pugliesi e per questo Consiglio regionale», ha commentato il governatore Michele Emiliano, al termine del dibattito, sottolineando «come la Puglia non sia conformata ai dettami della politica nazionale al riguardo». I testi sono stati approvati all’unanimità nel Molise e larga maggioranza nelle Marche.
Affinché la proposta di referendum sia valida è necessario che gli stessi testi vengano approvati almeno da un’altra Regione. E la prossima dovrebbe essere la Sardegna, che ne discute questa mattina. Ma ci sono anche Sicilia, Abruzzo, Veneto, Campania, Calabria e Liguria, che hanno già convocato le rispettive Assemblee legislative in questi giorni.
Un risultato che che il presidente Lacorazza - promotore della proposta referendaria nella Conferenza dei presidenti dei Consiglio - vive come successo personale. Tanto da coniare l’hashtag “#battiquorum” che la dice lunga sul coinvolgimento in questa impresa. Se ci fossero ancora dubbi, lo conferma anche a parole: «E’ come se più di 500 mila cittadini avessero sottoscritto la proposta referendaria. E con l’imminente pronunciamento di altre Regioni si rafforza ulteriormente il percorso istituzionale e democratico che abbiamo attivato per riaffermare la necessità che le Regioni e gli enti locali, le istituzioni più vicine ai cittadini, non vengano escluse dalle scelte che riguardano il futuro dei territori da loro amministrati. A partire da questa iniziativa si riapre il dibattito politico – istituzionale in Italia e torna il protagonismo degli enti locali e dei territori».

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