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Bubbico alla Leopolda tutta materana
«Sul petrolio si torni all’accordo del ’98»

Basilicata

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MATERA - Tutto ebbe inizio durante il suo mandato. Il petrolio, le speranze, l’intesa con il Governo e coi petrolieri. Quello che è successo dopo, è stata una declinazione più o meno fedele delle cose scritte e di quelle solo immaginate. Il problema è che le cose immaginate erano di gran lunga più sentite di quelle fissate nei commi di un accordo istituzionale.
Filippo Bubbico, vice ministro agli Interni, torna a parlare di petrolio e lo fa dalla platea, offerta dalla Leopolda del Pd materano di osservanza bersaniana. Un’occasione per fissare alcuni concetti, per ribadire che «la risorsa fondamentale da valorizzare sempre e comunque è quella dell’amore per i propri luoghi». Nessuna ingerenza sui temi dell’attualità, legata alle estrazioni di idrocarburi in Basilicata: «Non ho ricette da proporre -ha sottolineato Bubbico- al Governo regionale; credo, però, che in Basilicata abbiamo la grande opportunità di riprendere il filo del discorso». Un filo interrotto, o forse non srotolato fino in fondo a parere del vice ministro, è quello del primo Accordo sul petrolio siglato il 7 ottobre del 1998.
«Sui temi energetici -ha evidenziato Bubbico- si gioca il futuro delle comunità e le diverse opzioni legate alla produzione di energia, comportano scelte di politica industriale e sociale. Per questo noi abbiamo il compito di sconfiggere i luoghi comuni e vincere sindromi provincialistiche, che potrebbero destinarci all’insuccesso, proprio nel momento in cui abbiamo dimostrato come comunità regionale, con Matera 2019, di saper raggiungere successi grandiosi e insperati.
Matera è bellissima, ma ha conseguito quell’obiettivo per la sua capacita di proporsi in un un modo che ha alimentato una visione strategica del futuro. Sulla vicenda energetica rischiamo, invece, di mostrare un volto provincialistico».
Bubbico non spiega esplicitamente in cosa consista il provincialismo di cui parla ma lascia intuire il concetto: «Abbiamo bisogno di sconfiggere dei luoghi comuni, e per farlo dobbiamo riconoscere gli errori che abbiamo compiuto nell’incentivare fonti rinnovabili solo perché era di moda. Incentivando il fotovoltaico, ad esempio, abbiamo sottratto suolo fertile per le attività agricole e garantito ad alcuni investitori finanziari di lucrare su una rendita, che nessun altro investimento può offrire; per di più senza generare alcun impatto positivo su occupazione e lavoro. Abbiamo ripetuto lo stesso errore con l’energia eolica e anche con le bioenergie, quando abbiamo deciso di sovraincentivare le trasformazioni energetiche delle biomasse senza misurare i costi e i benefici di quella operazione attraverso la costruzione di un bilancio di materia, dei flussi energetici. Oggi -ha aggiunto Bubbico- scopriamo che le biomasse comportano un costo maggiore di quanto se ne ricava in termini energetici.
Queste sciocchezze vanno evitate, e tutti dobbiamo sentirci responsabili perché tutti noi le abbiamo sostenute». Una sconfessione delle politiche energetiche regionali degli ultimi quindici anni. Poco distante, ad ascoltare l’intervento di Bubbico, c’è Vito De Filippo, suo successore alla guida della Regione, ma il vice ministro rincara la dose: «Se avessimo deciso di partire dalla efficienza energetica degli edifici, più che dai campi fotovoltaici utilizzando la domotica, la possibilità per le famiglie di diventare produttori di energia, avremmo recuperato quei benefici energetici che oggi inseguiamo senza poterli conseguire». Quanto al petrolio, Bubbico rimarca un concetto: «Non ci può essere e non deve esserci scambio tra risorse energetiche e finanziamenti ma lo scambio deve avvenire con beni rappresentativi di riconoscersi in un progetto di crescita economica e di superamento dei ritardi in cui ci ritroviamo. Il punto e mantenere viva la sfida di come possa essere possibile coniugare la continuità estrattiva e la valorizzazione delle risorse naturali. Per far questo intervengono la ricerca, la tecnologia, cose che erano previste negli accordi siglati tra la Basilicata e lo Stato. Basta riprendere quegli accordi quando si segnalava l’obbligo per le Compagnie petrolifere non solo di rispettare i vincoli ambientali, ma anche di utilizzare le migliori tecnologie disponibili per il raggiungimento degli obiettivi fondamentali di compatibilità ambientale. Se avessimo dato seguito a quegli accordi -sottolinea Bubbico- avremmo evitato impatti negativi, che in qualche caso ci sono stati, per la qualità delle acque sotterranee». Per il futuro le idee sono abbastanza chiare: «Oggi noi dovremmo rivalorizzare quell’approccio, per sottrarre la discussione sul petrolio dall’elemento parossistico che ci impone di essere originali per motivi politici. Occorre un aggiornamento delle visioni strategiche. La Basilicata può proporsi come cluster per le tecnologie energetiche. Se provassimo a dire che l'equivalente degli idrocarburi estratti deve essere compensato in termini di efficienza energetica degli edifici, in altre parole misuro i benefici degli idrocarburi che estraggo e i benefici in termini di efficientamento energetico degli edifici si inaugurerebbe un circolo virtuoso che in questo momento non riusciamo a innescare. Dipendiamo, invece, dalle estrazioni, con il rischio reale che si crei desertificazione delle capacita imprenditoriali in un quadro delle economia della dipendenza. Su questi temi -ha concluso Bubbico- bisognerebbe avere la forza di guardare oltre i cicli elettorali le funzioni e i destini individuali di ciascuno di noi».

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